Turismo sostenibile la grande occasione per i piccoli borghi della montagna piacentina

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La chiave di volta sono idee e progetti. Per i soldi provvede il Piano finanziato dall’Europa

Strategie per rilanciare le zone interne. Tra queste la Val Trebbia in particolare. Anche di questo si è parlato nel confronto su Agenda 2030 organizzata dal Ceas di Bobbio. Protagonisti della lezione due professori, Francesco Timpano docente dell’Università Cattolica e Alessandro Cugini dell’Università Federico II di Napoli. Una lezione centrata sul tema dello sviluppo turistico di queste aree. Chiari e diretti i loro interventi che hanno messo a fuoco il fulcro di un progetto “appennino” che passa necessariamente dal concetto dello sviluppo sostenibile, da una nuova e diversa domanda turistica, con la conseguente necessità di pensare progetti e servizi che possano dare concretezza. Alla base una consapevolezza: il turismo sostenibile può svolgere una funzione vitale, contrastare lo spopolamento giovanile delle aree interne. Ma è chiaro che per raggiungere un risultato concreto serve il concorso sia del pubblico sia dei privati con progetti e idee su vari fronti. Gli esempi ci sono – è stato dunque il messaggio – mettetevi a lavoro per pensare, perfezionare progetti adatti al vostro territorio. Quanto ai finanziamenti ora con il PNRR il percorso è facilitato. Adesso la sfida sono i contenuti.

E’ su questa chiave  che hanno fatto perno i loro interventi. Il professor Timpano ha sottolineato la rilevanza del binomio turismo e sostenibilità che deve avere però quattro condizioni irrinunciabili su cui basare un’economia turistica: un ambiente favorevole, politica dei trasporti, infrastrutture, risorse naturali e culturali.

Ora, quali sono le scelte necessarie sul piano locale?

Secondo il professor Timpano sono quattro le direttrici da seguire. Innanzitutto – ha spiegato –  la chiarezza nella definizione del prodotto turistico che deve essere impostato nel senso della sostenibilità. Tutto il turismo si può definire sostenibile misurandolo con il consumo delle risorse naturali e anche con un aspetto sociale come valutare la qualità del lavoro che produce.

Il primo passo – suggerisce Timpano – consiste nel focalizzare i prodotti turistici sostenibili in aree specifiche che possono crescere nella dimensione nel tempo. L’altra strada può essere un approccio più radicale in cui tutti i territori indipendentemente dalla vocazione si danno obiettivi coerenti con la sfida dello sviluppo sostenibile, finalità posta anche dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Quando si parla di turismo sostenibile è facile pensare a un altro concetto, quello della lentezza. E di turismo lento ha parlato il prof. Alessandro Cugini dell’Università Federico II di Napoli. L’elemento che spicca è il cambio della domanda e dell’offerta turistica. Da qui consegue la necessità di adeguare l’offerta dei territori stessi. Il prof. ha focalizzato la sua attenzione su tre fattori da un lato il fatto che l’attenzione e le aspettative del turista sono cambiate e quindi – ha spiegato – servono servizi innovativi per accogliere i nuovi turisti. Ma si è introdotta un’altra modificazione nel consumo turistico, il modo fisico di viaggiare, la bici e il trekking ne sono il perno e quindi anche in questo caso è necessario predisporre i servizi allargando l’attenzione anche alle persone con difficoltà motorie, segnala il professore. Un’occasione per valorizzare anche aree che oggi non sono considerate turistiche. Si parla quindi di aree interne, montane. Per farlo il professore ha rimarcato la possibilità di “collaborazioni pubblico-privato che creino esperienze innovative. Nel trekking, piuttosto che nei percorsi naturalistici, negli itinerari culturali, nel percorsi enogastronomici e anche con l’animazione e accoglienza nei luoghi spirituali”.

Ma le sfide non finiscono qui. C’è anche il tema della professionalizzazione degli operatori: “Bisogna formare giovani in nuove competenze professionali di progettazione e di gestione dei servizi di turismo nei borghi, nei parchi naturali e sui cammini e in questo quadro – ha suggerito il prof. Cugini – nascono opportunità lavorative per chi recuperi strutture oggi non fruibili come conventi, monasteri abbandonati dai religiosi”.

Quindi il percorso è tracciato e tutto questo è contenuto nel PNRR anche in fatto di investimenti. I progetti, se ci sono, potrebbero avere anche le gambe del finanziamento secondo le “missioni” previste nel Piano.

Ci sono investimenti per l’attrattività dei borghi, per la tutela dell’architettura e del paesaggio rurale, per programmi per valorizzare l’identità dei luoghi: parchi, giardini storici, per la sicurezza sismica nei luoghi di culto, restauro del patrimonio culturale religioso e siti di ricovero per le opere d’arte… Una base di partenza che ieri non c’era e oggi c’è.

Ma i soldi non sono l’anello più importante – ha ricordato ancora il professore – servono progetti perché alla base del turismo sostenibile c’è la promozione di progetti innovativi, integrati e partecipativi.

Gli esempi cui ispirarsi ci sono già

“La Confocoperative e la Cei hanno finanziato con il bando Viviamocultura (www.viviamocultura.it) la valorizzazione del patrimonio ecclesiastico inutilizzati. E il professor Cugini ha contribuito al progetto per l’affidamento di un convento abbandonato dai religiosi e di proprietà del Comune a una nuova cooperativa ad Agnone (Molise) per la sua fruibilità come museo e il suo inserimento nel sito del Cammino di San Francesco Caracciolo. Anche il Club Alpino Italiano ha avviato una strategia di promozione dei progetti di escursionismo montano accessibile e adattato per la fruizione montana delle persone con ridotte capacità motorie, cognitive e relazionali…

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