Mio Post – Non vado a votare:
altri 5 euro ai partiti non li do

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di Pino de Rosa – Partita la campagna pubblicitaria per piazzare il “prodotto” lista elettorale c’è il serio rischio che le reclame riescano a smerciare la solita mercanzia anche a quelle sagge persone che in maniera categorica, sperimentate buona parte delle patacche in circolazione per il passato, erano orientate a non andare a votare.
In effetti, non c’è alcunché di nuovo rispetto a qualche mese fa sebbene la mercanzia appaia più varia per i soliti rifacimenti d’immagine e qualche nuovo personaggio che tenta con la ribalta, di piazzarsi bene per il futuro.
La classe politica che chiede la conferma è la stessa che ha abdicato al suo ruolo in favore degli interessi mondialisti quando, indistintamente, ha ceduto la sovranità a questi ultimi sostenendo per oltre un anno l’uomo del Bildelberg che ha salvato i conti dell’Italia al solo fine di garantire il pagamento degli interessi agli strozzini. Il debito è inestinguibile. Difatti è pure aumentato.
La nuova classe politica “del ricambio” ondeggia tra quella che potremmo definire “di scorta” o semplicemente figlia del turnover e quella “d’occasione”, nel senso che cerca di cogliere l’opportunità per piazzarsi al posto di quelli di prima (la vecchia logica dell’alternanza) per godere un po’ a sua volta delle prelibatezze della rappresentanza democratica di una nazione ormai in stato di soggezione ma ben pasciuta nei suoi vertici come è tipico dei governi fantocci che usano impiantare i mondialisti.
Proprio a proposito dei vantaggi che si apprestano a conseguire i “compilatori di liste elettorali”, perché parlare di partiti è ormai obsoleto trattandosi spesso di accozzaglie indifferenziate e improvvisate o apparati tenuti insieme esclusivamente da interessi di bottega, sarà il caso di cominciare a rendere noto alla più parte della popolazione la faccenda dei rimborsi elettorali.
In effetti, di fronte al dilemma se andare a votare o no, nella ricerca dei motivi, bisognerebbe orientarsi a trovarne per andarci. Come la logica suggerisce, di fronte all’eventualità di un’azione è necessario avere un motivo per farla, non viceversa, per non farla.
In ogni caso tra i motivi validi per non andare a votare c’è anche quello di astenersi dal meccanismo di rimborso elettorale che ci vedrebbe direttamente complici.
Dal 2002, con la legge 156, succede, infatti, che una lista elettorale che arriva all’1% (non al 4 che è la soglia di sbarramento e nemmeno al 2 che è lo sbarramento per le liste in coalizione se la coalizione supera il 10…………. che astrusità!!!) si becca il suo finanziamento per il solo fatto di aver partecipato alle elezioni e preso l’1%.
Cioè anche le liste che non eleggono nessuno, che magari scompaiono dopo 15 giorni dalla fine della campagna elettorale, o cambiano nome, o si aggregano, o si scindono, o si dividono in 4/5 pezzi, lasceranno senza dubbio in carica un “tesoriere” per regolare l’incasso.
Ebbene l’incasso è di 5 euro per ogni voto raccolto.
Questo significa che tu, cara Gina, nel momento in cui vai a votare controfirmi un piccolo assegno di 5 euro a beneficio della lista che hai segnato sulla scheda.
Dopo tutti i danni che questi signori hanno fatto, e le ruberie e gli scandali sono tra i mali minori di cui dovrebbero rispondere, Gina, vuoi dargli anche 5 euro?
Io altri 5 euro non glieli do.
Anche per questo non vado a votare.

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