SCRITTO CON I PIEDI – Padova troppo grande per un Piacenza piccolo piccolo

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Piacenza – Padova 1 – 3

Dati certi: il Padova è squadra costruita per salire di categoria, il Piacenza per mantenerla. Risolvere il problema di chi avrebbe vinto era semplice sulla carta, è stato semplice sul campo. Troppa la differenza di valori? Sicuro, ma i ragazzi pilotati da Mister Scazzola sono mancati in ogni fase, dando l’impressione di giocare una partita persa prima di cominciarla. Dopo neanche dieci minuti arriva il vantaggio ospite. La finalizzazione è di pregio, il contropiede che trova sessanta metri di campo aperti, inspiegabile. Si infortuna l’ex di turno Saber. In campo c’erano altri due ex: quel Della Latta che ha sfiorato la serie B nei playoff, quel Donnarumma che perse la B nei playout. Storie e campionati molto differenti. Torniamo a Saber che esce, perché quello che entra al suo posto, gioca un ruolo importante nel raddoppio. Lo schema è roba fine. Passaggi in serie ipnotizzano la difesa piacentina., il neo subentrato la affetta col filtrante. Palla in area, attaccante riceve, portiere in uscita, colpo sotto, e zero a due. Si potrebbe anche applaudire. All’intervallo chiediamo di scacciare quel senso di impotenza dimostrato. Otteniamo due sostituzioni: escono Marino e Parisi, entrano Giordano e Bobb. Basta poco per capire che sono addendi, il loro ordine non determina il risultato. Padova adotta il basso profilo, gli affanni del Piacenza a passare la metacampo, sono sufficienti per non infierire. Dopo il canonico giro di sostituzioni, dopo un paio di azioni che portano il pallone troppo vicino all’ area presidiata da Donnarumma, i patavini decidono di chiudere e mettono dentro il terzo goal. Sono bravi, sono più forti, niente da aggiungere. Anzi qualcosa da aggiungere rimane, il goal di Raicevic. Serve solo ai fini del tabellino, ma è importante sapere che può segnare.

Protagonisti:

Pratelli: Due grandi parate contengono il passivo in proporzioni umane. Il terzo incassato sembrava parabile.

Marchi: la sbandata che porta al primo goal non lo riguarda, il resto in qualche misura sì.

Nava: quel timore reverenziale che condiziona il rendimento.

Armini: è lui il prescelto per la corsia di destra. Si pensava a una maggiore solidità.

Parisi: ho faticato a riconoscerlo. Non sbaglia mai, gli veniva niente.

Suljic: stavolta le sue linee essenziali si scontrano con le verticali avversarie. Nello scontro ha la peggio.

Marino: ha copiato Parisi, è finito fuori tema.

Corbari: aspettarsi qualcosa in più è lecito.

Gonzi: perché non può essere utilizzato come l’anno scorso?

Rabbi: passa anche per queste prove la crescita. Sembrava Mammolo in mezzo ai giganti.

Dubickas: si batte e si sbatte, ma pericoli non ne crea.

Sono entrati:

Bobb: rileva Marino. Aumenta il tasso tignoso del centrocampo, la qualità no.

Giordano: rileva Parisi. Presidia la fascia lato tribuna, ma anche dal rettilineo si è visto che grandi scosse non ne ha date.

Raicevic: rileva Dubickas. Il goal è bello, inutile, ma bello.

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