Ne ho sempre avuto coscienza. Quando si vince, va tutto bene. Quando si perde, va tutto male. E quando si pareggia, va medio. Il triennio di Armando Mulinacci a Piacenza è il condensato delle tre facce che il risultato calcistico consente. Il primo anno segna dodici goal e ci salviamo medi. Il secondo ne segna cinque e retrocediamo male. Il terzo ne segna sempre cinque e siamo promossi bene. Cerco in rete sue notizie. Armando non ha una pagina Wikipedia. Il primo risultato è un articolo che lo descrive come Guardiola sulla panca del Metanopoli. Il secondo è un’intervista in cui i fratelli Inzaghi dichiarano di aver avuto il poster del “Mulo” affisso in camera.
Buongiorno Armando, toglimi subito una curiosità. Nato a Cortemaggiore, mago del Metanopoli. Fu la benzina magiostrina a tessere il filo conduttore?
Si, mio padre lavorava all’ENI. Lo mandarono in missione agli impianti della Super Cortemaggiore. Conobbe mia madre, e da lì per me è stata tutta in discesa. Tornammo poi a San Donato, dove sono cresciuto, dove ho cominciato a scalciare il pallone. All’epoca Metanopoli era un po’ diversa, c’erano campi da calcio dappertutto. E moltissimi ragazzi che li riempivano. La mia squadra era fortissima. Quando venne l’osservatore del Sant’Angelo a visionarci, ne tesserò 8 in un colpo.
Già che ci siamo ne ho un’altra da cavarmi. Ma dove l’hanno trovato il tuo poster
gli Inzaghi? Ho qualche anno più di loro e non ricordo ne circolassero all’epoca.
Ho visto quella foto nel libro di Filippo Inzaghi uscito qualche anno fa. Penso che Giancarlo, il papà, l’abbia trasformata in una versione gigante. Tra l’altro mi dicevano che la esponevano molti negozi di articoli sportivi lì in città; beh è una bellissima foto con tre bomber piacentini tutti insieme ………e quando ricapita? Adesso c’è la versione “trent’anni dopo”.
Arrivi in biancorosso dopo buoni campionati al Sant’Angelo. A parte che i barasini erano malvisti in zona, avevi anche segnato contro di noi. Come ti accolsero a Piacenza?
Nessun problema sono magiostrino con i tifosi ci fu subito empatia e poi partii sparato quell’anno la misi subito alla prima di campionato. Adesso che ci penso, mi sa che ho sempre segnato all’esordio di stagione (per essere precisi, in C2 il goal arrivò alla seconda). E non dimenticare che mi sono sdebitato: in biancorosso ho segnato ai lodigiani.
Dopo una gara dissi a un compagno di squadra che era scarso. Lo dissi un po’ troppo convinto forse. Ad oggi mi evita anche nelle partitelle tra amici. Siccome su un forum di tifosi bresciani sei citato tra i brocchi che hanno vestito la loro maglia, volevo chiederti: ci si rimane così male ad essere considerati “grammi”?
Non sono solo citato ma sono anche in una delle formazioni flop 11 e mio figlio mi prende ancora in giro. Comunque ritengo che fosse un gioco di tifosi, tra l’altro, se non ricordo male, ero in buona compagnia con giocatori come Sella, Graziani e Lupu. Per fortuna in quel forum c’era pure chi mi difendeva a spada tratta. Con le rondinelle pur segnando poco diedi comunque il mio buon apporto alla conquista della serie B con 25 presenze nel campionato 84-85 (purtroppo quello amaro per il Piace). Quella squadra era già costruita per andare in serie A. Come poi accadde l’anno successivo.
Nel bresciano il palato calcistico sarà più educato del nostro. Qui nei pesi morti non ti ci metterebbe nessuno. E sia detto senza blandizia. Chiudi la carriera a Rimini dopo dieci anni di professionismo. Ti sei detto che dopo uno spettacolare goal in rovesciata poteva bastare?
E’ vero …spettacolare, veramente bello. Quel gol ancora adesso gira in apertura di qualche trasmissione del riminese, tra l’altro fu un gol vittoria a pochi minuti dalla fine.
Studiavo giurisprudenza, mi mancavano pochi esami. Arrivò la pubalgia che mi inchiodò per un anno. L’età era quella in cui cominci a chiederti: “E dopo?”. Così ho scelto la nuova strada. Nel calcio non so se sono arrivato al massimo livello consentitomi ma sono comunque contento di aver vissuto per molti anni il sogno che avevo da bambino. Come sono contento di essere tornato nella società dai cui tutto prese inizio. Abito ancora vicino ai campi. Finito il lavoro, vado agli allenamenti.
Armando, ma tu avevi un procuratore?
Ho conosciuto Oscar Damiani, uno dei pionieri tra i gli agenti, l’ultimo anno che ho giocato. Se una società ti comprava, eri suo fino alla cessione. I contratti erano a tempo indeterminato. Oggi leggi spesso che non ci sono più le bandiere. Prima potenzialmente eravamo tutte bandiere, essendo vincolati a vita.
Parliamo di cose serie: maglie biancorosse. Stiamo cercando foto, esemplari originali, scampoli. Tutto quel che serve, per poter ricostruire una storia lunga cent’anni. Ne hai in qualche angolo del guardaroba?
Ti cercherò qualche fotografia, perché maglie non ne ho. Sono sempre stato denudato nelle invasioni di fine campionato.
Scusa ma la parola scampoli mi si è collegata a Cenci. Era la stagione 82-83, retrocediamo all’ultima giornata per un pari merito mai visto. Alle tre retrocesse ci aggiungiamo noi, con la peggior classifica avulsa delle cinque squadre coinvolte. Vista dagli spalti fu orribile. Com’era l’umore quella domenica a Vicenza?
La partita l’avevamo vinta. Entrò nello spogliatoio Bertuzzi, disse che ci avrebbe dato un riconoscimento. Secchi d’acqua gelata volavano ovunque. Siamo sulla strada per casa, a novantesimo minuto ci danno retrocessi. I più bravi in matematica cominciarono a far di conto, ma nessuno sapeva bene le regole. Della classifica avulsa intendo. L’autista, pietoso, si fermò in un autogrill. Dove trovammo voi tifosi, increduli. L’abbraccio che ne seguì, è uno dei miei ricordi pregiati.
La stagione dopo cambia tutto. Arriva Garilli con il sovietico piano quinquennale e la stabilità. In dono porta due Rota, uno in panca e uno in ufficio. Ricominciamo sul pulito. Quasi sul pulito, sei tra i pochi confermati. In attacco non avete fatto sfracelli, ma eravamo tanto quadrati e motivati che siamo saliti di categoria. Sentivate che stava nascendo qualcosa di importante?
In attacco giocavamo io, Adami e Madonna. Qualche golletto lo abbiamo messo insieme. Certo non era un 4-3-3 alla Zeman, però soddisfazioni ce ne siamo tolte. Il cambio di presidenza portò organizzazione. Quell’anno ero militare con sede a Napoli. La società gestì in vece mia, tutti i rapporti con l’Esercito. Fosse successo un anno prima, avrei dovuto arrangiarmi.
Hai conosciuto Reali. Noi lo abbiamo conosciuto dopo. Capire se un compagno vende le partite, non è semplice credo. L’incredibile è che nessuno prenda mai posizione. Hai mai vissuto episodi, diciamo spiacevoli, in carriera?
Le uniche situazioni furono quelle classiche. Quelle in cui il punto serve a entrambe, oppure punti ininfluenti dove si cerca di evitare l’infortunio. Poco rispettose certo, ma non c’erano accordi. L’errore voluto è davvero qualcosa di innaturale. Da professionista tutto, allenamenti, lezioni teoriche, è incentrato ad evitarli.
Abbiamo finito, grazie Armando. Nel 2019 ti aspetto allo stadio e ti regalo la maglia. Un paio le ho ancora.




