Sforza Fogliani: “Piacenza deve cambiare rotta. Serve alleanza con Cremona e Lodi”

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Corrado Sforza Fogliani

“La giunta Barbieri deve cominciare a fare scelte liberali, sia di economia sia di pensiero, per le quali è stata votata dagli elettori; finora non si sono viste”. E’ il parere dell’avvocato Corrado Sforza Fogliani che in una recente intervista rilasciata al quotidiano online ilmiogiornale.net. osserva preoccupato l’attuale quadro economico-politico cittadino. “Piacenza deve cambiare rotta. Da oltre vent’anni stiamo perdendo centri decisionali e risorse, non si può continuare così”, dice –  al giornalista Giovanni Volpi – il presidente del Comitato esecutivo della Banca di Piacenza e di Assopopolari.
Per Sforza Fogliani “Piacenza e la sua classe dirigente si illudono che l’autorefenzialità sia sufficiente, un’autoreferenzialità straordinaria, tipica però di una società che non discute e non si mette in discussione. E quindi altrettanto pericolosa, perché fa perdere di vista quello che succede all’esterno e la necessità di difendere il territorio. Se poi ci aggiungiamo la mancanza di una linea sulla scelta delle alleanze, le cose non possono che peggiorare”. Una città che diventa subalterna – dunque – quando si parla alleanze. L’avvocato spiega meglio il concetto: “Se contemporaneamente si vuole andare con Milano, Cremona e Pavia o con Parma e Reggio Emilia si diventa l’anello debole del territorio. Quelli che vanno a trattare con il piattino dell’elemosina in mano e perdono sempre. Invece dovremmo imparare da città come Parma: non fa la comprimaria con nessuno ed è solo pronta ad attirare risorse senza cedere mai nulla, se non briciole che confermano indirettamente la sua primazia”.
Con chi si dovrebbe alleare quindi la nostra città? Secondo Sforza Fogliani: “La scelta giusta credo sia guardare a una conurbazione con Cremona e Lodi. Lo sviluppo di un’area del genere consentirebbe a Piacenza di avere una funzione centrale essenziale. Invece non si va né in questa direzione né in un’altra. L’unica costante, ripeto, è che siamo sempre in giro con il piattino dell’elemosina in mano, come del resto è avvenuto anche nel caso della Camera di Commercio che aveva la possibilità di fare un’unione con Lodi e Cremona, e invece ha scelto di restare in Emilia. E Parma ha vinto ancora una volta grazie alla sua posizione centrale, con noi e Reggio Emilia a fare da comprimari”.
E parlando di economia, il presidente di Assopopolari insiste sul tema del complesso di inferiorità: “C’è quella miniera d’oro rappresentata dall’enogastronomia del nostro territorio, che però non sappiamo sfruttare e imporre sul mercato. Ciascun produttore gioca la sua partita in solitaria. Nessuno ha mai pensato di puntare sul brand Piacenza come ambasciatore di tutti. Qui, ancora una volta, Parma ci dà lezione: prima si dice ‘prosciutto di Parma’, poi vengono i produttori. E sappiamo che successo ha avuto questa strategia di mercato, non solo nell’agroalimentare, Parmigiano compreso. Insomma, oggi nel mondo tutti sanno dov’è Parma e nessuno sa dov’è Piacenza”.

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