Natale si avvicina, l’incubo dei regali last minute

0

di Giovanna Zurla – Un padre distratto, oberato dal lavoro e con molte assenze da farsi perdonare, si ritrova coinvolto alla vigilia di Natale in una lotta per accaparrarsi l’ultimo pezzo rimasto di un costoso modellino super accessoriato, sogno di ogni bambino (e incubo di ogni genitore!). Il più richiesto del momento, il più venduto della storia. Così di moda tra i ragazzini che si picchiano, pur di interpretarlo nei giochi di ruolo. Chi non lo riceverà, gli spiega impaziente il figlioletto, sarà un “solo per sempre”, un perdente nella vita. Gli snocciola addirittura tutta la pubblicità a memoria, come se fosse stato programmato. Il padre, punto dal rimorso per aver sempre messo la sua creatura dopo gli impegni di lavoro, si ripromette allora di accontentarlo ad ogni costo. “Ce la farò”, si ripete il poveretto, ansimando. Non si sofferma neppure a pensare quanto sia assurdo che un regalo sotto l’albero possa condizionare così il futuro di un fanciullo. Si precipita di buonora in un gigantesco centro commerciale, ma fuori si è già radunata una folla, in trepida attesa. Il commesso che spalanca le porte viene travolto da una mandria di bufali impazziti, che si riversano all’interno, mentre risuona alto l’urlo di guerra. In un clima concitato, c’è chi sgomita e chi si arrampica sugli scaffali, provocando cadute rovinose di pile di giocattoli. Con uno scatto degno di un velocista, il protagonista arriva finalmente all’angolo consacrato all’ambito giocattolo, ma…È esaurito, avvisano tutti i cartelli.
Il rischio di ridursi a fare i regali last minute è proprio di trovarsi a dover gestire una situazione stressante, come nella commedia natalizia Una promessa è una promessa (con un insolito Schwarzenegger). Una lotta disperata tra i ritardatari per assicurarsi gli ultimi pezzi rimasti. La concorrenza, specie negli ultimi giorni, sarà spietata. C’è il pericolo di rimanere a mani vuote. Una spada di Damocle pende sul capo, sostenuta solo da un crine di cavallo: è la disfatta incombente! Sul volto dei propri cari pare materializzarsi un’espressione delusa, con gli occhi lucidi e il labbro inferiore tremolante. Di conseguenza, si riversa lungo la spina dorsale una scarica adrenalinica di rabbia pura. Si diventa risoluti, astuti, cacciatori disposti a tutto. Centinaia di genitori, tutti con la stessa espressione ansiosa dipinta sul volto, ascoltano impotenti la notizia che l’oggetto bramato dal loro pargolo non è più reperibile. Una fiumana umana, formata da perfetti sconosciuti, uniti dallo stesso dramma e controllata dall’emotività, si affligge e subito si risolleva, all’improvviso balenare della più tenue fiammella di speranza. Nessuno vuole deludere il figlio, ed è per questo agguerritissimo verso gli altri. La competizione per un banale prodotto commerciale assume allora aspetti esagerati, esasperati e paradossali, nutrita dai comuni sensi di colpa per le mancanze, dalla competitività di solito relegata all’ambito lavorativo, dalla convinzione che il proprio figlio sia il più importante del mondo unita al terrore di deluderlo. In questo periodo dell’anno c’è in effetti un’alta percentuale di esaurimenti nervosi dovuti allo stress. Ci si augura che l’infausto momento trascorra più in fretta possibile, ben sapendo che un dono sbagliato provocherà pianti interminabili. Al contrario, è bellissimo vedere chi amiamo scartare un regalo, mostrando poi una sazia felicità. Il Natale dei bambini dovrebbe essere sempre indimenticabile. Essi però sono anche le vittime designate della pubblicità, che li bombarda tutto l’anno e specialmente in prossimità del Natale, sfruttando la loro ridotta capacità critica. Vengono così irretiti dalla magica giostra di colori accesi e irresistibili, di slogan e canzoncine accattivanti. Gli spot, ripetuti nel corso della giornata, sono perfettamente calibrati sulla mente infantile, che assorbirà tutto, fin nei dettagli. Il messaggio è tanto mirato quanto pervasivo. La sua brevità ne accresce l’efficacia, senza lasciar spazio alla riflessione. Si tratta in genere di poche parole ripetute, associate ad immagini gioiose, con avventure divertenti e personaggi da imitare. I piccoli si convincono che possedere quell’oggetto sia un loro preciso diritto, poiché averlo o meno segna la differenza tra essere amato o inviso. Puntando alla fidelizzazione verso una marca e guidandone comportamenti e bisogni attraverso stimoli emotivi condizionanti, la pubblicità martellante li rende capricciosi e insistenti, in modo da influenzare anche le scelte economiche dei familiari. Questi cedono per stanchezza, paura del giudizio altrui, timore che il proprio sangue venga emarginato dai pari. Persino i cartoni animati, associando i vari personaggi a prodotti commerciali, rientrano in un’ottica di marketing. Un sovradosaggio di TV può addirittura mettere in crisi il lavoro di genitore, con ingerenze sia nel rapporto educativo che nelle dinamiche familiari.
Ma quando il Natale è alle porte, tutte queste considerazioni razionali in genere si ammutoliscono, sovrastate dall’ansia degli acquisti frenetici dell’ultimo minuto che, sommata alla paura dell’insuccesso, spinge ad acconsentire senza discutere ad ogni desiderio delle persone amate. E ci si sforza di essere come il Genio della Lampada. Beh, più magri e con meno muscoli magari!

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.