SCRITTO CON I PIEDI – Senza brillare, un Piacenza spietato batte su rigore Salus Legnano

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E dopo la Virtus di Verona, Piacenza conquista anche la Salus di Legnago. Nomi avversari più da palestre per tirare di boxe che per il calcio. Ma questa è la serie C, una serie che trova linfa in piccole realtà con squadre in ambito professionistico. L’incasso da spettatori paganti è voce marginale nel bilancio, i soldi sono sempre più virtuali. I calciatori, oltre a giocare, devono trovare società che rendano meno virtuale la loro retribuzione. Il gigante Piacenza che sbanca la minuscola Legnago è, sulla carta, quasi atto dovuto. Non è mai così in campo, i giganti in serie C non esistono. I biancorossi hanno comunque vinto a Legnago. Hanno capitalizzato il vantaggio, lo hanno difeso senza soffrire. Hanno raccolto la terza vittoria consecutiva, e l’hanno ottenuta senza brillare. Poi va’ a capire cos’è il brillare. Quei nove punti messi in classifica l’hanno tanto lucidata, che oggi non brilla, abbaglia. Mister Scazzola conferma il 4-4-2 portafortuna e presenta un paio di novità. A destra c’è Marino, non Munari, in difesa c’è Cosenza, non Marchi. I primi venticinque minuti servono a intristirsi. La compagine legnaghese non trova modo di rendersi pericolosa, quella piacentina la ricalca. All’improvviso un lampo squarcia il grigiore. La giocata della punta veneta, con finta e tiro nello stesso movimento, ricorda quelle di Basile, centravanti ex Rhodense. Pratelli è battuto, la palla sbatte contro la traversa. Perché Basile, perché Rhodense? Col primo ho condiviso campi e desco, con la squadra di Rho ci fu la passerella promozione da C2 a C1. Era la stagione 83-84, quella in cui ti chiedevano “Quanto ha fatto il Piace?” e rispondevi “Ha vinto 1 a 0, Madonna su rigore”, anche senza saperlo. Era un Piacenza che aveva in campo uomini cui era impossibile non affezionarsi: il Mulo, il Mindo, Serena, Filosofi, l’idolo (personale) Pertusi. Volevo bene pure a quella disgrazia di Reali. C’era anche Ivano Comba in quella formazione. A Piacenza arrivò l’anno prima, ma imparammo a conoscerlo sotto la gestione del “Titta”, che se lo tenne vicino per tutta la sua permanenza in biancorosso. Quando recapitavano le Pagine Bianche nuove, controllavo ci fosse sempre la linea intestata a Comba Ivano. Non l’ho mai chiamato, ma mi piaceva saperlo in città. L’abnegazione di Ivano ha entusiasmato i tifosi e segnato gli spogliatoi vissuti. Mettere il verbo segnare e Comba nella stessa frase può sembrare una forzatura, non era proprio il suo mestiere. Quell’unico goal con la nostra maglia ce lo ricorderemo sempre: troppo bello, troppo voluto. Come ricorderemo il piacere di averlo conosciuto. Il Piacenza di oggi non ha un Comba. Il Piacenza di oggi non assomiglia a quello della stagione 83-84, però il Piacenza di oggi vince 1 a 0 e Dubickas calcia benissimo i rigori

Protagonisti

Pratelli: c’è poco da fare, sull’unico tiro in porta parte in ritardo, ma ci arriva.

Giordano: lo cercano spesso, segno positivo, difende con affanno, segno negativo.

Cosenza: si immola in una circostanza, sventando una chiara occasione. Ha il passo ancora un filo lento.

Nava: corazziere nato, a crescita professionale ricorda il Corbari dell’anno scorso.

Parisi: risponde alla garibaldina all’ordine di non passare la metà campo.

Gonzi: una di quelle giornate in cui si avvita troppo e finisce per piantarsi nel terreno. Nel finale va a prendersi falli preziosi.

Suljic: l’azione martello è un po’ affaticata. Perde tre contrasti, nella stessa partita non si era mai visto. Però c’è sempre, fino alla fine.

Castiglia: è arrivato in forma, si è immerso in pieno nell’avventura biancorossa. Le gioca tutte e cresce.

Marino: ha qualità e velocità, ma deve perdere in fretta il vizio di perdere palle pericolose.

Cesarini: stavolta il tocco non è il solito. Forse l’ammonizione ingiusta lo ha innervosito e a memoria conto tre gialli messi a registro.

Dubickas: un maldestro retropassaggio lo libera davanti al portiere, gli riesce la peggior cosa. Dimenticata in fretta, negli occhi rimane solo la freddezza con cui piazza il rigore.

Sono entrati:

Raicevic: rileva Cesarini. Va a prendersi il rigore che decide la partita, è stato lui a far saltare il banco.

Munari: rileva Marino. Poteva essere lui a far saltare il banco, il portiere gli ha detto di no.

Rillo: rileva Dubickas. Un po’ per coprirsi, un po’ per perder tempo.

Mister Scazzola:

Ha capito che la vittoria col Mantova era quel tipo di scossa che serviva alla squadra. Niente frena di più dei risultati che mancano, niente gasa di più dell’avere fortuna.

Legnago Salus – Piacenza 0-1

Legnago Salus: Enzo; Bruno, Bondioli (70’ Gasparetto), Stefanelli, Rossi; Lollo, Yabre, Paulinho (82’ Lazarevic); Contini (70’ Sgarbi), Gomez (65’ Alberti), Buric. Allenatore: Serena

Piacenza: Pratelli; Parisi, Cosenza, Nava, Giordano; Gonzi, Castiglia, Suljic, Marino (57’ Munari); Cesarini (68’ Raicevic), Dubickas (84’ Rillo). Allenatore: Scazzola

Marcatori: 74′ Dubickas su rigore

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