Salute, le cure naturali che integrano i farmaci
Specialisti a confronto per prevenire le malattie

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Alternative Medicine.di Elena Caminati – Sono sempre di più i pazienti che si rivolgono alla medicina non convenzionale, in Italia circa 10 milioni di persone e i numeri sono in crescita. La medicina tradizionale è obbligata, in questo contesto di grande trasformazione, a porsi delle domande. E’ per questo che l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Piacenza, con la collaborazione scientifica della Società Bio-Giuridica piacentina, ha organizzato un convegno per fare chiarezza sui diversi ambiti in cui entra la medicina non convenzionale. Si sono confrontati esperti illustri, medici tradizionali e rappresentanti della medicina alternativa, omeopati, agopuntori, fitoterapeuti. “C’è un gran bisogno di avere informazioni corrette – spiega il dott. Augusto Pagani, Presidente dell’Ordine dei Medici di Piacenza – di dialogo tra i medici che praticano la medicina scientifica e non convenzionale, tutto a tutela del paziente, affinchè  possa scegliere come curarsi, con il consenso informato e consapevole e che le cure non convenzionali siano adeguate alle patologie per cui vengono prestate. Mai distogliere il paziente – continua Pagani – da cure sperimentate ed efficaci e proporre ai pazienti cure che provate e sperimentate non sono”. Fondamentale, allora, l’applicazione delle regole della professione, la deontologia a cui i medici si devono attenere. “I medici che applicano cure non convenzionali – conclude il Presidente dell’ordine – hanno una responsabilità maggiore in tema di consenso”.
Pare di capire che le medicine non convenzionali (o integrative) si devono porre e proporre non in contrapposizione alla medicina tradizionale, ma come integrazione della cura utile al malato, e che in ogni caso devono essere praticate nel rispetto delle leggi e del codice deontologico e supportate dal necessario percorso formativo.
Una sezione specifica del convegno è stata dedicata a diete ed alimentazione: sempre più spesso vengono pubblicizzate, soprattutto in tv, diete miracolose che promettono una repentina perdita di peso con l’assunzione o, talvolta, la non assunzione, di prodotti specifici. “Quello che conta – ha spiegato il dott. Luca Busetto, ricercatore del Dipartimento di Medicina Università di Padova – è la mentalità con cui si affronta il problema dell’aumento grave di peso; l’errore più frequente è affrontare la tematica solo in termini di perdita di peso ponderale in un breve periodo, in reltà occorre ragionare sul lungo periodo, modificare lo stile di vita del paziente, agire insomma sul contesto in cui viene fatta la dieta”.
Le diete iperproteiche, del sondino, chetonica, tisanoreica, vegetariana o vegana non sono scienficamente provate, e i loro effetti sono temporanei, anzi il vero rischio è che al termine del trattamento si finisca per assumere lo stesso peso perso in precedenza. Lo conferma la dott.ssa Mara Negrati, responsabile U.O.S. Nutrizione clinica dell’ospedale di Piacenza: “partendo dalla dieta di Atkins, la prima degli anni 70 particolarmente povera di carboidrati, venendo fino alle più recenti, danno un calo ponderale del peso, di massa grassa, ma in breve tempo, tanto è vero che alcune di queste diete non possono essere seguite per più di quindici giorni. Provocano infatti astenia, malessere, inappetenza, affaticabilità e sul lungo termine non producono risultati. Al contrario una diete equilibrata, seguita da un’equipe di medici che prende in carico il paziente dopo averlo sottoposto ad accurati esami clinici, porta sul lungo periodo ottimi risultati, partendo dallo stile di vita del paziente”.

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