Se l’acqua è il tema “caldo” dell’estate (certo, insieme alla abolenda provincia e alle resistenze più o meno sensate del caso) bisognerà iniziare a parlare chiaro. Assodato che l’acqua è un bene fondamentale (e perfino pubblico come il referendum dello scorso anno ha certificato), perché non valorizzarne la presenza, laddove si può? Insomma, se la val Trebbia è una bella valle, verde, salubre, quasi intatta dal punto di vista ambientale, perché non valorizzarla proprio per questa sua caratteristica? Perché non esaltare le caratteristiche del corso d’acqua che la battezza? In sostanza è stato questo il succo dell’intervento di Martino Frova, kayaker professionista, gran conoscitore di fiumi in mezzo mondo e da un po’ di anni – dopo essersi stabilito a Marsaglia ed aver aperto la scuola Sports in Open Space – anche del nostro. L’occasione per dirlo è stata una interessante serata in cui gli organizzatori de “Il richiamo del Trebbia” hanno fatto il punto della situazione. E Martino l’ha detto chiaro: perché valli meno attraenti della nostra, per esempio in Francia, sono regolarmente valorizzate e diventano (sono diventate già da tempo) meta di turismo, anche familiare, entusiasta e rispettoso dell’ambiente? Be’, perché i fiumi che solcano quelle valli sono esaltati nella loro vocazione, sono preservati nel loro ecosistema, sono resi fruibili per sport fluviali più ricchi di estimatori di quanto si pensi. Da noi, naturalmente, non si va oltre la retorica campanilistica (la valle più bella del mondo e simili autoconsolazioni) ma la presa di coscienza che un altro modello di sviluppo è possibile non è all’orizzonte. Eppure basterebbe andare a vedere appena al di là delle Alpi, parlare con gli amministratori locali, copiare. Rendersi conto che i sabati e le domeniche estive lungo il Trebbia non sono caratterizzate da nessun tipo di turismo, nemmeno mordi e fuggi. Viceversa si tratta dell’assalto scomposto di orde accaldate, appesantite da zaini e borse sporporzionati, con viveri sufficienti per una settimana, palloni, sound system e spesso neanche un quotidiano da leggere. Salamelle, pane, sigarette, pinne, fucili ed occhiali, tra l’altro, risultano acquistati tutti in città.




