
In primo piano a Fiorenzuola in questi mesi c’è la torre del freddo della New Cold in via di conclusione alla Barabasca. Si staglia nella pianura dell’Arda con i suoi 41 metri di altezza. Da qualsiasi punto di vista lo si tratti il tema non ha mai smesso di surriscaldare gli animi. E non è un paradosso.
Il quadro produttivo di Fiorenzuola
“Il fatto è che Fiorenzuola, per dirla in modo molto franco, deve recuperare almeno 30 anni – se non di più – di immobilità economica. Il motivo? Ci si è chiusi nei percorsi partecipati ed è ovvio che questo porta a propendere per il no su tutto. Altre realtà vicine come Fidenza nel settore commerciale e nell’industria ha avuto un atteggiamento di apertura e non di chiusura. Ma senza andare oltre provincia basta guardare quello che è successo a Cortemaggiore. Negli ultimi 20 anni ha attirato 23 aziende fiorenzuolane”.
E’ il sindaco Romeo Gandolfi, affiancato dall’assessore Marcelo Minari, che parla della scelta adottata nel novembre del 2020, nel suo ultimo anno del primo mandato, Gandolfi poi è stato riconfermato nelle elezioni di ottobre 2021.
“La sua classificazione era artigianale e industriale e poi è stato messo un vincolo no alla logistica. Il vincolo nel 2018 è stato tolto. Il piano di sviluppo era scaduto. Quando fu definita quell’area venne fatto un piano che prevedeva lotti che non erano mai stati adeguati” . Aggiunge Minari.
Come premessa per entrare nel merito della questione torre del freddo i due amministratori inquadrano il tema dello sviluppo mancato di Fiorenzuola.
“Se guardiamo alla presenza industriale sul territorio – rimarca Minari – le grandi aziende sono quelle di decenni fa, Biffi, Cargill (ex Raggio di sole), alcune aziende commerciali importanti e poi un’ampia rete di artigiani che sono partiti da tre soci e che ora hanno un centinaio di dipendenti. Non abbiamo grandi insediamenti industriali arrivati dall’esterno. Anche le aree dismesse su cui ipotizzare una rigenerazione per aziende produttive e logistiche sono poche e molto ridotte. Tra queste c’è quella della vecchia sede Solac (azienda del latte) di 2.500 metri; l’ex maglificio Mazza che arriva a 7mila; l’ex area Alberti e Santi di 15 mila metri. Troppo piccole, un’azienda ha bisogno di almeno 4mila metri di capannone più il piazzale… ed è per questa ragione che abbiamo puntato sulla Barabasca. Ci è sembrata la soluzione meno impattante sul centro abitato quindi più funzionale vista la vicinanza dell’uscita dall’Autostrada (A1 e A21). E poi era già classificata e già oggetto di sviluppo. Aveva un senso logico, in quell’area ci sono già insediamenti produttivi come Colla formaggi, il Consorzio agrario la Trivium packaging… Ora lo spazio si esaurisce perché con la legge regionale sul consumo di suolo le aree senza manifestazione d’interesse entro il 2020 sono tornate aree agricole”.
La discussione che si è innescata intorno all’insediamento porta diversi argomenti di opposizione, tra cui il timore per l’aumento del traffico di mezzi pesanti da e per la torre che sarà un grandissimo magazzino di prodotti surgelati i cui ambienti interni dovranno essere perennemente a – 28 gradi; c’è preoccupazione per l’occupazione, per l’impatto ambientale che questa attività produrrà…
“Nuova linfa per le critiche”
“Sì, conosciamo le posizioni – interviene l’assessore Minari –
già in sede di discussione in consiglio comunale nel 2020 ho portato risposte precise a queste critiche che trovano di tanto in tanto nuova linfa.
Spiace continuare a tornare su questi argomenti. Queste polemiche sono cicliche – aggiunge Minari – però bisogna anche andare a vedere che cosa dicono le carte e fare riferimento alla Conferenza dei servizi datata 7 luglio 2020. Qui è stata sancita la regolarità del progetto, 14 enti hanno preso parte alle valutazioni.
C’è stato un procedimento pubblicato sul bollettino regionale, c’è stato tempo per le osservazioni. La richiesta per l’intervento è arrivata in comune nella primavera del 2020 e poi a novembre se ne è discusso in consiglio comunale. Va puntualizzato anche il tema di cui si parla sempre che investe la cementificazione di aree agricole, ebbene bisogna ripetere che questa è area classificata e, tra l’altro, non dimentichiamo che è stata oggetto di spreco di denaro pubblico. Era stata acquistata da una società pubblico/privato la Soprip partecipata anche dalla Provincia di Parma, vari enti e banche che acquistò quell’area per oltre 3 milioni di euro. 2-3 anni dopo Soprip fu messa in liquidazione. Vi furono varie aste e poi nel 2019 l’area è stata acquistata per poco più di due milioni. E’ stata acquisita da un privato che poi ha presentato il progetto di sviluppo”.
“Consumo di suolo? A Fidenza occupati 300mila metri”
Quanto al consumo di suolo rilanciano. “Se vogliamo parlare di impatto visivo è una cosa, c’è e si vede, è una cosa che abbiamo valutato, una struttura di 40 metri è ovvio che ha impatto visivo. Ma bisogna tenere presente che a Fidenza c’è un’azienda che fa la stessa attività della New Cold, la Stef, una multinazionale francese presente in tutto il mondo e si occupa di logistica del frozen food a – 26 gradi”.
Una differenza di fondo tra quell’impianto e quello di Fiorenzuola mettono in evidenza gli amministratori comunali. “Invece di realizzarlo come un magazzino robotizzato alto 40 metri su 30mila metri quadrati come quello della Barabasca, si sviluppa in magazzini ad altezza standard su un’area di 300mila metri quadrati. Un’estensione pari a 10 volte. Ed è evidente che il consumo di suolo non è paragonabile. Il tema è dunque questo: se non si può più consumare suolo l’alternativa resta lo sviluppo verso l’alto, oppure diciamo che non si può più fare nulla”. Mette in chiaro Minari riferendosi alla legge regionale sul consumo di suolo.
Anche sulle critiche all’attività logistica Gandolfi e Minari propongono una riflessione: “Quando si dice che la logistica non va bene, che occorrono insediamenti industriali produttivi eccetera, non si può dimenticare il fatto che l’impatto ambientale dell’industria potrebbe essere maggiore perché, oltre ai mezzi di trasporto, ha anche le emissioni”. Quanto all’attività di magazzinaggio segnalano che “si svolgerà al suo interno anche un’altra attività che riguarda il riconfezionamento delle merci a seconda delle esigenze del cliente. Gli alimenti certo non saranno lavorati qui ma i lotti che arrivano possono essere riconfezionati Quindi si tratta di una struttura flessibile che ha comportato un investimento di diverse decine di milioni di euro.
“Per me questo è un investimento industriale – segnala Minari. In chi critica mi sembra di intravedere la convinzione che trattandosi di logistica sia da intendere, secondo l’accezione più comune, come attività di bassa qualità. Questa invece è tutt’altro che di bassa qualità, è un insediamento di alta qualità tecnologica. Quanto al problema del lavoro avrà tutte le tematiche che riguardano il lavoro che sono proprie dell’industria, dell’artigianato e comuni a tutti i comparti”.
“Piacenza terminal logistico, traffico inevitabile”
La torre realizzata è solo una parte del progetto che comprende anche un fabbricato B. Non è ancora realizzato – segnalano in Comune – la stessa ditta aveva spiegato che avrebbero realizzato la struttura in due tranche. Il secondo fabbricato dovrebbe essere più basso e più esteso e sul tetto dovrebbe trovare posto un impianto fotovoltaico per la produzione di energia. “Nel progetto – spiega Gandolfi – sono previsti due impianti”.
Anche sul traffico la posizione è netta rispetto alle obiezioni “Sul tema dell’impatto ambientale – segnala Minari ripercorrendo la discussione del novembre 2020 in consiglio comunale – ci sono due allegati con pareri di Arpae secondo cui questo intervento non comporta un significativo impatto ambientale. Attenzione, lo dice Arpae, non lo diciamo noi.
Riguardo al traffico e al timore espresso dagli oppositori secondo cui potrebbe incrementare enormemente, Gandolfi sottolinea che nel piano del traffico allegato alla pratica risulta che sulla Via Emilia già oggi passano oltre 25mila mezzi al giorno di cui oltre 2.500 pesante a cui si aggiungono altri 15.400 sulla strada che affianca la Barabasca.
Sul fattore traffico gli amministratori di Fiorenzuola mettono poi in evidenza un fatto non trascurabile a loro giudizio. Piacenza è diventata negli anni un terminal logistico e se parlare di intermodalità è un fatto positivo non ci si deve dimenticare che le merci per arrivare alle rotaie per i lunghi percorsi devono comunque viaggiare su gomma.
Tanti di questi camion – segnala infatti l’assessore Minari –
sono quelli che vanno all’interporto di Piacenza perché le merci al treno ci arrivano sulla gomma. Se vogliamo parlare di mobilità intermodale bisogna considerare questo aspetto. Dal luogo di produzione della merce o da dove è stoccata arriva al treno con il camion. Quindi il traffico pesante che c’è dalla provincia in direzione di Piacenza lungo la via Emilia o la strada di Cortemaggiore che arriva a Le Mose è in gran parte generato da traffico che va all’Interporto di Piacenza per portare le casse mobili sulle rotaie. Quando si parla della necessità di passare dalla gomma al treno si deve considerare che le strade che portano a Piacenza in qualsiasi modo saranno sempre piene di camion indipendentemente dal fatto che ci sia la New Cold a Fiorenzuola oppure no.
C’è chi si domanda quanto calore esca dalla costruzione, visto che per mantenere la temperatura interna a -28 gradi costanti servono potenti motori. Un problema di surriscaldamento esterno? Secondo il progetto – dice il sindaco Gandolfi – lo stabilimento consuma il 65% in meno di un fabbricato che si sviluppa tutto a terra e non in altezza. Parte del calore esterno prodotto per il refrigeramento viene convogliato a terra per compensare la trasmissione del freddo che avviene al suolo. E poi su questo tema ha mai sentito lamentele provenire da Fidenza dove già esiste un impianto come questo? Domanda l’assessore Minari che aggiunge “Non sono stati segnalati cambiamenti climatici nelle zone dove esistono questi immobili”.
La società che si sta insediando a Fiorenzuola sta realizzando in Italia altri due stabilimenti oltre a quello in Val d’Arda dove sarà la sede italiana della società. Subentrerà in uno stabilimento in provincia di Frosinone (esisteva già un’azienda di questo tipo) e se ne sta costruendo un altro Roma Sud per il rilancio verso il Sud Italia.
I progetti in cantiere e i bandi per finanziarli
Sullo sfondo del problema torre del freddo i progetti da realizzare: il parco Lucca, il recupero dei giardini in collaborazione con i comuni della via Emilia, il ruolo che Fiorenzuola dovrà avere nella sanità con il nuovo ospedale che si caratterizzerà come centro di eccellenza della riabilitazione…
E’ ancora il futuro dell’ospedale ad occupare l’orizzonte della città di Fiorenzuola. Parla di un sogno, il sindaco Romeo Gandolfi, a proposito dell’idea di avere a Fiorenzuola un corso di laurea magistrale in fisiatria. “Siamo ancora distanti dalla meta, siamo ancora nella fase interlocutoria ma sarebbe molto importante e legato alla particolarità alla specialistica che ha acquisito l’ospedale”.
Quindi Fiorenzuola chiede un passo in più rispetto alla scuola di specializzazione di Fisioterapia. La scuola è già funzionante anche se in attesa di sede definitiva, oggi è temporaneamente ospitata nella zona del centro commerciale Mille miglia.
Sarà trasferita nel vecchio edificio ex sede municipale su Corso Garibaldi una volta che sarà ristrutturato. Qui arriverà anche la Casa della salute.
Avere un corso di laurea magistrale sarebbe un valore aggiunto per la città e la provincia.
Permetterebbe a Fiorenzuola di rinverdire un passato non tanto lontano quando la città era effettivamente il capoluogo della Val d’Arda. Per essere capoluogo di questa zona – dice ancora Gandolfi – per tornare ad esserlo deve dare una serie di servizi al suo territorio.
L’ospedale oggi, rispetto a quello che era tanti anni fa, è stato ridimensionato, ma ha una prospettiva di futuro con quello che deve essere un’eccellenza nella riabilitazione. Nella realtà siamo ancora in attesa della realizzazione delle sale operatorie (si stanno elaborando i progetti). Aspettiamo anche di riavere un pronto soccorso aperto 24 ore. E poi c’è la partita degli ambulatori che significa dare prestazioni di servizi sanitari di un certo rilievo qui a Fiorenzuola. Ecco tutte queste cose si potranno fare a Fiorenzuola”.
Il sindaco parla di un grande potenziale dietro all’ospedale ma servono i professionisti, i medici della riabilitazione in tanti settori. “Dalla riabilitazione in cardiologia, pneumologia, urologia, ortopedia e neurologia. Chiaramente la presenza di medici competenti in queste branche della medicina sarebbero al servizio di tutti i cittadini della Val d’Arda. Il fulcro dell’ospedale è diventato quello della riabilitazione il problema – sottolinea Gandolfi – riguarda la carenza dei medici e il punto interrogativo sulle potenzialità di cui parlavo sta proprio qui. Un problema che deve essere affrontato e risolto dall’Azienda, dall’università e dallo Stato”.
Anche sul tema delle due sale operatorie si chiede una specificità. “Nel piano di riordino del 2017 per Fiorenzuola si parlava di chirurgia flebologica e plastica e chiedevamo di poter di sopperire per gli interventi sulle ernie visto che è il settore dove l’azienda di Piacenza ha i ritardi maggiori. In sostanza sui territori si svilupperebbero tre chirurgie specializzate. Del resto la specialità chirurgica oggi va sempre più in questa direzione”.
Se la rielezione di Gandolfi è avvenuta nell’ottobre 2021 l’attività dell’amministrazione è ripresa da dove si era lasciato. “Noi abbiamo i nostri progetti su cui puntare” spiegano. Tra questi segnalano il progetto per la realizzazione dell’asilo nido (finanziamento chiesto di 1 milione e 300 mila euro) e poi quello per il Parco Lucca (1 milione e 200 mila euro la richiesta). Obiettivo: riqualificare il parco storico in centro città attraverso il recupero dell’edificio e di altri elementi architettonici inseriti nell’area verde, il ripristino del laghetto e la definizione della gestione in collaborazione con le associali della città per la programmazione di iniziative culturali e ricreative, la realizzazione di una biblioteca diffusa per lo scambio libero dei libri sull’esempio di tante che già esistono in altri paesi europei.
Pnrr a parte sono tanti i bandi che si snocciolano e su cui sono stati assegnati o sono stati chiesti finanziamenti “Siamo ottimi cacciatori di bandi” chiosa scherzosamente il sindaco.
Da segnalare – spiegano Gandolfi e Minari – la presentazione di un progetto insieme ai comuni di Alseno, Cadeo e Pontenure nel bando parchi e giardini. Si tratta di fatto dei comuni della via Emilia che si erano aggregati un Unione ma che poi non ha funzionato. Anzi – spiega Gandolfi – ora che non siamo più in Unione siamo riusciti a stipulare una convenzione su minori e disabili che prima non eravamo riusciti a portare a conclusione. Quella della collaborazione con altri comuni non è la prima esperienza ricorda il sindaco. “La facemmo – dice – tra comuni della via Francigena sempre su un progetto di rigenerazione urbana insieme a Calendasco e Gragnano e in quel momento noi qualificammo piazza Caduti”.
Già finanziato per oltre 500mila euro il recupero dell’ex scuola di Baselica. Si sta facendo il progetto esecutivo che poi andrà a gara. Diventerà un centro di arti audiovisive legato al mondo giovanile dove potranno affinare le loro ambizioni, i loro talenti su radio cinema… Sarà inoltre realizzata anche una sala prove.
Nell’elenco c’è anche il rifacimento del tetto della sede comunale (un milione dalla Regione è pronto). Con questo intervento – spiega Minari – si chiude la ristrutturazione della copertura del municipio… Previsti investimenti in fotovoltaico sugli edifici pubblici? Sulla sede dell’istituto di formazione professionale Tutor e sarà il primo sulle scuole. “Il problema grosso è l’edificio comunale (ex Convento San Giovanni) – sottolinea Minari – protetto dalla Soprintendenza dove non è possibile intervenire. Eppure, una volta che la copertura sarà terminata, sarebbe interessante prevederlo. Spero che ci si possa arrivare. Oggi il fotovoltaico è molto diverso dagli inizi e con la possibilità di accumulare energia è veramente una strada per abbattere i costi energetici. Che dire, se ce lo lasceranno fare siamo pronti”.
Ultima nota dolente a proposito di energia i costi del carburante per tenere al caldo le scuole di Fiorenzuola tante, anche se per le superiori i costi sono in capo alla provincia.
“L’incremento dei costi cominciamo a vederlo ora. Abbiamo fatto alcune proiezioni e la cosa non ci preoccupa anche se in via cautelativa – spiegano Gandolfi e Minari – abbiamo stanziato una quota dell’avanzo di bilancio (390mila euro) come riserva per far fronte a questo eventuale costo. Sul piano del consumo energetico però va segnalato che abbiamo completato l’efficentamento dell’illuminazione pubblica ora a led. Sul caro bolletta poi il Comune di Fiorenzuola potrà contare su uno stanziamento ah hoc deciso dal governo che ammonta a 62mila euro. Comunque su questo tema dovremo fare valutazione in fase di bilancio preventivo per il 2023”.
Antonella Lenti




