Trespidi, Foti, Putzu: scintille sulla Provincia

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Da sinistra: Massimo Trespidi, Tommaso Foti, Filiberto Putzu

L’impresa “salva-Piacenza” assomiglia sempre più ad un rompicapo. Ci ha messo del suo il presidente della Provincia Massimo Trespidi, nei giorni scorsi, a indicare quelle che a suo avviso sarebbero nuove possibili rotte per evitare che la barca finisca nei pali. A suo avviso, è bene precisarlo. Perché di fatto esse hanno scatenato non pochi nervosismi in un Pdl pieno di pretendenti alla corsa per le prossime elezioni Politiche e dunque smaniosi di assurgere al ruolo di eroi di patria. Quando ormai il sacrificio di Piacenza pareva un destino ineluttabile e quando il dibattito nell’opinione pubblica pareva ormai essersi definitivamente spostato sull’individuazione del partner migliore (o il meno peggio a seconda dei punti di vista) con cui aggregarsi – Lodi, Parma, Grande Emilia e via discorrendo – ecco il colpo di scena del numero uno di via Garibaldi, reduce dal colloquio con l’amico-nume Roberto Formigoni: seguire l’esempio lombardo e far recepire al Cal dell’Emilia Romagna nuovi criteri per la salvaguardia dei territori. Non più i due noti parametri previsti dal governo, almeno 350mila abitanti e almeno 2500 chilometri quadrati, ovvero quelli che ci costringono al declassamento a ente di secondo livello; bensì il numero di chilometri di strade provinciali o la porzione del territorio montano e collinare. Fattori che potrebbero riportare a galla la nostra provincia. “Chiederò alla Regione e al Cal di accettare questa proposta. Per salvare la nostra provincia abbiamo il dovere di battere tutte le strade” ha fatto presente Trespidi in una conferenza stampa in cui ha chiesto anche aiuto alla stampa locale affinché misuri il polso dei piacentini. Una strada all’apparenza tortuosa e complessa, con numerosi ostacoli disseminati lungo il cammino. Tanto che una sorta di altolà è arrivato nemmeno 24 ore dopo dal deputato e coordinatore del Pdl Tommaso Foti secondo cui “tutte le idee che vengono avanti per salvare Piacenza sono benvenute. Ma va detto che non tutte le idee aprono autostrade, possono portare anche a vicoli ciechi”. Premettendo che i pareri di Cal e Regione “non sono vincolanti, trattandosi appunto di pareri e proposte”, il parlamenatare PdL rha richiamato i diversi percorsi seguiti dai due territori, quello lombardo e quello emiliano-romagnolo. “La posizione del Cal della Lombardia (che poi è la stessa di quelli del Molise e della Campania) ha un fondamento logico, esclusivamente sotto il profilo politico, dal momento che si contestano i criteri contenuti nel decreto e si intende ricorrere  alla Corte Costituzionale contro di essi. A me però non risulta che l’Emilia Romagna si sia mai sognata di dire di volere impugnare i criteri e  nessun Ente locale emiliano-romagnolo le ha chiesto di farlo. Cosi pure  la nostra Regione non ha ebbe ad impugnare il decreto Salva-Italia quando si declassarono le province ad organi di secondo livello”. Il che, secondo Foti, lascerebbe presupporre che Upi e Cal della nostra regione difficilmente accoglieranno la proposta di recepire eventuali nuove deroghe. Che, si badi, sarebbero semmai aggiuntive e non sostitutive. “La legge parla chiaro – ha spiegato Foti – i criteri indicati nel decreto sono minimi e quelli sono. Non si può andare in alcun modo contro la legge perche’ se Cal e Regioni lo fanno il Governo cestina la proposta e decide secondo i criteri che ha approvato”. Ed ha concluso: “Se il Cal, ridotto  com’è al ruolo di passacarte, non rispetta i criteri del Governo e cosi pure dovesse fare la Regione, il Governo decidera’ per noi sulla base dei due criteri (superficie e popolazione) che ha approvato nel mese di luglio. Ma se sara’ il Governo a decidere  come riordinare le province, l’ipotesi di un’aggregazione Piacenza-Parma-Reggio Emilia, per noi oltremodo svantaggiosa, sarebbe la piu’ probabile, per non dire certa”.
E se Foti ha mantenuto tutto sommato toni morbidi per riportare Trespidi, per così dire, “sulla terra”, non altrettanto si può dire di Filiberto Puztu che alla ripresa dei lavori del Consiglio comunale non ci è andato per il sottile: “Ho sollecitato la presa in carico all’amministrazione provinciale, sulla base della modestissima attività nel ruolo di coordinamento finora svolta dall’ente Provincia, attività disordinata negli intenti, contraddittoria nelle dichiarazioni, inefficace nella elaborazione di un progetto identitario. Che al colpa sia della complessità del tema o dell’inettitudine di chi guida l’amministrazione provinciale è argomento che non voglio toccare”. E ancora: “Quello che non è stato fatto è un progetto identitario del nostro territorio. Urge rilanciare con forza, unità d’intenti e nuove energie, il Patto per Piacenza”. E mentre nel Pdl si discute di tattica, il tempo passa inesorabilmente. Al punto che anche calare la carta referendum, quella con cui il partito sperava di aprirsi un varco verso la Lombardia, sembra ormai fuori tempo massimo.

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