Sono brutti tempi,
se ne preparano di peggiori?

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di Bernardo Carli – L’estate se ne sta andando in modo poco dignitoso: quest’anno e chissà quanti a venire, piogge torrenziali, frane di colline, allagamenti, sbalzi di temperatura; insomma un rientro alle abitudini lavorative  poco attraente. Ma se la giustificazione degli eventi meteorici sta in quella mutazione del clima che un potentissimo uomo si ostina a considerare indipendenti dai danni procurati dai suoi pari “affaristi organizzati”, la ribellione della natura violata segue di pari passo un malessere generale che colpisce la società “civile”, inducendo il sospetto che l’aggettivo sia azzardato.
Anche a chi tiene ad essere cittadino del proprio tempo, partecipe della cultura millenaria che considera la politica la più alta espressione umana alla quale ciascuno non può sottrarsi, qualche volta viene voglia di lasciar perdere e cercare un cantuccio nel quale nascondere a se stessi gli eventi più dolorosi, una sorta di eremitaggio dove si possa guadagnare, se non la gioia di vivere, almeno un po’ di serenità.
C’è chi da tempo ha deciso di astenersi dai giornali, magari privilegiando  il gossip che, una volta letto, ci offre almeno la possibilità di recuperare il motto sopravvissuto al ventennio, “chi se ne f…”. A noi questa abitudine rinunciataria non piace. Forse per masochismo, preferiamo bere l’amaro calice, per poi andare a dormire disgustati ma consapevoli di quello che sta dietro le persiane della camera da letto.
E’ per questo vizio di “voler esserci” che continuiamo a leggere di politica e sociologia, costume e psicologia, alternando la lettura, poco gradevole, con quello che passa sui social in rete che è spesso davvero disgustoso.
Se la buona educazione è la modalità attraverso la quale si regolano i rapporti tra gli individui, salvaguardando diritti e libertà di ciascuno, questa volta non sono in discussione le formalità, i modi, il buon gusto. Vi è purtroppo qualcosa di assai più inquietante, oltre alla volgarità latente: una irragionevole malvagità senza costrutto, che emerge brutalmente dalle parole scritte o dette. La demolizione di un avversario politico, di una figura pubblica o anche di sconosciuti usciti dall’anonimato per motivi di cronaca, non conosce che la forma del dileggio, dell’ingiuria e della calunnia, che come dice Don Basilio è all’inizio “venticello” e infine uragano. Un solo esempio mi serve per spiegare tutto questo: l’accanimento contro il presidente della camera Laura Boldrini, che è donna, e quindi si presta a più volgari considerazioni di sessismo osceno. Si tratta di persona che, democraticamente eletta, ha meritato la fiducia necessaria per essere rappresentante del popolo. Sorvolo sulla specchiante biografia della Signora,  fino da giovane impegnata nel sociale e nella politica. Ebbene, sulla rete e non solo, è oggetto di tali ingiurie che la metà basterebbe ad un comune cittadino per querelare mezzo mondo,  guadagnando un cospicuo capitale grazie ai risarcimenti. Vale per la Signora Boldrini come per l’ex ministro delle “pensioni”, oggetto anch’essa di così turpi espressioni che nulla hanno a che vedere con la sua figura di docente universitario,  ma investono la sfera del privato. Denigrazione e demolizione non si usano solo ai danni di singole persone, ma ad intere categorie. Questo vale genericamente per ciascun politico, nessuno escluso, cui spetta quanto meno il titolo di ladro approfittatore, ma anche ai profughi e agli stranieri in genere, difesi dai “buonisti” (neologismo coniato appositamente) cattolici con l’aggravante d’essere spesso pure di sinistra. La rete è una piazza aperta nella quale possono scorrazzare tutti in libertà; tra questi oggi prolificano i “cattivisti”, inventori di bufale, denigratori abili nella calunnia che giunge all’insulto, cultori del turpiloquio (ma di questo parleremo un’altra volta), distruttori del vivere civile. La rete è una piazza nella quale sconsiderati provocano addirittura morti (mi riferisco ai tanti adolescenti suicidi).

Non si tratta solo di giudizi tranchant, ma spesso di vere e proprie menzogne costruite ad arte per provocare  intolleranza e violenza. In questi giorni poi, per odiosi episodi di cronaca, la parola più in voga è “stupro”, tanto capace di generare riprovazione, che un gruppo neofascista ha riesumato un manifesto del ventennio. Giacché tali delitti sono stati  commessi recentemente da alcuni stranieri, ma anche da due rappresentanti delle forze dell’ordine rei confessi, non pochi personaggi si servono della rete per sostituirsi al magistrato, decretando l’assoluzione di questi ultimi accampando le più varie puerili giustificazioni (il contenuto, spesso sostenuto anche da donne è di tipo sessista). Al tempo stesso invocano per gli altri punizioni medievali. E’ per questi fatto certo che i violentatori siano tutti stranieri, che poi, con passo breve, basta rovesciare la  proposizione per dire: “tutti gli stranieri sono violentatori”, dimenticando ciò che inconfutabilmente indicano le statistiche: l’odioso delitto nella stragrande maggioranza dei casi viene commesso in ambito domestico, da italianissimi delinquenti spesso nemmeno denunciati da intimorite vittime. Sul muro accanto alla mia casa una grande scritta imperativamente chiede addirittura “il rogo” per una pornostar attiva qualche anno fa. Fa specie il fatto che il comune o il padrone dell’immobile, attento a che nessuno pianti un chiodino sul “suo” muro per affiggere magari un invito alla Messa domenicale, si guardi bene dal cancellarlo. Lo farei volentieri io, ma occorre il permesso dello stesso proprietario e una azione da “incursore” notturno, ripreso dalle onnipresenti telecamere di sorveglianza,  mi esporrebbe ad una denuncia con relativa eco di stampa e di social della quale immagino il titolo “ex preside, buonista, cattolico di sinistra, favorisce la pornografia difendendo l’onore di una vecchia  pornostar sua amante”.
Cito in latino, non per sfoggio di erudizione, ma per rispetto all’autore, Marco Tullio Cicerone “mala tempora currunt sed peiora parantur”, che poi sarebbe a dire “sono brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori”. Ci perdoni il grande romano se, per motivi di sopravvivenza ci permettiamo una piccola aggiunta, dividendo la proposizione e aggiungendo un punto interrogativo in fondo alla frase. Forse non è corretto, ma ne abbiamo davvero bisogno.

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