Ritorno a Forza Italia, prevalgono i dubbiosi

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Un pericoloso salto all’indietro e al 1994 oppure un progetto suggestivo per rilanciare un centrodestra che arranca nei sondaggi? La notizia del ritorno di Forza Italia, così come prospettato da Silvio Berlusconi in una recente intervista al giornale tedesco Bild (peraltro poi corretta “è solo una possibilità”), ha scatenato non poche reazioni nel Popolo della libertà, soprattutto tra gli ex colonnelli di Alleanza Nazionale che avrebbero reagito in maniera piuttosto stizzita. Anche gli “azzurri” di casa nostra stanno seguendo con particolare attenzione gli sviluppi di questo dibattito interno al partito, consapevoli che per il centrodestra si stia aprendo una stagione di rinnovamento nella speranza di farsi trovare competitivi per le elezioni della prossima primavera. Ma se nessun degli interpellati mostra riserve sulla possibilità che Berlusconi si ricandidi a premier, attribuendogli “titoli e credenzialità” per farlo, qualche incertezza in più serpeggia circa il futuro di un partito che – è opinione largamente condivisa – necessita una restaurazione. L’eventuale ritorno al nome di Forza Italia non provoca certo entusiasmi.
Con una buona dose di diplomazia il coordinatore provinciale del Pdl, Tommaso Foti, spiega al Corriere Padano che “un partito non cambia il nome sulla base di dichiarazioni rilasciate a un giornale tedesco. Il nome di un partito lo può cambiare solo il congresso, organo deputato, le decisioni quindi vanno prese nelle sedi opportune. Vorrei capire più che altro quali proposte ci siano sul tappeto per il futuro del partito”. Un ragionamento che ricalca quello dell’ex ministro ed ex An Ignazio La Russa: “Berlusconi ha tutte le carte in regola per potersi ricandidare, ci mancherebbe altro. I titoli li ha tutti, compresa la legittimazione popolare”.  “Sarebbe bello comunque fare le primarie anche in presenza di una candidatura unica” prosegue Foti “sfidando” una nomenclatura che negli ultimi giorni sembra essere proiettata ad accantonare la soluzione primarie.
Il deputato piacentino chiude il ragionamento lanciando comunque un suggerimento: “Se si deve cambiare il nome, perché non chiamarlo “Riparte Italia”, a me piacerebbe molto”.
Laconico il commento di Andrea Paparo, candidato sindaco alle ultime elezioni Comunali ed assessore provinciale del Pdl: “Ho sempre avuto la propensione di guardare avanti, non indietro”. Dichiarazione che lascia ben trasparire come il dibattito in questione non appassioni un politico che ha incentrato la campagna elettorale sul rinnovamento. Figurarsi dunque se un domani uno come Paparo dovesse trovarsi proiettato in un nuovo “Forza Italia”. L’“ala destra” dello schieramento ha il volto e la posizione di Marco Tassi, che comunque preferisce andarci cauto.
“Vanno ancora chiariti i contorni di queste affermazioni di Berlusconi che in parte sono state equivocate – spiega Tassi in premessa – Resta il fatto che il nuovo partito, qualunque sia il nome, non potrà prescindere dal contenere una destra forte. A me interessa il progetto di una forza politica che possa dare speranze in particolare ai giovani e che tenda a superare la logica di questo tipo di spending review. Vedo un partito che, anche negli enti locali, punta sul taglio agli sprechi, sulla legalità e sulla meritocrazia. Diciamo che non ho preclusioni di alcun tipo, ma prima vorrei vedere un programma”.
Per il giovane azzurro Giovanni Botti, cresciuto politicamente in Forza Italia, “Se Berlusconi ha deciso di ricandidarsi, avrà i suoi buoni motivi. A livello personale penso che qualsiasi sia il contenitore e qualunque nome assuma, confido che ci sia spazio per i valori di sussidiarietà, innovazione e nuovo welfare. Che sia Alfano, Berlusconi o La Russa a guidare il futuro del partito, l’importante è che ci sia una svolta, non solo generazionale, ma anche di mentalità”.
Insomma, per tutti il Pdl ha bisogno di un cambio di marcia. “Ma il ritorno di Forza Italia – chiosa qualcuno – ce lo si potrebbe anche risparmiare”.

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