
La parola chiave è riattivazione e del suo significato parleremo. E’ un progetto strettamente legato – appunto – al concetto di riattivazione quello messo a punto dallo studio Casamacchina di Simone Quagliaroli. Quagliaroli, laureato in Architettura ambientale al Politecnico di Milano, sede piacentina, spiega che la riattivazione è relativa ai flussi sociali e al sistema urbano, in questo caso di San Nicolò, frazione di Rottofreno divenuta, in realtà, popoloso quartiere suburbano, periferia occidentale di Piacenza. La proposta-progetto di Quagliaroli, che vanta la supervisione dell’urbanista Lorenzo Spagnoli e sarà presentata a breve al sindaco di competenza (Rottofreno), si configura come un parco lineare urbano. “E’ la proposta – racconta il giovane architetto – di un innesto verde per San Nicolò. Un progetto (già inserito nel concorso di idee risalente al 2010 per la nuova chiesa sussidiaria del sobborgo, ndr) dallo sviluppo lineare, in grado di creare una connessione tra spazi di risulta, aree verdi e strade a ridotto, o assente, traffico veicolare”.
In che modo e in quale direzione si sviluppa il progetto?
“Si tratta – risponde Quagliaroli – di una linea di congiunzione tra le due estremità dell’abitato, tale da consentire il movimento in direzione est-ovest e viceversa. Lo scopo è quello di fornire risposte a una parte almeno delle emergenze urbanistiche della frazione, recuperando senso e significato a uno spazio urbano che li ha smarriti”.
Si tratta, in parole semplici, della costituzione di un’area verde in un contesto urbano densamente costruito e altrettanto trafficato?
“No, voglio precisare che non si tratta semplicemente di proporre una nuova area verde. Il progetto, ribadisco, consiste nella realizzazione di un parco lineare urbano, strumento riattivatore e implementatore di dinamiche virtuose di interazione sociale”.
In che modo ha preso forma un progetto sicuramente ambizioso e innovativo?
“Sono partito dall’osservazione dell’esistente: una serie di spazi verdi a sé stanti, isolati gli uni dagli altri, non comunicanti perché non a sistema. Una serie di spazi esattamente distribuiti da est e ovest, da una estremità all’altra del borgo. L’idea consiste appunto nel metterli a sistema, creando una spina dorsale verde (che ad est potrebbe integrarsi con il futuro parco del Trebbia), una serie di luoghi che diventano un unico, in grado di restituire vitalità a San Nicolò”.
In che modo?
“L’inserimento di una serie di funzioni connaturate alla tipologia dell’intervento ne costituisce il naturale completamento: funzioni a vari livelli di scala, da quella minima, per esempio la corsia preferenziale per il running, ad altre dotate di maggiore incisività e impatto, per esempio strutture coperte di piccole dimensioni, fino a vere e proprie aree provviste del necessario allestimento per ospitare eventi mirati. Quella di via Masina, quartiere Lampugnana – continua Quagliaroli – è l’area fulcro del mio progetto, che potrebbe avere destinazioni interessanti come una piazza attrezzata multifunzionale in grado di accogliere manifestazioni, concerti e festival cinematografici. La destinazione d’uso, tuttavia, costituisce l’aspetto meno importante, poiché per l’urbanista è importante, fondamentale, il fatto che la gente ne fruisca. Nel percorso verde di cui stiamo parlando ho individuato anche punti di sosta, rifugi coperti, il tutto calibrato su una reale fruizione degli spazi nell’arco delle 24 ore: mai e poi mai il parco previsto deve conoscere il ‘coprifuoco’ delle ore notturne. Si tratta di un contributo non indifferente alla sicurezza”.
Alla base di tutto, par di capire, c’è la volontà di attivare in maniera positiva i flussi sociali, rivitalizzando il tessuto relazionale di un abitato altrimenti – eufemismo – assopito. Ma i progetti, anche i migliori, hanno bisogno di finanziamenti. Spontanea, quindi, la domanda: l’intervento è sostenibile economicamente?
“Si tratta di un progetto con obiettivi graduali, realizzabili a tranche. Nulla vieta, infatti, all’amministrazione di procedere per step successivi, a partire da un ‘tronco’ iniziale e integrando successivamente le aree rimanenti.
Inoltre ulteriori fonti di finanziamento potrebbero arrivare dagli oneri a carico delle imprese di costruzione. Inoltre, è sempre in vigore la possibilità di attingere a finanziamenti privati e a fondi di provenienza istituzionale. Poi, molteplici e rilevanti sarebbero le ricadute positive: innanzitutto la levitazione del valore commerciale degli immobili, in particolar modo quelli ubicati a ridosso o nelle immediate vicinanze dell’intervento; in secondo luogo, l’incremento del numero e della redditività di attività terziarie quali sono i pubblici esercizi (bar, ristoranti e attività di vicinato) con positive ricadute sull’occupazione e di creazione di nuovo gettito per l’amministrazione. Infine, considerando l’individuazione di aree progettate nell’ottica di adeguati criteri di fruizione, potrebbero trovarvi spazio nuovi eventi (rassegne cinematografiche, teatrali, mercati a tema) a beneficio della collettività. Con un ritorno positivo sia per il privato che per il pubblico”.
San Nicolò, dunque, da periferia vocata al traffico veicolare potrebbe, diciamo così, tornare a misura d’uomo?
“Indubbiamente il progetto prevede una profonda riorganizzazione gerarchica degli spazi, con l’ascesa degli utilizzatori di mobilità lenta, ovvero i pedoni e i ciclisti. L’esistenza di intersezioni ineludibili con strade di traffico anche sovralocale, sarà mitigata dal posizionamento di dossi-dissuasori e l’abitato sarebbe così racchiuso in una sorta di zona 30, contribuendo all’aumento della sicurezza reale e non solo percepita”.




