
“Complicato, in luminosa trasformazione e pieno di sorprese”. Così Angelo
Bardini riassume la XXIII edizione del Piacenza Jazz Fest – nell’intervista
rilasciata a Pietro Corvi di Libertà – dopo due mesi di concerti, scuole, jam session
e collaborazioni. “Jazz, so what?” che sta per “Jazz e allora che importa?” è il titolo
della rassegna che si è trovata ad affrontare imprevisti importanti: la
cancellazione di Noa, lo stop ai Big Vicious di Avishai Cohen, lo spostamento ai
Teatini per Paolo Angeli e Redi Hasa.
«Un festival complicato, non per colpa nostra – precisa poi Angelo Bardini – ma
perché gli eventi sono stati quelli. Quando un artista salta quattro giorni prima
devi trovare soluzioni subito. Poi risuccede, e aggiungi lavoro al lavoro». Al
Milestone, al posto di Cohen – già chiamato a sostituire Noa – sono arrivati “Jazz
for Peace” e il progetto swing di Elena Andreoli e Paolo Tomelleri.
“La programmazione ha comunque tenuto – ci tiene a sottolineare Bardini – tra le
star e i giovani che secondo noi possono diventarlo. Qualcuno lo è già: da Vincent
Peirani, richiamato eccezionalmente perché è davvero tra i più grandi musicisti
europei oggi, al Sullivan Fortner fresco di Grammy, da Dianne Reeves e Romero
Lubambo al Tyreek McDole 4et, fino alle “Rotte mediterranee” Angeli–Hasa, tutti
oltre le aspettative. Un cartellone che ha dato corpo allo slogan: jazz come
domanda, non recinto”.
Nel lavoro di Bardini si nota una scelta precisa: «Oggi economicamente serve
attenzione: è più facile puntare su nomi noti, invece devi cercare, ascoltare
tantissimo. La sostenibilità diventa lavoro artistico: Abbiamo risparmiato
significativamente mantenendo qualità e attrattiva. Vuol dire scelte ponderate.
Una necessità che costringe a «uscire dalla comfort zone», su un territorio che «ha
risposto nello stesso modo».
Nell’articolazione degli appuntamenti si fa notare una maggiore attenzione per i
giovani attraverso la commissione artistica “young”, jam session, più momenti
condivisi: «Da lì nascono relazioni vere, un’apertura che ha inciso sulla
disponibilità degli ospiti, tutti molto partecipi, sul clima del festival, visibile nel
rapporto con il Conservatorio Nicolini e nelle presenze studentesche ai concerti
infrasettimanali. Il ringraziamento va alla Fondazione di Piacenza e Vigevano,
main sponsor, alla Banca di Piacenza, al Comune, alla Fondazione Ronconi-Prati,
con Regione Emilia-Romagna e Ministero della Cultura. E ai volontari: «Mettono
centinaia, migliaia di ore. Se le contassimo, avremmo una cifra considerevole».
Bardini conclude sottolineando l’importanza di fare rete: “La rete resta il capitale
decisivo: scuole, biblioteche, luoghi diffusi, il Milestone come «festival accanto al
festival». E poi si parla a tutte le categorie di pubblico, mescolandole: dagli amanti

del jazz più classico ai giovani che vinceranno i Grammy tra qualche anno, senza compartimenti, ma incroci”.
Commissione “Young”, occasione per nuove idee
Uno spazio vissuto. Nella XXIII edizione ha preso forma la commissione artistica “young”: la cantante Martaneve De Leo, Giovanni Cogni e Marcello Bianchi, tra idee, nuove iniziative e partecipazione concreta alla vita del festival. «È stata una grandissima occasione – attacca De Leo – ha riacceso la speranza nel futuro di questa musica». Dopo un anno negli Stati Uniti il confronto pesa: «Tornando, ho sentito una distanza». Da qui la spinta a proporre artisti come Tyreek McDole:
«Un ragazzo come noi, ma immerso in quel mondo». Una masterclass di due ore diventata una giornata intera, più jam session all’Irish Pub. Decisivo il Conservatorio Nicolini: «Una collaborazione così non l’avevo mai vista».
Jam del lunedì, palco aperto, studenti da fuori. «Una luce nuova».
Per Giovanni Cogni il lavoro ha avuto un doppio binario: «portare nomi
all’attenzione di Bardini e costruire proposte insieme», con «alcune scelte nate
anche da noi». Il punto è più ampio: «a Piacenza serve smuovere curiosità,
l’apertura verso il nuovo». Il jazz «è un mezzo privilegiato: ti porta a scoprire
quello che hai attorno». Le jam sono «una ventata d’aria fresca»: libertà, pratica,
confronto con musicisti internazionali. Un segnale che il ricambio è possibile: «i
giovani appassionati ci sono, vanno coinvolti». Accanto, tre ascolti guidati all’Arci
Rathaus: «educarsi all’ascolto fa la differenza». Il ricambio è in atto: «i giovani ci
sono, vanno attivati». Per De Leo, «una rinascita».




