Capita, a volte, che agli sgoccioli di una partita di calcio si senta un triplice fischio che non è però quello che conta, ossia la conclusione della sfida sancita dall’arbitro: a volte proviene dai tifosi della squadra che sta per vincere, che non vedono l’ora di festeggiare, a volte dai supporters dell’undici più debole che ha racimolato un insperato pareggio o ha addirittura fatto un colpaccio in trasferta, che sperano di esorcizzare l’eventuale beffa finale.
Sul fallimento del Piacenza Calcio sembra di aver sentito il fischio finale, perchè anche la terza – e ultima – asta di venerdì 15 giugno è andata deserta, ma l’ultimissima speranza è che abbiano fondamento le voci della disponibilità di due anonimi imprenditori piacentini a versare 200mila euro a testa all’associazione ‘Salva Piace’ lanciata da Libertà: 400mila euro che, sommati ai 30mila raccolti dall’iniziativa del quotidiano locale, potrebbero invogliare altri potenziali investitori a rianimare il corpo ormai dissanguato del povero Piace.
93 anni di storia vicini al tracollo: incredibile, pensando agli 8 campionati in serie A o al Piacenza tutto italiano che attirò l’attenzione dei media di tutto il mondo sulla nostra città.
Mentre tra i tifosi si spargono voci di ogni tipo, come ammesso dagli stessi curatori fallimentari entro lunedì (giorno della chiusura dell’esercizio provvisorio) ci vorrà un miracolo. Quello che, per restare al calcio, consentì nel 1999 al Manchester United di rimontare il Bayern Monaco in una incredibile finale di Champions League con due gol nei tempi di recupero.
La domanda è: ci sono a Piacenza altri imprenditori coraggiosi come uno Sheringham e un Solskjaer?




