
Periodo di agitazione, per i geometri: recentemente scesi in piazza in gruppi per protestare contro l’aumento dei contributi previdenziali minimi, si trovano ancora di fronte ad una sentenza, la n. 883 del 205, in cui il Consiglio di Stato interviene in materia di competenze professionali dei geometri. Più precisamente, la sentenza annulla la delibera di un Comune che faceva rientrare tra le possibilità dei geometri la progettazione e direzione dei lavori di modeste costruzioni almeno fino a 1500 mc. Il portale www.edilio.it riporta la nota del gruppo Geomobilitati, che si propone di rappresentare i geometri a livello nazionale. Nella nota si legge che la categoria, ancora una volta, si trova a fronteggiare le conseguenze di una sentenza che attacca le proprie competenze, sottolineando come “i geometri, il cui regolamento professionale risale ancora al lontano 1929, evidentemente pagano anche lo scotto di una dirigenza dimostratasi in tanti decenni incapace di proporre e far approvare dallo Stato l’adozione di un nuovo Regolamento al passo con i tempi e con l’evoluzione della tecnica e dei programmi scolastici, ovvero con il più recente obbligo di aggiornamento professionale, nonché con l’istituzione della figura del geometra laureato di cui al DPR 328/2001”. Nella nota il gruppo evidenzia anche che “non è più possibile continuare a restare alla mercé delle singole sentenze ma occorre che si vari al più presto il nuovo Regolamento professionale, quello tanto atteso dai quasi centomila geometri liberi professionisti (e che pur era stato predisposto nel 2013 per essere poi rimesso nel cassetto successivamente al rinnovo del CNGeGL). Un Regolamento che possa innanzitutto e finalmente attualizzare il concetto di ‘modesta costruzione’ ed evitare in tal modo i continui contenziosi che sorgono spesse volte a causa di clienti ‘furbetti’ che così pensano di evitare il pagamento del giusto onorario al professionista incaricato ed in altri casi quale conseguenza di una sorta di ‘guerra tra poveri’ che vede i laureati (specie i più giovani) cercare spazi provandoli a sottrarre alla nostra categoria che, storicamente, ha sempre rappresentato il primo presidio tecnico sul territorio”. Il documento si conclude con l’auspicio di un tempestivo intervento del Governo. Abbiamo quindi chiesto al geometra Carlo Fortunati, presidente del Collegio dei Geometri di Piacenza, cosa pensa delle recenti agitazioni della categoria e della sentenza. “Siamo purtroppo abituati a ‘leggere’ le sentenze come se fossero leggi. Invece dovremmo prenderle per quel che sono, e cioè giudizi riguardanti un singolo caso specifico. Quindi anche questa sentenza, per quanto entri nel merito delle competenze, non cambia la legge vigente: i geometri sono abilitati a progettare strutture di ‘modesta entità’ anche in cemento armato. Resta insomma quel che vige dal 1929 con il Regio Decreto”.
E dell’innalzamento dei contributi minimi? Condivide la protesta? “Qui bisogna considerare un particolare, e cioè che la Cassa dei Geometri è un ente previdenziale autonomo, che deve auto-sostenersi, dimostrando peraltro la sua sostenibilità allo Stato per cinquant’anni. Quindi l’adeguamento dei contributi previdenziali minimi è comprensibile; soprattutto partendo dal presupposto che, se è stato stabilito, era necessario”.
Quali secondo lei le azioni che il Governo dovrebbe intraprendere? Il tema delle competenze dei geometri a livello governativo era stato ripreso nell’estate del 2013, con la bozza di nuovo regolamento professionale presentato dall’Ordine Nazionale dei Geometri nel corso del congresso nazionale della categoria.
“Si, all’epoca il Governo aveva affermato che toccava agli ordini professionali fare proposte: in quell’occasione il Consiglio Nazionale dei Geometri si era quindi mosso per chiedere modifiche alle vigenti norme che ne regolavano l’attività; una proposta legata anche al rinnovo delle cariche che all’epoca era in pieno svolgimento. In seguito gli organi nazionali sono cambiati, e la questione si è arenata. Ora la palla è ripassata al Governo, da cui aspettiamo un’eventuale mossa. Dovrebbe comunque essere ancora il Consiglio nazionale dei Geometri a proporre un nuovo regolamento della professione e passarlo al Governo, ma per ora anche questo aspetto è del tutto congelato”.
Il gruppo Geomobilitati sottolinea come nei nuovi campi della green economy i geometri stiano dimostrando di essere all’avanguardia. Quali le aree di maggiore spendibilità, in quest’ambito, per la vostra categoria? “Sicuramente l’aspetto energetico è quello più importante e in cui possiamo lavorare al meglio, allineati alle ultime novità del mercato e non solo, essendo aggiornati sia dal punto di vista tecnico che legislativo. Ristrutturando, un geometra è in grado di offrire tutte quelle soluzioni volte al minor dispendio di energia di un’abitazione. Un risparmio per l’ambiente, con un minore inquinamento, e per il portafogli: l’energia usata viene ottimizzata, anziché dispersa. Quindi per quanto concerne pannelli solari, cappotti termici, e simili, il nostro lavoro si rivela importante e all’avanguardia. Senza dimenticare la sicurezza: già siamo protagonisti di quella sui cantieri, per la quale siamo costantemente formati e preparati, ma ultimamente a questa si è aggiunta una nuova normativa che l’Emilia Romagna ha recentemente adottato. Tale norma prevede che tutti i fabbricati abbiano linee vita e dispositivi di ancoraggio sulle coperture e sulle pareti continue a specchio degli edifici: ci sono quindi determinati parametri da rispettare nella realizzazione e nella ristrutturazione di un tetto, che consistono nella sistemazione di dispositivi di ancoraggio perché chi vi sale (per riparazioni, manutenzioni ecc.) si spossa legare. Anche qui il contributo consulenziale e tecnico del geometra ha un ruolo di primaria importanza per avere la sicurezza di un lavoro ben fatto e soprattutto a norma di legge”.




