A Piacenza – traducetelo in vernacolo – si dice “Santa Lucia, la giornata più corta che ci sia”, in altre regioni si dice “La notte di Santa Lucia è la più lunga che ci sia”: sfumature da bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno che svelano differenze del dna dei luoghi, ma segno tangibile della comune devozione per una ricorrenza che unisce la nostra città a tante altre (da Stoccolma in Svezia a Siracusa in Sicilia, dove visse) nel mondo.
Per i bambini della nostra città è soprattutto giorno di festa, perché (ancor più che per il 25 dicembre) coincide con dolciumi e tanti regali portati – così raccontano i genitori e i nonni – proprio dalla santa in spalla al suo asinello, ma i piacentini sono davvero in buona compagnia.
Non a caso anche il Comune ha deciso di ripetere come ogni anno la festa per le scuole a Palazzo Gotico, con lo spettacolo di animazione e il saluto del primo cittadino seguito da merenda e consegna di piccoli doni. Movimento anche nel pomeriggio, con il piccolo carro trainato da un asino per portare Santa Lucia lungo le vie del centro e dolciumi e altri doni per i bambini.
In Italia la devozione popolare ha eretto la martire a protettrice della vista – più che per l’episodio dello strapparsi gli occhi, quasi certamente inventato – per il suo nome che deriva dal latino lux (luce): proprio questa caratteristica – e il rimando a culti precristiani – la lega fortemente alla Svezia, dove ogni anno per il 13 dicembre viene eletta la “Lucia di Svezia” che raggiunge la città siciliana di Siracusa per partecipare alla processione dell’ottava, in cui il simulacro di Santa Lucia viene ricondotto in Duomo. Alla rovescia, nell’emisfero Sud – dove pure è venerata – il 13 dicembre è uno dei giorni con più ore di luce dell’anno.




