
La pandemia, i divieti, i continui cambiamenti di colore delle regioni non fermano la voglia di arte e cultura dei piacentini. Ne è la dimostrazione il tutto esaurito che fa registrare l’iniziativa “Ritroviamoci al Farnese”, in programma ogni mercoledì e venerdì sera presso i Musei Civici di Palazzo Farnese. Nel corso dell’ultima visita lo storico dell’arte Alessandro Malinverni si è concentrato sul Settecento e sul rapporto di reciproca stima che univa i maestri del Neoclassicismo, Antonio Canova e il pittore piacentino Gaspare Landi e nella visita ai dipinti di quest’ultimo nella Pinacoteca. Il legame tra i due noti artisti del Settecento è testimoniato anche da alcuni omaggi che il pittore piacentino rivolge ad Antonio Canova in alcuni quadri che prendono spunto dai gruppi scultorei di “Amore e Psiche” e “Venere e Adone”. Alessandro Malinverni ha però ricordato anche un’altra tela importante a firma di Gaspare Landi: “Andata al Calvario”, collocata nella Cappella del Rosario nella Chiesa di San Giovanni in Canale, per la cui architettura venne chiesto un consiglio proprio a Antonio Canova. Lo storico dell’arte Alessandro Malinverni si è poi soffermato sul cambiamento nel modo di vestire che si verifica nel Settecento, cambiamento che emerge in molte tele esposte a Palazzo Farnese. Come nel quadro realizzato da Gaspare Landi e rappresentante Ranunzio Anguissola, che ne fu anche il committente. “In quest’opera – evidenzia Alessandro Malinverni – emerge l’affetto di Ranunzio per il figlio che viene abbracciato dal padre con un gesto di protezione. Nel Settecento il bambino smette di essere un adulto in miniatura e si vede anche negli abiti. Il padre indossa la parrucca, è vestito alla francese con la marsina, il gilet e la culotte, mentre il figlio ha gli stessi abiti dei figli di Maria Antonietta, più comodo e comunque diverso da quello degli adulti”. Il conte Giacomo Rota, ritratto qualche anno dopo, “non porta più la parrucca e indossa un frac, un’evoluzione della marsina”. Caterina Anguissola è invece rappresentata con un libro in mano. “Ha interrotto la lettura, dice ancora Malinverni. Probabilmente amava leggere, passione condivisa da molte donne nel Settecento.” Come anche gli incontri precedenti, anche quello incentrato sul Settecento ha visto la partecipazione di un folto pubblico, segno che il lavoro svolto dall’assessorato alla cultura del Comune di Piacenza ha dato i frutti sperati. “Si sta lavorando, coinvolgendo diversi protagonisti del mondo culturale piacentino, per far vivere anche in questi momenti la bellezza delle opere dei nostri musei, andandole a riscoprire attraverso guide e storici dell’arte competenti e appassionati” ha commentato l’assessore alla cultura Jonathan Papamarenghi. “Vogliamo garantire – continua l’assessore – non la semplice visita ma la fruizione attraverso eventi, sempre nel rispetto delle normative anti – covid, per ripagare quella grande voglia di arte che i piacentini dimostrano di avere forse più che in passato”. “La cultura infatti – chiosa Jonathan Papamarenghi – non si è mai fermata, nonostante la pandemia”.




