
Storie di allenatori e di esoneri. Piacenza vive una stagione intensa e critica nelle sue maggiori realta’ sportive con obiettivi e risultati non sempre raggiunti, come sempre a farne le spese e a finire sulla scomoda graticola dei capri espiatori sono i coach, non sempre responsabili e quasi mai unici colpevoli, ma bersagli facili per presidenti, stampa e tifosi. Raramente i cambi degli allenatori si rivelano opportuni nei modi e nei tempi e, soprattutto, portano a quell’inversione di risultati e di gioco che la naturale scossa psicologica dovrebbe cagionare. Nell’ultimo mese abbiamo assistito a ben tre cambi di panca e ad altri “mister” finiti in bilico, ma e’ interessante evidenziare ed analizzare i diversi approcci con cui le crisi tecniche vengono gestite dalle societa’, molto spesso divisi tra approcci “conservativi” e “rivoluzionari”.
Chi non e’ avvezzo all’esonero facile e ’ sicuramente Guido Molinaroli con la sua Copra, in quindici anni di regno mai un esonero (un solo cambio di panchina in corsa con le dimissioni volontarie di Angelo Lorenzetti); non sono bastate dieci sconfitte consecutive nella stagione 2002 a far saltare l’allora esordiente e sconosciuto Mauro Berruto che, alla sua prima annata di A1 riusci’ poi a salvare miracolosamente la Piacenza pallavolistica e da li lanciarsi verso una carriera che l’ha poi portato al condurre la nazionale maggiore; scelta azzeccata fu anche quella di non esonerare Luca Monti nel gennaio 2013 all’indomani dell’eliminazione dalla Coppa Italia, ci volle un “conclave” tra dirigenti, tecnico e giocatori per decretare il futuro del tecnico pavese che, grazie alla fumata bianca del comignolo del Palabanca pote’ continuare la sua avventura in biancorosso portando il Copra sul tetto d’Europa e d’Italia con conquista di Challenge Cup e di Coppa Italia. Anche in un’annata fortemente complessa e negativa come quella attuale con la squadra biancorossa a rischio play-off e fuori dalle altre competizioni rimane in sella Andrea Radici nonostante che da piu’ parti del pubblico siano manifeste le perplessita’ sulla conduzione tecnica del mister umbro
Vive in modo piu’ tempestoso ed umorale il rapporto con i propri trainer l’altra sponda della pallavolo piacentina, in casa Nordmeccanica condannata a vincere sempre e comunque gli allenatori non hanno mai avuto vita tranquilla. Ne ha fatto le spese della mannaia di Antonio Cerciello per primo Davide Mazzanti, con la sua Rebecchi ancora in lotta per tutte le manifestazioni fu esonerato al termine di una striminzita vittoria casalinga di Coppa contro il modesto LeCannet (guidato da un altro ex-giubilato, Riccardo Marchesi), per la verita’ quella decisione, che pareva incomprensibile, porto’ a Piacenza il campione del mondo Gianni Caprara che inanello’ una serie impressionante di vittorie difficilmente ripetibile; ma nemmeno il tecnico bolognese ha avuto vita facile, bastarono infatti tre sconfitte consecutive ad inizio 2014 per far scricchiolare lo scranno da tecnico prima di riprendere la corsa verso il secondo tricolore consecutivo. Il resto e’ cronaca recente con una Nordmeccanica vincente in Supercoppa ma in affanno in campionato (ma comunque ancora in corsa per il terzo posto) e la qualificazione tra le top 12 in Europa , evidentemente non sufficienti a gratificare il lavoro di Alessandro Chiappini, accomodato alla porta per colpa di un gioco altalenante, risultati non in linea con le attese e l’accusa di non conoscere sufficientemente il campionato italiano dopo qualche stagione estera.
Inevitabile e forse tardiva la decisione di Marco Beccari nel sostituire Claudio Coppeta dalla guida tecnica della Bakery Basket; una squadra costruita per salvarsi ma puntellata in corso d’opera da due calibri “fuori categoria” come Zizic e Becirovic che sulla carta avrebbero dovuto garantire non solo la permanenza in A2 ma anche in prospettiva ben altri obiettivi in categorie superiori; il crollo inaspettato con sei sconfitte consecutive ma soprattutto 17 stop su 21 gare hanno inchiodato i biancorossi all’ultimo posto in classifica con una squadra inspiegabilmente involuta sia dal lato tecnico ma principalmente psicologico, da qui l’inevitabile scossa esterna per cercare di salvare i biancorossi da un destino che ad oggi pare decisamente inevitabile. Ci provera’ l’esordiente Marco Sodini a tentare un’impresa al limite del paradossale.
Da” manuale dell’esonero” la gestione degli allenatori da parte del Piacenza calcio, autentiche icone dei “mangia allenatori” come Cellino o Zamparini dovrebbero attentamente studiare le mosse di Via Gorra per rimanere aggiornati sul tema: 5 esoneri per 5 esoneri in due anni e mezzo sono numeri che a Cagliari e a Palermo rimpiangono. Carlo Sozzi, William Viali, Roberto Venturato, Francesco Monaco e Luciano De Paola hanno provato sulla loro pelle la vulcanicita’ del duo presidenziale Marco&Stefano Gatti. Si e’ partiti nell’estate 2012 con al testa di Sozzi saltata a furor di ultras dopo un’umiliante 0-4 in coppa a Fiorenzuola, sul tecnico ex-Libertas le colpe di scarsa esperienza nel gestire uno squadrone fatto per dominare l’Eccellenza. Rimarra’ per sempre negli albi la ”fatal Gozzano” di Viali (di cui ancora oggi forse si pagano le conseguenze) che, di fronte alla prima sconfitta dopo otto turni di imbattibilta’ in serie D, fu esonerato dopo una furiosa litigata con la presidenza, reo di non reggere la pressione di una piazza e di una societa’ obbligata al ritorno immediato tra i “pro”; salvo essere frettolosamente richiamato dopo la sventurata parentesi di Venturato (4 ko in 9 gare) che compromise la stagione scorsa. Non meglio e’ andata al buon Monaco, ritornato a furor di popolo, ma ben presto finito al centro dell’uragano e nel tritacarne degli scarsi risultati, con una presidenza che gia’ a novembre gettava la spugna in nome di un ridimensionamento di budget e di obiettivi; il tecnico brindisino resiste fino a gennaio salvo dover fare le valigie dopo il brusco ruzzolone interno con l’Este, su di lui le colpe di una insufficiente conoscenza della D. Ora tocca a De Paola cercare di rimanere in sella ad una panchina, quella del Piacenza, che definire scottante e’ riduttivo, per lui un buon inizio di avventura, ma, alla prima sconfitta l’inevitabile contestazione ed invito andarsene, c’e’gia’ chi scommette sul prossimo ribaltone.
In tutto questo vortice di esoneri resiste a testa alta Arnaldo Franzini, con il suo Pro Piacenza ha rischiato l’umiliazione dopo i miseri 3 punti racimolati fino a dicembre ma, grazie ad una societa’ lungimirante, silenziosa ma capace, ha avuto la possibilita’concreta di lavorare in serenita’ e fiducia, risollevando prima una situazione disperata e ora, grazie al lavoro del mercato di riparazione, con una squadra che gioca un buon calcio in ottiene ottimi risultati insperati in una categoria che molti ritenevano impossibile da affrontare.
Scarni comunicati di rito a ringraziare il tecnico di turno per il lavoro svolte e la professionalita’ dimostrata e il classico augurio per il proseguo dell’attivita’ professionale,… anche a Piacenza l’allenatore e’ nel…pallone.




