Ambiente, Pertite, Po, inquinamento:
Rabuffi apre il dibattito

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E’ stata, (14 giugno, Gustavo Roccella, Libertà) la prima intervista di Luigi Rabuffi, neo assessore all’Ambiente con delega pesante al Lavoro, e ancora deleghe alla Partecipazione e al Pendolarismo. Nell’intervista Rabuffi tocca tutti i temi urgenti e caldi relativi a Piacenza e che lui, come titolare dell’ambiente, dovrà affrontare. Rabuffi è un cinquantenne, dipendente della Provincia (Polizia provinciale), assurto agli onori delle cronache nell’autunno-inverno scorsi, quando partecipò alle primarie di coalizione del centrosinistra per la scelta del sindaco. Lo fece per Rifondazione e in maggio è stato capolista della Sinistra per Piacenza (Prc più Sel più Comunisti italiani più Psi). E oggi è assessore. Lui stesso non perde occasione di dire che l’esperienza cruciale, esperienza politico-amministrativa, l’ha avuta negli anni 2006-2009, quando fu presidente del pensionato Vittorio Emanuele (“il servizio, la sofferenza, la solidarietà”). Oggi si accinge a cimentarsi con i duri nodi legati all’ambiente, e non si sottrae: recupero dell’area ex Acna, col ginepraio della bonifica del suolo e il contenzioso in atto tra proprietà e comune; Pertite, tra l’entusiasmo di chi sogna un unico grande parco e chi in quell’area vorrebbe anche investire (cioè costruire); recupero del lungo Po; raccolta differenziata; salubrità dell’aria. Rabuffi snocciola questo rosario di priorità e consola che lo faccia con la consapevolezza della grandezza degli ostacoli da superare e con la prudenza dei saggi (“L’ambiente vive anche di quotidianità, significa essere capaci di dare risposte all’ordinario”). Certo, il futuro è ancora un libro da scrivere, i problemi sono urgenti ma per una giunta appena insediatasi (anche se in quel modo) ancora si respira l’entusiasmo pre-match. E’ la fase in cui dei problemi se ne vede solo il profilo, e si può anche immaginare che la battaglia sarà epica. Lo spazio per la prosa verrà presto, per Rabuffi, ad esempio quando si tratterà di difendere l’esito del referendum sull’acqua pubblica (proprio in questi giorni il Comitato Acqua Bene Comune sta tentando di riaprire il dibattito sul futuro del servizio idrico a Piacenza).
Intanto, ciò che colpisce il lettore, è quanto segue: “L’esperienza al Vittorio Emanuele mi ha cambiato la vita, augurerei a tutti di provarla. Si sono creati rapporti bellissimi con gli ospiti della struttura, la maggior parte anziani non autosufficienti. Tocchi con mano la sofferenza, anche quella dei parenti, vedi quanto è alta e senza limiti la capacità delle persone di vivere insieme, di sorridere nei momenti più bui, di comportarsi con grande dignità. E noi capiamo come siamo fortunati. Da lì ho cercato di costruirmi una mia nuova vita, pensare ai valori fondamentali, al rapporto con gli altri”. Ecco, oggi i neocomunisti parlano come i cattolici. Niente di male, e forse nemmeno niente di strano, ma la rivoluzione? Non ci pensa più nessuno?

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