
“Il nuovo ospedale è assolutamente necessario, altrimenti Piacenza rischia di restare indietro e di essere sorpassata nell’offerta sanitaria dalle vicine città”. Alla domanda “Piacenza ha davvero bisogno di un nuovo ospedale?” di Giangiacomo Schiavi nell’intervista pubblicata su Libertà, Luca Baldino, risponde: “Assolutamente sì. Direi proprio che Piacenza ha un disperato bisogno di un nuovo ospedale. Primo: per sfruttare le chances di mantenere e consolidare il proprio ruolo nella rete sanitaria regionale. Secondo: per la drammatica carenza di spazi dell’attuale ospedale. Terzo: parché un ospedale a padiglioni non è funzionale alla gestione del paziente. Quarto: perché i medici hanno bisogno di laboratori e maggiori interazioni con la tecnologia. Quinto: perché è improponibile ristrutturare l’esistente. Infine, serve una migliore accessibilità”.
Per il direttore dell’Ausl un ospedale non è né di destra né di sinistra, è un’opportunità, una scelta strategica per la città che va oltre il tema del servizio perchè oggi Piacenza si gioca un ruolo importante nella rete ospedaliera dell’Emilia e anche della Lombardia. Il percorso, per Baldino, è avviato, nonostante qualcuno lamenti tempi stretti e strada in salita: “Ora serve lo studio di fattibilità economica, con le caratteristiche, i contenuti, le specialità, il modello di gestione e di copertura dei costi. Poi bisognerà capire cosa fare del vecchio ospedale, così come scritto nel protocollo firmato da Comune e Regione: prima di arrivare al nuovo ospedale, ci vogliono ipotesi concrete sulla destinazione dell’attuale struttura”. E sul balletto delle aree: “La scelta dell’area, che tra l’altro dovrà tener conto della facilità di accesso, è una scelta che spetta alla città. Per aiutare la decisione la sanità può esprimere alcuni vincoli tecnici”. Vincoli che si esplicano nell’estensione dell’area (“necessari dai 150 ai 180mila metri quadrati”), nella compattezza, nell’accessibilità. E sui costi dell’opera, Baldino spiega: “La Sanità regionale è stata molto chiara su questo punto: non può costare di più di quel che sarebbe costata l’area della Pertite. La Regione ha garantito il proprio impegno e questo investimento deve essere considerato anche come volano di sviluppo per l’intera comunità”. Infine i tempi: “La stima prudenziale è di 8 anni: dai tre ai quattro se ne vanno per le gare d’appalto, la progettazione e l’assegnazione dei lavori. Il resto è il cantiere”. Che non devono essere giudicati troppo lunghi, secondo Baldino: “Nella vita di una città succede ogni 50 anni di progettare e costruire un nuovo polo sanitario. Io dico: prendiamoci piuttosto qualche mese in più ma facciamolo bene questo nuovo ospedale, con un confronto partecipato con tutti gli interessati”.

Sulla necessità di un nuovo ospedale si dice convinta anche il sindaco Patrizia Barbieri, intervenuta a mezzo stampa all’indomani dell’intervista a Baldino, ma – precisa – “sotto condizione”. “Ho sempre detto sì al nuovo ospedale – ha ribadito il sindaco – purché non si slegasse il discorso da due questioni parallele: il mantenimento della qualità delle prestazioni erogate e le sorti future dell’attuale nosocomio. E per me quelle condizioni restano. Anzi, sono impellenti da affrontare”.
E sui prossimi passi da affrontare nell’inter di avvicinamento, Barbieri sottolinea: “Stiamo aspettando che l’Ausl ci sottoponga lo studio di pre-fattibilità che sarà pronto a fine gennaio. Sarà un passaggio fondamentale perché ci consentirà di sapere quale sarà l’importo della struttura e, di conseguenza, in che misura la Regione farà la sua parte”. Infine, sulla scelta dell’area, le parole del sindaco sono chiare: “Insomma, io credo che al momento di idonea non ci sia alcuna area. E’ assurdo parlarne prima di avere in mano lo studio di fattibilità. Quando lo avremo, contestualmente partirà la manifestazione d’interesse e sarà in quella fase che vedremo chi si farà avanti”.




