1983 – Elezioni comunali a Fiorenzuola: Adriana Bertoni primo sindaco donna

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1983 – ADRIANA BERTONI PRIMO SINDACO DONNA A FIORENZUOLA

DI AUGUSTO BOTTIONI – Le interviste post elettorali pubblicate su «Corriere Padano» del 26 giugno 1983 mi hanno riportato ai tempi in cui le campagne elettorali iniziavano almeno quattro mesi prima delle votazioni. Stressanti maratone per i candidati. Le sezioni dei partiti, allora ancora punto di riferimento per ogni discussione politica sul territorio, rimanevano aperte per raccogliere informazioni e suggerimenti, per promuovere la conoscenza di programmi e candidati. Ricordo gli slogan elettorali. Mi è rimasto impresso un motto in particolare, che riprendeva simpaticamente la pubblicità commerciale: «Bianco che più bianco non si può … Bianchini».

Il mandato dell’amministrazione di Fiorenzuola, retta in quel momento dal sindaco Pasquale Bertoni al suo secondo mandato, fu accorciato per accorpare le elezioni amministrative alle politiche. Questo fu ovviamente motivo di giaculatorie e lamentazioni da parte della maggioranza che non aveva potuto completare i programmi, e di accuse da parte della minoranza per inadempienza. Tutto questo rientrava nel teatrino della politica di allora, fatto sui giornali, discussioni al bar e nelle piazze. In realtà la collaborazione tra le forze politiche, soprattutto su questioni di interesse locale, era consuetudine. Ricordo le discussioni sulla variante al PRG, proposta da Luigi Nava. Il piano fu il risultato di un confronto serrato e qualificato tra le forze sociali, economiche e il consiglio comunale. Fu approvato lo spostamento della tangenziale da nord a sud. Una scelta che ha favorito la crescita della città. In quegli anni di crisi, la giunta intensificò le iniziative per la costruzione di abitazioni in edilizia economico-popolare. Questa manovra favorì una miniripresa economica locale, lo sviluppo della cooperazione “rossa e bianca”, l’incremento di aziende artigiane. Era il periodo dei consigli di quartiere e della partecipazione non delegata ai “social”. Il confronto era vivace, ma c’era rispetto. I consigli comunali terminavano a tarda notte, il pubblico era presente. Si discuteva anche su questioni di principio, si stilavano ordini del giorno su vicende nazionali e internazionali: nell’epoca del «tutto è politica», si faceva effettivamente politica. E non era un puro esercizio retorico o formale. Per ambire a una “carriera” politica, occorreva superare un “cursus honorum”. Si partiva dalla semplice militanza (DC e PCI a Fiorenzuola avevano più di 600 iscritti, il PSI 110), fino all’inserimento, per merito, nelle liste dei candidati alle elezioni. I partiti organizzavano momenti formativi e le “scuole di partito”. La trasmissione «Tribuna politica» presentava le posizioni degli schieramenti in modo ordinato e comprensibile. Molti programmi TV di oggi sono inguardabili, la preparazione dei nuovi politici è mediamente molto bassa, imbarazzante. Alcuni deputati e senatori di quei tempi provenivano dalla classe operaia, ma grazie alla formazione e alle esperienze erano in grado di competere, alla pari, con laureati e apparati istituzionali. Come il sindaco Pasquale Bertoni che era camionista, capace di affrontare qualsiasi argomento con competenza e proprietà di linguaggio.

L’affluenza alla tornata elettorale 1983 fu molto alta. Alle comunali, DC e PCI, persero qualcosa, guadagnò il PSI, rientrò in consiglio il MSI. Rimasero fuori DP, PLI e PRI. I comunisti ebbero 14 seggi, i democristiani 10, i socialisti 4 (prima 3), PSDI e MSI 1. Una maggioranza diversa da quella di sinistra era improponibile, a meno che i socialisti non avessero accettato l’appoggio esterno del MSI. Il PSI iniziò un braccio di ferro con gli ex alleati per richiedere la pari dignità che si sostanziava nella carica di primo cittadino. Aveva appositamente schierato due nomi pesanti: Gianfranco Magni, artefice del passaggio dal centrosinistra alla sinistra nel 1969. In campagna elettorale utilizzò lo slogan «Per dare un sindaco socialista a Fiorenzuola», mandando un inequivocabile messaggio; Gianfranco Pighi, capolista, uno dei massimi esponenti del socialismo provinciale, tornava nella sua Fiorenzuola non certo per fare il co-primario. Il PCI si irrigidì e fece l’errore di snobbare le richieste. Iniziò allora una imbarazzante “telenovela”, giustamente contestata dalla DC. Per mesi sembrò che il dialogo ravvicinato e a distanza tra i due partiti della sinistra fosse fra sordi. L’atteggiamento rigido dei dirigenti del PCI consolidò l’orgoglio in casa socialista. Il 18 ottobre si arrivò ad eleggere una prima giunta monocolore comunista, con sindaco Adriana Bertoni, appoggiata esternamente dai socialisti (che non lesinarono forti critiche). A fine anno i nuovi segretari Zilli (PSI) e Guarinoni (PCI) trovarono una quadra. La DC ebbe un comportamento composto, critico, propose un accordo di programma ampiamente condiviso.

A proposito della intervista a tre riportata da «Corriere Padano», fui richiamato alla disciplina di partito (solo il segretario avrebbe potuto fare interventi). Allora, come oggi, ero uno spirito libero e non amavo le tattiche e neppure la diplomazia. Accettai volentieri di rispondere alle domande proposte dal nuovo periodico piacentino che mi pareva corretto e professionale, pieno di interesse ed entusiasmo. Fu in effetti giornalisticamente molto presente a Fiorenzuola.

Con l’aiuto di buona volontà, di realismo e … del manuale Cencelli (Pighi presidente USL destinato a divenire sindaco nel 1985, tre assessori socialisti) la giunta di sinistra fu formata con sindaco Adriana Bertoni, prima donna a rivestire questa carica a Fiorenzuola. La situazione fiorenzuolana fu monitorata dalle segreterie provinciali: in consiglio sedevano i segretari federali di PCI (Maurizio Migliavacca) e DC (Salvatore Aloia), un ex segretario socialista (Pighi), l’On. Piergiorgio Bottarelli (già sindaco), il sindaco uscente Bertoni, Giuseppe Moruzzi, Marchi, Giovanni Compiani. La pantomima dall’esito quasi scontato (anche se si temettero nuove elezioni) durò sei mesi in cui si poté gestire solo l’ordinaria amministrazione.

Augusto Bottioni

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