Di Michela Bassi

L’ufficio dei beni culturali della Diocesi ha scelto come soggetto del secondo tour virtuale le chiese scomparse di Piacenza. Partendo da una mappa, datata 1627, e realizzata dal cartografo e ingegnere Alessandro Bolzoni, la guida Luca Maffi ha condotto gli spettatori alla scoperta di chiese oggi non più visibili perché demolite o distrutte dall’usura del tempo e dalla scarsa manutenzione. Il tuor virtuale ha toccato le due principali piazze cittadine, Piazza Duomo e Piazza Cavalli, deviando poi verso via Scalabrini, seguendo le tracce dell’antica via Francigena percorsa dai pellegrini.
È stato così possibile ricostruire la storia della Chiesa di San Giovanni Da Domo, una volta situata in Piazza Duomo, “posizionata in asse con il Battistero, collocata dove è la colonna con la statua dell’Immacolata”. Un vasto e articolato complesso architettonico di cui faceva parte anche la Cattedrale, il cui attuale edificio venne costruito nel 1122, e la Chiesa di Santa Giustina, posizionata al di là dell’abside di San Giovanni De Domo.
Demolita la Chiesa di San Giovanni, i suoi canonici si trasferirono in San Michele, chiesa una volta situata tra via XX Settembre e via Felice Frasi, ma oggi non più visibile e sostituita da un magazzino. Della Chiesa di San Michele rimangono solo alcune colonne, conservate all’interno dei Musei Civici di Palazzo Farnese mentre, per ricordare tutte le chiese piacentine scomparse, sulla facciata della parrocchiale di San Pietro sono collocate le statue dei santi titolari di quelle comunità: l’arcangelo, San Giuliano, San Martino e Santa Maria dei Pagani.
La città di Piacenza infatti era molto ricca di chiese, tanto da essere soprannominata la “città dalle cento chiese”. Questo fenomeno si spiega pensando alla via Francigena che passava a Piacenza e che era percorsa da moltissimi pellegrini i quali venivano ospitati in alcuni ospedali accanto ai quali sorgeva spesso una chiesa. “Un ulteriore fervore edilizio si ebbe nel Sei e Settecento, quando il trasferimento dal contado alla città delle famiglie nobiliari le spingeva a costruire nuove chiese per affermare il prestigio del casato”, afferma Manuel Ferrari, direttore dell’ufficio dei beni culturali della diocesi che, insieme al Museo Kronos e alla cooperativa Cooltour, ha organizzato il tour virtuale.
Anche in questa occasione, come nella prima puntata dedicata agli affreschi sulla cupola del Duomo a opera del Guercino, la partecipazione è stata molto elevata, registrando accessi anche da Lombardia, Liguria e Lazio.




