Il vicesindaco di Piacenza, Francesco Timpano, è intervenuto sui recenti esiti della Start Cup Emilia Romagna, sottolineando le peculiarità e le prospettive che apre, anche a una città come Piacenza ricca di innovatori.
Ecco il testo completo della sua analisi.
Si è conclusa a Bologna l’edizione 2014 della Start Cup Emilia Romagna, organizzata da Aster in collaborazione con diversi enti a livello territoriale, tra cui, per la nostra città, il Comune, la Camera di Commercio e PiacenzaExpo.
E’ stato interessante, come componente della giuria, ascoltare le presentazioni degli “startuppers” che si sono misurati in presentazioni brevi delle loro idee di impresa e confrontati con “oppositori” che ne hanno misurato la credibilità.
Ciò che è molto evidente, per chi analizza sistemi economici, è come queste idee anticipino e provochino il cambiamento strutturale dell’economia generato da questo elevato numero di nuove imprese che si misurano su terreni incerti, ma certamente di frontiera.
L’impresa che ha vinto (Tickete) gestisce informazioni sui consumi attraverso un’App che permette all’utilizzatore di controllare i propri acquisti. La seconda classificata (Goodeed) fornisce un servizio on line per far sì che i sostenitori delle Onlus siano sicuri che le donazioni arrivino alle persone giuste (ottimizzazione delle donazioni), modificando il classico modello di raccolta fondi via web. La terza impresa (Intelligent structures) attrezza gli aerei con sensori di alta prestazione per aumentare la sicurezza riducendo i costi di produzione.
Le altre idee finaliste hanno come obiettivo di realizzare una produzione intelligente di beni e servizi: un sito che consente ai designer di vendere ai negozianti prodotti concordati con gli stessi e realizzati a costi contenuti (Werealize), un software che permette la gestione sincronizzata degli oggetti smart connessi alla rete – l’ormai famoso Internet of things (Ioota) – e ancora le lampade di design che permettono la crescita delle piante per ridurre i consumi energetici (Bulbo), la gestione di grandi quantità di dati (Big Data) ai fini di migliorare il marketing delle aziende (Customapp), un dispositivo portatile poco costoso per lo screening di alcuni tumori (Scent) e la produzione di oggetti derivanti da riuso di altri prodotti (Riup).
Le start up piacentine giunte alla fase finale ed anche quelle che si sono fermate prima hanno proposto idee in linea con questa tendenza. Tarot Project (vincitore della sezione piacentina) propone la realizzazione di una forma di turismo innovativo ed esperienzale, basato sull’utilizzo di visualizzazioni.
Pvalue si occupa della gestione di “big data” per lo scambio di informazioni tra ricercatori in campo medico, mentre Xnoova rende fruibili dispositivi mobili indossabili a fini turistici e Tice-Npm sviluppa metodologie avanzate di neuropsicometria.
Una linea rossa unisce queste idee: aumentare l’intelligenza dei beni e dei servizi che si producono, ridurre i costi e l’impatto ambientale, in una parola (brutta) ottimizzare, ovvero innovare.
In questo mondo, in cui si parla inglese (forse troppo), si comunica coi tempi dei tweet (presentazioni di 90″), si genera impresa dalla ricerca scientifica e dall’adozione di nuove tecnologie, si intersecano esperienze generazionali diverse, si smontano i tradizionali industriali settoriali e si va per contaminazioni tra settori diversi. Un mondo che non renderà meno importante l’impresa che opera in settori solo apparentemente più tradizionali, ma che sempre di più interagirà con essa mettendo a sua disposizione l’innovazione e le nuove idee. Un mondo che non può non affascinare perché fatto di giovani (e meno giovani) che si mettono in gioco, che vanno alla ricerca di finanziamenti di rischio spesso messi a disposizione da investitori privati e non da istituti finanziari tradizionali. Un mondo da curare e da stimolare, come è stato fatto questa estate all’e-Qbo nei mercoledì delle start up, perché fatto di tante imprese che nascono e, inevitabilmente, tante altre che non riescono a decollare, ma da cui si producono quelle competenze e quel dinamismo necessario a rilanciare la nostra “affaticata” economia. Un mondo che a Piacenza ha dei generatori (le Università, i Centri di ricerca Musp e Leap, le imprese) e degli spazi di atterraggio che crescono. Ne nascerà quanto prima uno che sarà offerto alle imprese vincitrici della Start Cup. Ma altre iniziative si stanno aprendo silenziosamente in una città che qualcuno vuole descrivere ferma e che invece è popolata di tanti innovatori, come diversi spazi di co-working privati in cui imprese e professionisti condividono servizi e competenze, come la prossima apertura di uno spazio per le start up del settore della meccanica avanzata all’interno del Tecnopolo di Casino Mandelli (Laboratorio Musp) e come il nascente Urban Hub per le industrie creative innovative in via Alberoni.
L’iniziativa Start Cup avrà presto un epilogo durante il quale faremo incontrare idee di impresa con potenziali finanziatori e dove promuoveremo anche un bando regionale ad esse dedicate. Con le altre istituzioni piacentine, infine, nascerà quanto prima uno sportello unico di promozione della creazione di impresa. Un menu di opportunità per reagire ad una crisi dura, contro la quale il dinamismo delle nuove imprese è la migliore reazione possibile.




