La sua Vespa, una 300 Touring, color rosso fiammante, si chiama “Endurance”, come la nave di un altro viaggiatore, il famoso esploratore Sir Ernest Shackleton. La sua passione per la due ruote più famosa al mondo è nata da un libro: “Rhapsody in black. In Vespa dall’Angola allo Yemen”, uno dei racconti di viaggio dello scrittore e giornalista Giorgio Bettinelli. E il suo sogno (cui sta lavorando per realizzarlo) è quello di attraversare in vespa il continente americano, dall’Alaska all’Argentina, partendo da New York. Visitando così le “tre Americhe”, scoprendone dettagli e tradizioni, assaporandone odori e profumi, catturandone paesaggi e scorci, per poi racchiuderle in racconti.
Il ventottenne fiorenzuolano Nicolò Tosi è un “viaggiatore sui generis”, come si definisce. Un viaggiatore che ormai non può più fare a meno della sua vespa; la usa non solo per compiere lunghi percorsi, come ha fatto quest’estate per muoversi dal capoluogo valdardese (da piazza Molinari, per la precisione) alla Norvegia (dove vivono e lavorano i suoi genitori), ma anche per spostamenti più brevi in una grande città come Milano, dove oggi risiede e lavora.
È un consulente manageriale, che ha alle spalle un curriculum ‘internazionale’: formazione universitaria (in economia aziendale) a Boston, studi specialistici in Italia con intervalli al Cairo per raggiungere i suoi genitori, uno stage a New York, nel distretto finanziario di Wall Street. Esperienze di studio e lavoro, cui si è aggiunta, dall’anno scorso, una nuova ‘prova’: girare il mondo a bordo della su “Endurance”. “Sono ritornato bambino. È un modo di viaggiare completamente diverso, hai un rapporto diretto con quello che ti circonda, senti i profumi. Muovendosi ad una velocità media di 50-60 chilometri all’ora, si ha il tempo di guardarsi intorno”, ci spiega Nicolò, raccontandoci la sua passione e anticipandoci i suoi progetti futuri.
È partito tutto da un libro, quello di Bettinelli, comprato quasi per caso, a dicembre dell’anno scorso, in una libreria alla stazione di Napoli. Sono stati i racconti dello scrittore ad imprimergli la spinta, e forse il coraggio decisivo per vendere la sua auto, comprare la vespa, conseguire il patentino, e progettare poi, dopo le passeggiate tra i colli piacentini, il primo grande viaggio. Ovvero, quello che l’ha condotto dal suo paese, Fiorenzuola, da dove Nicolò è voluto partire (“perché anche se risiedo in Lombardia, mi sento emiliano”; d’altronde a seguire il suo viaggio via internet è stato il portale turismo della Regione Emilia Romagna) alla città di Stavanger (è qui che ora risiede la sua famiglia) per un totale di 4.604 chilometri, tra andata e ritorno. Il viaggio non è iniziato nel migliore dei modi: “A Trento sono volato per terra, ma non mi sono fatto nulla di grave. Ho solo rotto uno specchietto, che poi è stato prontamente sostituito dalla Piaggio nella loro filiale di Trento”, ha raccontato Nicolò, ricordando con piacere, e anche con un po’ di nostalgia, la sua settimana di viaggio. Un tragitto che, a parte la pioggia battente in Germania e il vento forte in Danimarca, gli ha regalato bei paesaggi, anche inattesi, come quelli della campagna tedesca (le tappe del percorso d’andata sono state: Innsbruck in Austria, Monaco, Alle e Amburgo in Germania, Aalborg in Danimarca) e nuove conoscenze, tramite il network di CouchSurfing, che mette in comunicazione viaggiatori di tutto il mondo disponibili a scambiarsi ospitalità. Una rete di cui Nicolò si è avvalso non solo per risparmiare su vitto e alloggio, ma anche “per conoscere nuovi amici ed entrare in rapporto diretto con il tessuto locale”.
E continuerà ad usare il CouchSurfing anche per il suo viaggio in America, “un viaggio che non è semplice, bisogna passare 20 dogane, sono 50.000 i chilometri da percorrere”, spiega l’avventuriero fiorenzuolano, che si sta già attivando, visto che il suo auspicio sarebbe quello di partire il prossimo anno. “Il mio sogno sarebbe spedire la Vespa a New York e dalla Grande Mela raggiungere la punta nord dell’Alaska, è un posto estremo che ho sempre sognato. È la meta di tanti viaggiatori, un posto dove vai a scoprire te stesso – osserva – E da lì, orsi e guasti alla vespa ammessi, mi sposterò attraversando gli Stati Uniti per raggiungere l’Argentina”. Una terra che ha conquistato Nicolò grazie ad un altro libro di viaggio, “I diari della motocicletta” di Ernesto Che Guevara, letto in gioventù.
La durata ipotizzata per la sua ‘impresa’, perché tale si può definire, va dai 6 ai 12 mesi; mentre il budget necessario per partire, stimato da Nicolò, si aggira intorno ai 10mila euro. Ora è alla ricerca di sponsor, perché “penso che per le aziende possa essere una buona vetrina, una buona pubblicità”, spiega, e sicuramente a pubblicizzare, a sua volta, il suo viaggio sarà il portale turismo della Regione che ha già dato disponibilità a pubblicare foto e notizie dal continente americano. Inoltre, Nicolò ha anche aperto “Vespbook”, una pagina su Facebook che oggi conta più di 1.100 fan, da oltre quaranta Paesi del mondo, e si è anche trasformata in un blog (www.vespbook.com) con l’intento di allargare sempre più tale piattaforma (in lingua inglese) di vespisti-viaggiatori in cui scambiarsi informazioni, suggerimenti e condividere esperienze.
C’è “l’esigenza di vedere altri posti, di conoscere persone” alla base della passione di Nicolò per l’arte del girovagare in vespa. Una necessità di “ricercare qualcos’altro che vada al di là delle soddisfazioni economiche e lavorative”. “Il lavoro che faccio mi piace – puntualizza – ma c’è un bisogno, ad un certo punto della vita, di emozionarsi con altro, e preferisco che tale emozione sia l’incontro con altre persone”. Anche perché, osserva Nicolò citando un proverbio indiano, “la vita è un ponte: attraversalo, ma non costruirvi alcuna casa”.




