“Social odio”, anche Bersani nella rete

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bersanisocialodiodi Elena Caminati – Il social odio che dilaga negli angoli più bui del web. Il lato oscuro della Rete. Sono molteplici le definizione per descrivere un fenomeno sempre esistito ma che oggi sta assumendo connotati nuovi per modalità di trasmissione. Dal micro ambito familiare prima che Internet occupasse le nostre vite, fino a oggi, dove l’odio si fa pericolosamente globale con i social e i blog. L’ultimo ad entrare nel mirino del branco dei webnauti spregiudicati è stato il nostro concittadino Pierluigi Bersani, ex segretario del PD, in queste settimane tornato nella sua abitazione a Piacenza per recuperare pienamente le forze. Poche ore dopo l’emorragia che lo ha colpito in quella domenica di inizio gennaio, in Rete viaggiavano messaggi zeppi di odio fino a nefasti auguri di morte. Un post su Facebook, poi un altro, un hashtag, i commenti si fanno sempre più cattivi, nascosti dietro un’identità finta, celati dietro ad un poco identificabile nick name. “Vai a smacchiare i giaguari nell’aldilà…”  e poi ancora “eddaje che ce lo leviamo dalle palle” scrive Roberto.
Commenti cattivi che diventano infami. Il branco che individua il capro da sacrificare per espiare “la colpa” di essere un personaggio pubblico, un politico, in questo momento, responsabile della crisi e della povertà nella quale versa oggi la nostra società.
Prima di Bersani è toccato alla cancelliera tedesca Angela Merkel che, dopo l’incidente sugli sci, è stata costretta a camminare con le stampelle per alcune settimane. Anche su di lei si sono sprecati messaggi e auguri nefasti. La categoria dei politici è una delle più colpite dal social odio.
A onor del vero in Rete c’è anche chi, ed è la maggioranza, condanna l’idiozia di certi hashtag e, al contrario, posta decina di sdolcinati quanto stucchevoli messaggi d’amore.
Nella rete del social odio non cadono solo i politici, ma anche persone che esprimono semplicemente un’idea. È il caso di Caterina, la ragazza di 25 anni ricoverata all’ospedale di Bologna affetta da quattro malattie rare. Si è detta a favore della sperimentazione scientifica sugli animali, senza la quale sarebbe morta a 9 anni. Contro il suo pensiero si è alzato un “fanatismo animalista” senza precedenti.
Perchè in Rete tutto è concesso, perchè sui social si scrivono cose che mai ci sogneremmo di pronunciare o di pubblicare su un giornale?
Gli esperti di comunicazione ne fanno prima di tutto una questione di comodità. È molto facile scrivere su Facebook o Twitter ciò che si vuole: basta un computer o uno smartphone e il messaggio, a qualsiasi ora del giorno o della notte, raggiunge migliaia di persone. Eliminati in un click tutti i passaggi del mondo analogico.
Manifestazioni di odio come queste, spiegano i sociologi, sono aumentate perchè si è massificata l’utenza. Prima del settembre 2009 i social erano di nicchia poi c’è stato il boom, abbassando il livello medio dell’utenza, legittimando chiunque ad utilizzare la Rete per sfogare frustrazioni e insoddisfazioni.
Lo spicoanalista francese Didier Anzieu lo definì anonimato collettivo; tanto più i membri di un gruppo sono numerosi, meno è possibile allacciare relazioni interindividuali. Uno spazio sconfinato come il web, fatto di passaggi che non sembrano finire mai, alimenta il fantasma dello smembramento che è alla base della depersonalizzazione. In Rete si può scrivere praticamente qualsiasi cosa senza rischiare alcuna sanzione sociale, l’Io non esiste più ma si entra a far parte di una community virtuale, senza rischiare la faccia.

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