
Mancava dal ventidue aprile una partita ufficiale del Piacenza. Gli appassionati hanno riempito questi
quattro mesi di fermo seguendo le labirintiche strategie delle varie Leghe Calcio, sperando in un
ripescaggio. C’era di che non annoiarsi: tra versamenti, rinvii, proroghe, ricorsi, fideiussioni, si è giunti
all’ultima settimana di agosto e ancora non c’erano ufficialità. Serve ricordare che la serie B ha iniziato il
torneo con due squadre incognite, cose mai viste. Alla fine, come d’abitudine, trattamenti di favore per i
biancorossi non se ne sono visti. La serie D meritata sul campo nella scorsa stagione, è stata confermata. Il
nuovo campionato tra i dilettanti del Piacenza ha preso il via domenica scorsa a Ciserano, proprio come
nella stagione del record punti targato Franzini. La differenza sostanziale è che col Franz pareggiammo
(anche in casa tra l’altro uscì il pari). Mister Maccarone ci ha invece esordito con vittoria; sofferta, tribolata,
ma comunque meritata. Vien da pensare che gli addetti ai lavori parlino con cognizione di causa quando
indicano l’armata biancorossa come ammazza campionato. E non dev’essere facile essere addetti ai lavori
in serie D. Serve conoscere tonnellate di calciatori, allenatori, direttori sportivi, presidenti. Misteri per il
semplice appassionato presentatosi in tribuna a Ciserano. L’impressione di primo pelo è che i piacentini
vivranno una stagione coinvolgente. Il livello delle contendenti è alto, le potenzialità individuali ci sono,
magari non ancora espresse in toto. Servisse un esempio: Vicario, oggi portiere della Nazionale, era in
campo col Venezia che incontrammo nella poule scudetto di categoria (sempre stagione 2015-16). Il
presidente Polenghi, e i tanti vicepresidenti, si sono spesi perché il Piacenza sceso tra i dilettanti, figuri
come squadra professionistica. Hanno puntato su Alessio Sestu direttore sportivo e Massimo Maccarone
allenatore, entrambi quasi esordienti, entrambi con importanti trascorsi di campo. Hanno acquistato un bel
“cioppo” calciatori, tra cui i cavalli di ritorno Silva e Corradi. Hanno imposto numerazione fissa e nome sulla
divisa proprio come tra i grandi. Quelli di Ciserano, anonimi e coi numeri da uno a undici, sono sembrati
bellissimi. La dirigenza si affida ai tifosi per rendere l’ambiente professionistico. In trasferta, in stadi
microscopici, si farà sicuro bella figura. In casa suonerà un’altra musica. Gli antichi spalti del Garilli risultano
sovradimensionati pure per categorie superiori. Possibile verificare l’impatto stadio già domenica prossima,
in occasione dell’esordio casalingo contro il Villa Valle. La squadra è espressione del paese bergamasco Villa
d’Almè, sul loro sito ufficiale scrivono: “Primeggiare non significa per noi solo vincere, ma offrire ogni
giorno ai nostri tesserati e alle loro famiglie un luogo di aggregazione, un insegnamento alla disciplina
sportiva e a coltivare sani principi. Che ci sia o meno un futuro Messi, Ronaldo, Del Piero o Baggio, non
importa: da oltre settant’anni a Villa d’Almè si gioca al pallone”. Quelli del Villa Valle se lo possono
permettere, il Piacenza invece no. Mister Maccarone dovrà dimostrare che la squadra cresce, che la sua
proposta di calcio effervescente è reale, che lui è alla guida di un potente rullo compressore. Tradotto:
primeggiare a Piacenza significa solo vincere. I nostri tesserati sono stati avvertiti.




