SCRITTO COI PIEDI – Piacenza Calcio nel segno di Simone Di Battista

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Il Piacenza Calcio ha chiuso la stagione al dodicesimo posto. Una posizione tranquilla, scremata da patemi di retrocessione, mondata da spareggi promozione. Una posizione che dirigenza e tifosi avrebbero sottoscritto a giugno 2020, quando nacque il progetto di rinnovamento. E che avrebbero continuato a sottoscrivere fino ad aprile 2021 avanzato. In maggio avrebbero smesso, la zona play off era davvero ad un passo. Il dodicesimo posto raggiunto dai biancorossi, è un limbo che nasconde le tribolazioni attraversate. Dalla pianificazione estiva, alla salvezza di Vercelli (penultimo turno di campionato), ne sono avvenute parecchie. Proviamo a ripercorrerle con l’ex direttore sportivo Simone Di Battista. Diede le dimissioni a mercato invernale in corso, ma il suo operato, ha contrassegnato l’intera stagione.

Buongiorno Simone, il presidente Pighi nel ringraziare tutti quelli che hanno contribuito all’impresa, ha sottolineato il valore delle scelte estive. Un bell’attestato di merito.

Ho ringraziato e ringrazio il presidente; con lui i soci e i collaboratori tutti. La stagione della squadra si è chiusa bene ed era la cosa importante. La mia esperienza biancorossa è finita in anticipo, ma sono soddisfatto di quello che abbiamo realizzato.

Come nasce un progetto complicato come quello che ti hanno proposto a Piacenza?

Ci siamo trovati subito. La società doveva rinnovare la rosa con l’intento di contenere costi di gestione. I passaggi dettati erano: valorizzare il buon settore giovanile, scovare profili adatti, puntare al premio della Lega di serie C per il numero di Under schierati. Un lavoro importante, ma con alle spalle una società seria come il Piacenza, si semplifica.

Considera che non voglio fare conti in tasca a nessuno: sono passati quaranta giocatori quest’anno. Non sono troppi per un progetto in economia?

Abbiamo puntato su profili giovanissimi. Scommesse che sia noi che i ragazzi interessati, volevamo vincere. Il peso sul bilancio era minimo. Inoltre abbiamo considerato anche la possibilità di un focolaio nel gruppo durante l’anno. Cosa purtroppo avverata. Forse potevamo tesserarne qualcuno in meno, ma preferisco applaudire la società per aver tesserato quelli di gennaio. E che tesserati.

Dimenticavo che è stata la prima stagione Covid e che ne sai qualcosa. Ti sento in forma, tutto risolto?

Si tutto bene. Anche durante la malattia non ho avuto particolari problemi, sono stato fortunato. La squadra ha pagato più di me. A parte l’organico assottigliato, i ragazzi hanno lavorato un mese senza allenatore. Proprio mentre stavano proponendo continuità nelle prestazioni.

Eri l’unico a Piacenza che conosceva Mister Manzo. Si giocava a calcio come nessuno in serie C. Scelta troppo spregiudicata?

Avevo lavorato tre anni con il Mister. Metodi, mentalità e fame calcistica erano adatti per formare un gruppo che nasceva sul pulito.

Azione che comincia dal basso, massimo due tocchi palla a persona, lanci lunghi e spazzate difensive vietate. L’impostazione era a modulo fisso. Poi il reintegro di Corradi. Schemi e corsa sono importanti, ma uno buono serve sempre?

Corradi è giocatore di categoria superiore. Aveva altre ambizioni, che ha concretizzato solo a gennaio. Appena si rese disponibile, entrò diritto nei meccanismi.

Sfatiamo una voce che circola in città: Corbari schierato fuori ruolo da Manzo.

Non è vera nella maniera più assoluta. Premessa la duttilità di Corbari, che ha giocato ottime gare anche nella linea difensiva, è stato schierato in quel ruolo per compensare assenze. Mi collego a quanto detto prima: la rosa era ampia, ma non tutti erano pronti da subito.

Piacenza ha disputato due campionati, l’andata e il ritorno. Al di là del cambio di allenatore e dei rinforzi, non trovi che i “tuoi” ragazzi siano cresciuti nella seconda parte?

Mister Scazzola ha fatto un lavoro splendido. Conosce la concretezza categoria, ha saputo trasmettere le convinzioni necessarie per affrontarla. Abbiamo visto due campionati, ma lo spirito di gruppo è stato filo conduttore dalla prima all’ultima giornata.

In via Gorra è già passato un direttore generale che inglobava le funzioni di direttore sportivo. Non si ha un gran ricordo. Sei diretto interessato, però te lo chiedo: come vedi questa fusione di ruoli?

In linea generale ritengo importante ci siano due figure. La qualità dell’operato aumenta. Nello specifico della realtà piacentina, il direttore Scianò conosce l’ambiente e lo conosce da tempo. Se vorrà continuare nel ricoprire il doppio ruolo, ha tutto per fare bene.

Due battute rapide: Sestu non si poteva tenere? Sembrava volesse restare. E hai parlato di categorie superiori, ci vedrei bene Libertazzi.

Per Sestu non era proprio possibile, una questione economica. Libertazzi ho avuto modo di apprezzarlo in tante stagioni e anche qui ha confermato tutto il bene che penso. Ne approfitto per fare i complimenti a Stucchi. Lo seguii nel campionato vinto con la Pergolettese. Ragazzo validissimo, sono contento abbia trovato spazio.

Grazie Simone, spero di vederti presto allo stadio, magari pieno.

Speriamo davvero perché il calcio senza gente è uno spettacolo zoppo.

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