Sforza Fogliani alla Giunta Barbieri: “Non si distingue dalle amministrazioni precedenti”

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E’ un’intervista a suo modo dirompente quella che l’avvocato Corrado Sforza Fogliani, presidente del Comitato esecutivo della Banca di Piacenza e alfiere di un conservatorismo politico che coniuga liberalismo e tradizionalismo cattolico, ha concesso al giornale on line Il Piacenza. Senza reticenze e senza lasciare spazio ad allusioni di sorta, Sforza è duro con la giunta Barbieri (“Non si distingue dalle amministrazioni di centrosinistra che l’hanno preceduta. Di sicuro dietro non ci sono io”); durissimo con la Fondazione di Piacenza e Vigevano e col suo presidente Massimo Toscani (“un festival di occasioni perdute, penso alla Ricci Oddi che poteva diventare, solo che la Fondazione lo avesse voluto, la quarta galleria d’arte moderna del Paese”); tranchant con la stampa locale (“certe notizie, le occasioni sprecate dalla città per l’ignavia di alcuni, non le pubblica”); sarcastico con la classe dirigente, intesa nel suo insieme di ceto politico, culturale ed economico, associativo (“non criticano la Fondazione perché sono lì col piattino dell’elemosina in mano, ingolositi dalla torta dei  4,5 milioni annui da dividere. Che lungimiranza possono avere?”); amaro, infine, per una città che retrocede ogni anno, che perde centralità, quasi sempre a beneficio dei cugini parmensi: come si fa, chiede Sforza, ad accettare il trasloco della Camera di Commercio a Parma accontentandosi di mantenerne la vicepresidenza?
Duro, dunque, il giudizio sulla giunta Barbieri: “Credo possa fare meglio – spiega l’avvocato – Non vedo iniziative che contraddistinguano questa Giunta rispetto a quelle precedenti, di differente colore politico. Non vedo differenze, non mi pare di aver visto nulla di diverso. C’è una forte delusione, perché gli ideali esistono eccome in politica e non si è vista discontinuità con le Giunte di centrosinistra”. Per il presidente di Assopopolari gli attuali amministratori “dovrebbero guardare alle incapacità del passato, non ancora superate da questa Amministrazione, e offrire spunti. Ad esempio è contro lo spirito liberale il fatto che autorizzazioni o permessi di costruzione debbano per forza passare in Consiglio comunale. Non è necessario un giudizio di merito in Consiglio, dopo il parere di legittimità di uffici e tecnici e dopo il vaglio dei progetti alla luce delle previsioni degli strumenti urbanistici”.
Sforza Fogliani rimprovera inoltre al sindaco di Piacenza di non fare una volta al mese un incontro per discutere con i cittadini: “In città dei nostri problemi non si discute mai. Nel dopoguerra si discuteva cosa fare in interminabili riunioni, c’erano dibattiti su dove posizionare un’opera pubblica o come farla. Adesso dove si discute? Qualche lettera al quotidiano locale dei soliti noti, e basta. Perciò rimprovero al sindaco di non fare una volta al mese un incontro – con tutti gli assessori e i cittadini, perlomeno “quelli che sanno leggere e scrivere” – in Sant’Ilario, in cui ci si metta a disposizione dei cittadini e si risponda. Anche per spiegare che alcune scelte fatte non erano sue, ma della precedente Giunta. Ma molti politici non se la sentono perché non sanno cosa dire e cosa, soprattutto, prospettare di nuovo ai cittadini”. Il rimpasto di giunta dell’ottobre scorso, inoltre, per l’avvocato Sforza Fogliani non ha risolto i problemi “Questo rimpasto può essere condivisibile o meno, ma non ha risolto il vero problema dell’Amministrazione. Che deve avere dei dirigenti di propria fiducia, o prenderne altri, secondo i casi previsti dalla Legge. Questa Amministrazione non ha dirigenti di fiducia e quindi ha capacità decisionali limitate, se non dimezzate. Roberto Reggi, da sindaco, appena arrivato, ha fatto “girare” tutti i vertici del Comune”.
Tranchant, infine, il giudizio sulla Fondazione di Piacenza e Vigevano: “La Fondazione fa iniziative culturali anche utili, servendosi di soldi della comunità amministrati in modo autoreferenziale, ma non entra nel merito delle problematiche degli imprenditori piccoli e grandi, come molte altre, che sono anche nei Confidi. Non si pensa a una Fondazione che aiuti l’economia: dicono che “non è previsto dallo Statuto”… però gli statuti non sono delle tavole di Mosè. Forse dipende dal fatto che, se non sbaglio, le associazioni di rappresentanza delle categorie sono in gran parte rappresentate nel Consorzio di bonifica… ma non nella Fondazione. Anche questo, un discorso da approfondire. E che verrebbe approfondito se Piacenza fosse una comunità che discute e si confronta e, forse anche, se avesse una classe dirigente nel vero senso della parola”.

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