I risultati di un sondaggio lanciato sul sito del quotidiano di Lodi, Il Cittadino, la dicono lunga: le ‘nozze’ con Piacenza, auspicate da alcuni politici e opinion leader della nostra città, al di là del Po sembrano un’ipotesi lontanissima. Alla domanda “Addio alla Provincia di Lodi: con chi vorresti accorparla?”, infatti, solo il 17% dei votanti ha risposto Piacenza. La nostra città è addirittura insidiata da Pavia (che ha l’11% dei consensi), e viene nettamente staccata da Cremona (che convince il 25%, un lodigiano su quattro). A sbancare è però l’ipotesi che Lodi possa tornare di nuovo ‘sotto’ la provincia di Milano, che mentre scriviamo convince un eloquente 37% dei votanti.
Pur se qualche sindaco dei Comuni lodigiani ‘di confine’ ha prospettato l’ipotesi di muoversi autonomamente, in un articolo apparso qualche giorno fa sullo stesso sito la situazione veniva definita così: “O si celebra il matrimonio con Pavia, o si sceglie Cremona. A meno che nelle prossime settimane si apra un nuovo scenario: la possibilità che l’area metropolitana milanese si ‘allarghi’, acquisendo anche altri territori. In questo caso, infatti, anche Monza e Brianza avrebbe una chance”. Per Piacenza, neanche una riga: si allontanano, quindi, le speranze di aggregarsi a Lodi e rimanere capoluogo di Provincia.
Nel frattempo, il presidente della Provincia di Lodi Foroni ha incontrato con il suo collega di Cremona Salini dichiarando alla fine: “Quello di oggi è stato un incontro positivo, che ha evidenziato visioni comuni ampiamente condivise da entrambi”.
Per Piacenza resta allora l’ipotesi di accorpamento con Parma (e magari con Reggio Emilia e Modena nella ‘Provincia del gusto’), che però non piace a molti piacentini convinti che in questo modo i ‘cugini’ parmensi proseguirebbero in quella che viene definita da più parti ‘appropriazione’ delle eccellenze piacentine, che ha trovato riflessi anche nelle vibranti polemiche sul futuro del 118.
Strada al momento più remota è quella della Lunezia (regione ‘sospesa’ nella versione definitiva della Costituzione ma mai abrogata), i cui sostenitori rilanceranno il progetto a settembre, ma è l’intera Regione Emilia Romagna a rischiare di perdere i pezzi: le quattro province ‘di mare’ stanno infatti valutando di unirsi nella provincia di Romagna, e qualcuno parla già apertamente di farne una nuova Regione a sè stante.
A quel punto, potrebbe scatenarsi un effetto-domino dagli esiti al momento imprevedibili.




