Vicenda Azienda servizi alla Persona (Asp), per l’amministrazione comunale si avvicina il momento della verità. Lunedì in Consiglio comunale è all’ordine del giorno la controversa proposta della giunta Dosi di ripubblicizzare l’area anziani dell’Asp finora gestita attraverso una formula mista pubblico-privata: attualmente alla Casa di riposo del Vittorio Emanuele i 216 posti-letto sono gestiti per metà direttamente dall’azienda, per l’altra metà dal privato sociale (con Coopselios e Aurora come coop accreditate). Il Comune vuole tornare a farlo diventare un ente a totale controllo pubblico perché, a suo avviso, ciò produrrebbe forti economie di scala. E lo vuole fare sfidando i pesantissimi mugugni che albergano non solo dentro la stessa maggioranza di Palazzo Mercanti, con tanti consiglieri che minacciano o il voto contrario o di assentarsi tatticamente; ma anche quelli che sono maturati negli ambienti di una parte delle cooperative vicine all’area Pd, quelle di Confcoop su tutte, che non ha perso tempo a manifestare pubblicamente le forti perplessità su questo riassetto. Va inoltre annotato che le coop che nel 2014 si erano aggiudicate l’accreditamento al Vittorio Emanuele, Coopselios e Aurora, hanno negli ultimi giorni messo in mano ai legali la delibera del Comune in quanto la considerano “illegittima” sotto il profilo normativo, oltreché “sbagliata” da quello politico.
Eppure a dispetto delle turbolenze, la giunta non ha fatto passi indietro. Non facile dunque il compito del titolare di questa pratica scottante, l’assessore al Nuovo Welfare Stefano Cugini, che in aula dovrà guardarsi da parecchie insidie. Cugini è convinto della bontà della strada che si intende imboccare. Lo abbiamo intervistato.
L’assessore premette: “All’atto dell’attribuzione dell’incarico, il Sindaco (tra le altre cose) mi ha chiesto di occuparmi seriamente di ASP. Un disavanzo non più sostenibile e le nuove norme che impongono ai Comuni di farsi carico, a quote crescenti, delle perdite. Un peso che impatterà sul bilancio dell’Ente per il 25% nel 2015, il 50% nel 2016 e il 75% nel 2017.
È vero che le scelte dell’amministrazione sono basate su uno studio commissionato da ASP?
Vero. Asp, esercitando la sua autonomia gestionale, ha commissionato uno studio all’Università di Modena e Reggio Emilia. Da questo studio emerge un’analisi approfondita dei vari scenari possibili. Quello attuale, in cui coesistono, rispetto all’area anziani, una CRA pubblica e una privata, risulta produrre maggiori diseconomie, sia rispetto all’ipotesi di una gestione delle due CRA completamente pubblica, sia nel caso diametralmente opposto. Preme però sottolineare che i risultati di questo studio sono stati approfonditi fino ad arrivare alla convinzione circa la sostenibilità delle tesi espresse. Inoltre non sono scelte solo dell’amministrazione. La governance di ASP ha fatto sua la linea della presa in carico diretta della seconda CRA, mettendo nero su bianco il fatto che sia questa forma di gestione quella più indicata per tradurre il mandato dell’Assemblea dei Soci circa la riduzione del disavanzo.
Per qualcuno l’amministrazione smentisce se stessa e dalla valorizzazione del rapporto con il privato sociale passa alla pubblicizzazione di ASP.
L’amministrazione continua a credere fermamente nel sistema integrato di gestione dei servizi sociali. Non pubblicizza ASP ma riorganizza il servizio anziani che oggi vede due gestori in una sorta di convivenza forzata all’interno dello stesso immobile. Non è complicato rendersi conto che, laddove esistono due CRA (Casa Residenza Anziani) che si dividono dei corridoi con una riga gialla, possano sussistere delle difficoltà a uniformare l’offerta in termini di qualità del servizio (reale o percepita è secondario). Altrettanto, questa soluzione non permette di ottimizzare spazi e attività, cosa possibile se è un solo gestore a doversi occupare della cosa. Anche dopo il ritorno alla gestione diretta della 2° CRA, ASP continuerà a integrare l’apporto del pubblico (area anziani) con quello del privato (servizi minori e disabilità). Basti pensare che su circa 11.000.000 euro di Fondo Regionale per la Non Autosufficienza (FRNA), 3.000.000 si riferiscono al pubblico, mentre gli altri 8.000.000 sono sul privato. Direi che a Piacenza, il sistema integrato è al riparo.
Come si può sostenere che il sistema pubblico costi meno di quello privato?
Nessuno ha mai detto questo. La possibilità di ripartire i costi fissi su 216 posti anziché su 108 e la maggiore remunerazione della quota pubblica garantita per legge dalla Regione sono un combinato disposto che ci permetterà di ridurre il disavanzo (perdere di meno) rispetto all’attuale forma, nell’ordine di circa 300.000 euro.
Decidendo ora cosa succede?
Non si procede all’accreditamento definitivo del gestore privato e si apre un nuovo accreditamento provvisorio della durata di un anno con ASP, che in quanto soggetto pubblico, non presuppone il ricorso a bando.
Il capitolo personale?
Procedura di selezione per assumere a tempo determinato per 12 mesi e successivo bando, a norma di legge, per il passaggio a tempo indeterminato, al momento del passaggio dall’accreditamento provvisorio a quello definitivo.
Privatizzare tutto però sarebbe ancora più conveniente?
Vero solo in teoria. Perché bisognerebbe prima convincere i dipendenti pubblici della 1° CRA a passare a un contratto con il privato sociale. È chiaro che resterebbero comunque in capo al pubblico coloro che non si rendessero disponibili. Oltre a questo, bisognerebbe disaccreditare ASP, che ha già un definitivo sulla 1° CRA. Il tema vero però è politico. In questo caso si sceglierebbe una direzione non prevista dalle linee di mandato, dettata da ragioni squisitamente economiche. Io continuo a credere che, quando si parla di servizi alla persona, il pubblico deve mantenere una quota di gestione diretta, per mettere a frutto quel patrimonio di competenze e professionalità che gli permettono di leggere i bisogni e di organizzare i servizi. Mentre riportare nell’alveo pubblico la 2° CRA manterrebbe ASP nel sistema integrato, privatizzare la 1° CRA chiamerebbe definitivamente fuori il pubblico da ASP, rendendola di fatto una inutile stazione appaltante. Meglio a quel punto estinguerla direttamente.
Basteranno queste azioni per “salvare” ASP?
Certo che no. Questa ricerca della forma gestionale migliore è una delle azioni. Le altre sono l’ottimizzazione dei costi, la valorizzazione del patrimonio immobiliare, la revisione di tutti i contratti, l’attribuzione di nuovi servizi… Non ci si può fermare. Niente può più essere lasciato al caso.
Non mancano però le divergenze di opinione, anche interne alla maggioranza
E ci mancherebbe altro. Il tema è talmente complesso che ci sarebbe da stupirsi se non fosse così. Avere opinioni diverse è naturale, l’importante è ricordarsi tutti che l’obiettivo è il bene dei nostri anziani. Dobbiamo guardare ai due principi cardine: qualità del servizio e sostenibilità economica. Il confronto è sacrosanto. La sintesi un dovere. Lasciare da parte strumentalizzazioni politiche o personalismi vari è una prova di maturità che siamo tutti chiamati a superare.
Le due cooperative sociali che attualmente gestiscono la CRA privata hanno emesso un comunicato molto forte.
Legittimo. Ognuno agisce come crede e si assume le responsabilità di quello che fa, dice, scrive. Vedremo. Non voglio commentare, per ora. Dico solo che i toni e i tempi di questa nota mi paiono un’ingerenza politica molto poco opportuna.
Sicuro di essere dalla parte della ragione?
La ragione non sempre è un concetto scientifico. Il tempo dirà chi ha ragione. La giunta è sicura che, nelle condizioni date, non esista alternativa migliore a quella proposta. Ora sarà il Consiglio comunale ad assumersi le proprie responsabilità con una decisione dirimente per il futuro dei nostri anziani.




