Servizio vincente, Save the Children premia le mense piacentine

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C’è una classifica, tra quelle che passano in rassegna e valutano i vari servizi delle città italiane, in cui Piacenza si piazza finalmente ai piani alti. Secondo il rapporto 2018 di Save the Children “(Non) tutti a mensa!” – che attesta la qualità dell’offerta del servizio di refezione – le mense scolastiche piacentine sono promosse, i piatti serviti ai bambini sono buoni e l’organizzazione e gli investimenti sul servizio sono vincenti secondo quasi tutti gli indicatori previsti dal report.
Un risultato importante sotto molti aspetti, anche in virtù degli episodi che negli ultimi mesi hanno messo in evidenza le criticità che ancora oggi un servizio fondamentale come la mensa scolastica vive nel nostro Paese. Il Tribunale di Milano ha segnato un passo di civiltà con l’obbligo imposto al Comune di Lodi di riformare il regolamento che impediva di fatto l’accesso alle agevolazioni al servizio per le famiglie di origine straniera, provocando, di fatto, una grave discirminazione. Nello stesso tempo i risultati di un’indagine condotta dai Nas hanno rilevato le gravi carenze di qualità nell’offerta alimentare di molti istituti in Italia. Save the Children si batte da anni affinchè il diritto alla mensa scolastica di qualità sia garantito a tutti i bambini e le bambine. Nel 2017, solo il 51% degli alunni della scuola primaria in Italia ha avuto accesso ad una mensa, con disparità enormi nei sistemi di refezione scolastica e una distanza sempre maggiore tra Nord e Sud, dove si registra il numero più alto di alunni che non usufruiscono della refezione scolastica (81% in Sicilia, 80% in Molise, 74% in Puglia), come risulta dall’ultimo report di Save the Children “(Non) Tutti a Mensa!”.
Il rapporto di monitoraggio sul servizio di refezione nelle scuole primarie propone un’analisi delle politiche e delle prassi relative alla mensa scolastica in Italia, con focus sui 45 comuni capoluoghi di provincia con più di 100.000 abitanti. Il monitoraggio si sviluppa come un’indagine comparata di diverse variabili del servizio mensa, come la percentuale di accesso degli alunni al servizio, quella dei costi previsti da bilancio a carico delle famiglie, le tariffe, i criteri di agevolazione ed esenzione, le restrizioni, le eventuali esclusioni dei bambini dal servizio in caso di morosità dei genitori, ma anche le buone prassi in termini di partecipazione, educazione, alimentazione, riciclo, promozione della sana alimentazione e menu a basso impatto ambientale.
Secondo le statistiche di Save the Children tutte le scuole piacentine sono dotate di mense e locali appositi, il 95% dei bambini – tra le medie più alte in Italia – ne usufruisce. Un dato importante è quello relativo alla collocazione delle cucine: l’81% di esse si trova all’interno della struttura scolastica, garantendo un’alimentazione fresca e soprattutto legata ai prodotti del territorio.
Un ottimo piazzamento è poi quello relativo alla spesa pro-capite per i servizi ausiliari all’istruzione (cioè quelli che comprendono la mensa scolastica, il trasporto e l’assistenza degli alunni con disabilità): Piacenza è tra le città più virtuose con  71,66 euro di spesa dietro solo a Bologna (104 euro), Modena (79,64 euro) e Brescia (72,99 euro). E se, da un lato, il 71,77 per cento della copertura del bilancio è a carico delle famiglie, dall’altro è imporante come le tariffe minime si siano attestate a 1,75 euro, al di sotto – ad esempio, per restare in Emilia – dei 2,39 euro previsti a Parma e dei 3,09 di Reggio Emilia. Piacenza risulta inoltre fra le 9 città dove l’esenzione è attuata solo su richiesta con la valutazione dei servizi sociali (e non su fasce Isee) e fra le 28 che applicano le esenzioni e riduzioni delle tariffe ai soli bambini residenti nel comune di pertinenza della scuola erogante il servizio, oltre che fra i 34 che non
prevedono l’esclusione del bambino dal servizio in caso di morosità. La nostra città è stata segnalata, infine, per un progetto di sensibilizzazione alla cittàdinanza attiva e alla solidarietà grazie all’iniziativa (come i Comuni di Milano e di Ravenna) di servire la pasta di Libera Terra realizzata con i prodotti dei terreni confiscati alle mafie.

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