“Vuoto di memoria”, al Teatro Filodrammatici uno spettacolo di e con Tiziano Ferrari e Livio Remuzzi

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di e con Tiziano Ferrari e Livio Remuzzi, Teatro Nuovo Treviglio

Dopo il successo dello scorso anno ritorna a grande richiesta al Teatro Filodrammatici di Piacenza “Vuoto di Memoria”, uno spettacolo di e con Tiziano Ferrari e Livio Remuzzi, in scena martedì 23 e mercoledì 24 gennaio: doppia recita alle ore 9 e alle ore 10.45 il primo giorno, unica rappresentazione alle 10 il secondo. L’appuntamento, con cui ci si avvicina alle celebrazioni per il Giorno della Memoria 2024, è inserito nel cartellone della Rassegna di teatro scuola “Salt’in Banco” curata da Simona Rossi e organizzata dal centro di produzione teatrale diretto da Diego Maj con Fondazione Teatri di Piacenza, la collaborazione dell’Associazione Amici del Teatro Gioco Vita e il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

Una scena vuota. Due attori. Tre storie diverse, ma forse no. Tre storie che poggiano le fondamenta nel periodo di ascesa del nazifascismo, legate da un filo nascosto che unisce le vicende dei protagonisti, in cui il discrimine tra verità e finzione è molto sottile. Il filo della manipolazione, parola dai significati cangianti, a seconda del contesto nel quale viene utilizzata.

«Il fine ultimo di “Vuoto di memoria” – sono le parole di Tiziano Ferrari e Livio Remuzzi, che oltre ad essere gli attori in scena firmano anche la regia – è quello di portare una tragedia incomprensibile come il nazismo a una dimensione a-temporale per poter riflettere sulla necessità di non dimenticare, di ricordare ogni giorno alla nostra coscienza il bisogno irrinunciabile di combattere con decisione ogni deriva estremista, senza mai lasciare spazio all’indifferenza».

Lo spettacolo si articola in tre parti, corrispondenti ad altrettante storie legate dal tema della manipolazione.

Manipolazione come alterazione genetica, attraverso la storia di Anni-Frid, una bambina bellissima, nata al termine dell’occupazione nazista in Norvegia, che perde suo padre, poi lo ritrova, poi lo perde di nuovo, un continuo rincorrersi che trova il proprio finale solo nel passato recentissimo.

Manipolazione della coscienza individuale e collettiva attraverso la storia di Martin, tedesco, e Max, ebreo americano, da sempre amici fraterni. Siamo nel 1932 e niente sembra essere in grado di separarli, eccetto un uomo: Adolf Hitler. Una storia ispirata al film americano in bianco e nero del 1944 “Address Unknown” (tratto dall’omonimo romanzo di Katherine Kressmann Taylor pubblicato nel 1939) diretto da William Cameron Menzies. Una storia che parla di amicizia e di amore, di odio e di vendetta, ma soprattutto una storia che meglio di ogni altra è in grado di spiegare la “manipolazione delle coscienze” che ha permesso l’ascesa del più grande regime dittatoriale della storia.

Manipolazione della verità, attraverso la storia di Giona. Una storia spaventosamente moderna, chiude la ricerca sulla più attuale accezione del termine manipolazione: come rielaborazione tendenziosa della verità attraverso una presentazione alterata delle notizie, al fine di manovrare secondo interessi specifici gli orientamenti politici o morali della popolazione. È il racconto di un’umanità che sembra appartenere ad un tempo ormai passato e invece ritorna, ritorna sempre.

In collegamento alla visione dello spettacolo è proposto il progetto educational “Memoria e manipolazione – qual è la differenza tra una storia ‘vera’ e una storia ‘finta’?”: incontri nelle scuole secondarie di 1° grado e superiori a cura della Compagnia Remuzzi Ferrari, che produce lo spettacolo insieme a Teatro de Gli Incamminati / deSidera.

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