Recovery plan, la bozza del piano. “Superbonus 110% prorogato al 2023”

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MARIO DRAGHI

Tutte le anticipazioni del piano da presentare alla Commissione europea. Previsto domani alle ore 10 il Consiglio dei ministri

Di Roberto Antonini, Nicoletta Di Placido e Luca Monticelli

ROMA – Il Consiglio dei ministri sul Recovery plan, a quanto si apprende, è convocato domani alle 10. L’agenzia Dire ha potuto visionare una bozza del piano di investimento pluriennale da presentare alla Commissione Europea, ecco le principali misure.

PROROGA SUPERBONUS 110% AL 2023

“Per far fronte ai lunghi tempi di ammortamento delle ristrutturazioni degli edifici, per stimolare il settore edilizio, da anni in grave crisi, e per raggiungere gli obiettivi sfidanti di risparmio energetico e di riduzione delle emissioni al 2030, si intende estendere la misura del Superbonus 110% recentemente introdotta (articolo 119 del Decreto Rilancio) dal 2021 al 2023“.

INEVITABILI ULTERIORI MUTAMENTI CLIMATICI, AGIRE PER MITIGARE

“Scienza e modelli climatici dimostrano inequivocabilmente come il cambiamento climatico sia in corso, ed ulteriori cambiamenti siano ormai inevitabili”. Pur essendo l’ulteriore aumento del riscaldamento climatico “ormai inevitabile, è assolutamente necessario intervenire il prima possibile per mitigare questi fenomeni ed impedire il loro peggioramento su scala”.

Alla luce di tutto ciò “serve una radicale transizione ecologica verso la completa neutralità climatica e lo sviluppo ambientale sostenibile per mitigare le minacce a sistemi naturali e umani: senza un abbattimento sostanziale delle emissioni clima-alteranti, il riscaldamento globale raggiungerà e supererà i 3-4 gradi prima della fine del secolo, causando irreversibili e catastrofici cambiamenti del nostro ecosistema e rilevanti impatti socio-economici”.

ECO-TRANSIZIONE TROPPO LENTA, BUROCRAZIA LA FRENA

La necessaria transizione verso una maggiore sostenibilità in un sistema a minore tasso di carbonio, per quanto urgente vista l’emergenza climatica, “sta avvenendo troppo lentamente, principalmente a causa delle enormi difficoltà burocratiche ed autorizzative che riguardano in generale le infrastrutture in Italia, ma che in questo contesto hanno frenato il pieno sviluppo di impianti rinnovabili o di trattamento dei rifiuti”.

A titolo di esempio, ricorda il testo, mentre nelle ultime aste rinnovabili in Spagna l’offerta ha superato la domanda di 3 volte, in Italia meno del 25% della capacità è stata assegnata. La transizione ecologica, quindi, “non potrà avvenire in assenza di una altrettanto importante e complessa ‘transizione burocratica’, che includerà riforme fondamentali nei processi autorizzativi e nella governance per molti degli interventi”.

STRATEGIA ECONOMIA CIRCOLARE ENTRO GIUGNO 2022

“La nuova strategia nazionale per l’economia circolare, che verrà adottata entro giugno 2022, integrerà nelle aree di intervento l’ecodesign, ecoprodotti, blue economy, bioeconomia, materie prime critiche, e si focalizzerà su strumenti, indicatori e sistemi di monitoraggio per valutare i progressi nel raggiungimento degli obiettivi prefissati“.

SISTEMA RIFIUTI NON VA, 60% IMPIANTI A CENTRO-SUD

I sistemi di gestione dei rifiuti “risultano oggi obsoleti e caratterizzati da procedure di infrazione in molte regioni italiane (in particolare nel Centro-Sud Italia)”. Inoltre, “il sistema risulta carente di un’adeguata rete di impianti di raccolta e trattamento”. Alla luce di ciò “il programma nazionale mira a colmare i divari di gestione dei rifiuti relativi alla capacità impiantistica e agli standard qualitativi esistenti tra le diverse regioni e aree del territorio nazionale, con l’obiettivo di recuperare i ritardi per raggiungere gli attuali e nuovi obiettivi previsti dalla normativa europea e nazionale”. Per questo motivo “circa il 60% dei progetti si focalizzerà sui comuni del Centro-Sud Italia”.

Gli interventi mirano a “potenziare la rete di raccolta differenziata e degli impianti di trattamento/riciclo contribuendo al raggiungimento dei seguenti target: 55% di riciclo di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE); 85% di riciclo nell’industria della carta e del cartone; 65% di riciclo dei rifiuti plastici (attraverso riciclaggio meccanico, chimico, ‘Plastic Hubs’); 100% recupero nel settore tessile tramite ‘Textile Hubs’”. A sostegno della misura e per il raggiungimento degli obiettivi “verrà sviluppato un sistema di monitoraggio su tutto il territorio nazionale che consentirà di affrontare tematiche di ‘scarichi illegali’ attraverso l’impiego di satelliti, droni e tecnologie di Intelligenza Artificiale”.

RIFIUTI, SUPPORTO TECNICO A ENTI LOCALI PER AUTORIZZAZIONI

“Uno dei principali ostacoli alla costruzione di nuovi impianti di trattamento dei rifiuti è la durata delle procedure di autorizzazione e delle gare d’appalto. I ritardi sono spesso dovuti alla mancanza di competenze tecniche e amministrative del personale di regioni, province e comuni”. Il ministero per la Transizione ecologica, il ministero per lo Sviluppo economico e altri dicasteri competenti per materia “assicureranno il supporto tecnico agli Enti Locali (Regioni, Province, Comuni) attraverso società interne“. Inoltre, il MITE svilupperà “uno specifico piano d’azione sulla capacità edilizia al fine di supportare le autorità pubbliche locali nell’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) fissati dalla Legge alle procedure di gara”.

GIOVANI, DUEMILA PROGETTI PER 50MILA MINORI IN DIFFICOLTÀ

Prevista una misura che “intende contrastare la povertà educativa delle Regioni del Sud attraverso il potenziamento dei servizi socio-educativi a favore dei minori, finanziando iniziative del Terzo Settore, con specifico riferimento ai servizi assistenziali nella fascia 0-6 anni e a quelli di contrasto alla dispersione scolastica e di miglioramento dell’offerta educativa nella fascia 5-10 e 11-17″. Si vogliono “attivare specifiche progettualità (fino a 2.000) condotte da enti del Terzo Settore finalizzate a coinvolgere fino a 50.000 minori che versano in situazione di disagio o a rischio devianza”.

GIUSTIZIA, ABBATTERE LA DURATA DEI PROCESSI

“Le azioni pianificate nel PNRR si tradurranno in un incremento della produttività degli uffici giudiziari con l’obiettivo di abbattere la durata media dei processi civili di più del 40% e dei processi penali di circa il 10%. Una tempestiva risposta giudiziaria che garantisca la certezza del diritto è fondamentale ai fini di una rapida ripresa del Paese”. È quanto si legge nella parte dedicata all’innovazione organizzativa della Giustizia, voce a cui sono destinati 2,3 miliardi di euro. L’investimento è destinato a: assumere con contratto triennale circa 1.600 giovani laureati, 750 diplomati specializzati e 3.000 diplomati che andranno a costituire lo staff amministrativo e tecnico a supporto degli uffici giudiziari. Assumere con contratti a tempo determinato circa 16.500 laureati in legge, economia e commercio e scienze politiche che formeranno lo staff dell’Ufficio del Processo. Infine creare circa 1.500 posizioni di coordinatori esperti tra il personale già in forza presso il ministero della Giustizia con il compito di gestire e organizzare le nuove risorse assunte.

ISTRUZIONE E RICERCA, 32,32 MILIARDI DAI NIDI ALL’UNIVERSITÀ

Saranno 32,32 miliardi i fondi complessivi previsti dalla bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza per la Missione 4: Istruzione e ricerca. I fondi avranno due principali obiettivi: il potenziamento dei servizi di istruzione (dagli asili nido alle università), per cui sono destinati 19,88 miliardi; e ricerca e impresa, a cui andranno 12,44 miliardi. Le criticità individuate nella bozza del Pnrr sono: le carenze strutturali nell’offerta di servizi di educazione e istruzione primarie, che riducono anche il tasso di occupazione femminile (e quindi la crescita del Mezzogiorno); l’abbandono scolastico e divari territoriali; la bassa percentuale di adulti con istruzione terziaria; la difficoltà di dialogo tra istruzione e lavoro; il basso livello di spesa in scuola e ricerca; il basso numero di ricercatori; la ridotta domanda di innovazione e la limitata integrazione dei risultati della ricerca nel sistema produttivo.

“Per affrontare e risolvere queste criticità occorre agire lungo tutto il percorso di istruzione: dalla scuola primaria all’università. Da un lato, occorre arricchire la scuola obbligatoria e media superiore con l’insegnamento delle abilità fondamentali e delle conoscenze applicative coerenti con le sfide che la modernità pone. Dall’altro, occorre consentire ai percorsi universitari una maggiore flessibilità e permettere la specializzazione degli studenti in modo più graduale”, si legge nella bozza. La missione poggia quindi sui seguenti assi portanti: miglioramento qualitativo e quantitativo dei servizi di istruzione e formazione; miglioramento dei processi di reclutamento e di formazione degli insegnanti; ampliamento delle competenze e potenziamento delle infrastrutture; riforma e ampliamento dei dottorati; rafforzamento della ricerca e diffusione di modelli innovativi per la ricerca di base e applicata condotta in sinergia tra università e imprese; sostegno ai processi di innovazione e trasferimento tecnologico; potenziamento delle condizioni di supporto alla ricerca e all’innovazione.

228.000 POSTI PER ASILI E SCUOLE MATERNE

“Costruzione, riqualificazione e messa in sicurezza degli asili e delle scuole materne al fine di migliorare l’offerta educativa sin dalla prima infanzia e offrire un concreto aiuto alle famiglie, incoraggiando la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la conciliazione tra vita familiare e professionale. La misura consentirà la creazione di circa 228.000 posti, di cui 152.000 per i bambini 0-3 anni e circa 76.000 per la fascia 3-6 anni. L’intervento verrà gestito dal Ministero dell’Istruzione, in collaborazione con il Dipartimento delle Politiche per la Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e verrà realizzato mediante il coinvolgimento diretto dei Comuni che accederanno alle procedure selettive e condurranno la fase della realizzazione e gestione delle opere”.

INTERNET, CONNESSIONE A 1 GB PER 8 MILIONI DI FAMIGLIE

Per raggiungere gli obiettivi europei di trasformazione digitale “ben in anticipo sui tempi, portando connessioni a 1 Gbps su tutto il territorio nazionale entro il 2026” sono state stanziati 6,3 miliardi di euro. Secondo quanto si legge nella bozza del Pnrr, in particolare le risorse serviranno per: “portare la connettività a 1 Gbps direttamente all’edificio (Piano Italia a 1 Gbps) per oltre 8 milioni di famiglie, imprese ed enti nelle aree grigie del paese, facendo leva su un insieme di soluzioni in fibra e Fixed Wireless Access/5G; garantire la connettività a 1 Gbps con l’impiego di un insieme di tecnologie (FTTH/B, FWA, FWA-5G) per 500.000 unità abitative nelle aree residuali, le cosiddette case sparse, oggi non ricomprese dal piano aree bianche; completare la copertura di 9.000 edifici scolastici (il 20 per cento rimanente) e oltre 12.000 ospedali, garantendo una performance di connettività all’avanguardia per le infrastrutture sociali cardine del Paese; incentivare lo sviluppo e la diffusione dell’infrastruttura 5G nelle aree mobili a fallimento di mercato come parchi naturali e siti archeologici, laddove gli operatori privati non avranno manifestato interesse economico a investire; supportare la diffusione della copertura 5G lungo oltre 2.000 km di corridoi di trasporto europei e 15.000 km di strade extra-urbane, abilitando lo sviluppo di servizi a supporto della sicurezza stradale, della mobilità, della logistica e del turismo; dotare le 18 isole minori di un backhauling in fibra ottico adeguato e/o aumentare la resilienza dei collegamenti esistenti”.

SERVIZI DIGITALI: “PIATTAFORMA UNICA E NOTIFICHE CON VALORE LEGALE”

“Saranno introdotti nuovi servizi, come ad esempio la piattaforma unica di notifiche digitali (che permetterà di inviare notifiche con valore legale in modo interamente digitale, rendendo le notifiche più sicure e meno costose), per fare in modo che venga spostato sui canali digitali il maggior volume possibile di interazioni, pur senza eliminare la possibilità della interazione fisica per chi voglia o non possa altrimenti”.

VEICOLI ELETTRICI, 750 MILIONI PER INSTALLARE COLONNINE DI RICARICA

Lo sviluppo di mobilità basata su veicoli elettrici rappresenta una rilevante opportunità di decarbonizzazione del settore, ma ad oggi è estremamente limitata ed incide per lo 0,1% sul totale dei veicoli. Per raggiungere gli obiettivi europei in materia di decarbonizzazione è previsto un parco circolante di circa 6 milioni di veicoli elettrici al 2030 per i quali si stima siano necessari 31.500 punti di ricarica rapida pubblici. “Al fine di permettere la realizzazione di tali obiettivi, l’intervento è finalizzato allo sviluppo di 7.500 punti di ricarica rapida in autostrada e 13.755 in centri urbani, oltre a 100 stazioni di ricarica sperimentali con tecnologie per lo stoccaggio dell’energia”. Lo stanziamento previsto è di 750 milioni. La misura si pone “l’obiettivo di costruire le infrastrutture abilitanti al fine di promuovere lo sviluppo di mobilità sostenibile e accelerare la transizione del modello tradizionale di stazioni di rifornimento basate su carburante verso punti di rifornimento per veicoli elettrici”.

TURISMO, 2,42 MILIARDI PER I PICCOLI SITI, 500 MILIONI PER ROMA

Mezzo miliardo di euro per rilanciare il turismo e valorizzare il patrimonio artistico di Roma. A tanto ammontano gli investimenti previsti dalla bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza e dedicati allo sviluppo di questi due settori nella Capitale. Nello specifico, il nome del progetto da 500 milioni di euro è ‘Caput Mundi. Next Generation Eu per grandi eventi turistici’ che intende “valorizzare il turismo e il patrimonio culturale di Roma al fine di riattivare percorsi turistici virtuosi a partire da quei luoghi/monumenti ‘minori’, non sempre coinvolti nei grandi flussi turistici, che caratterizzavano la Città eterna prima della crisi legata al Covid-19. La Ryder Cup del 2022 e il grande evento del Giubileo del 2025 – si legge- rappresentano un’occasione di rilancio della Città di Roma e necessitano di un investimento ad-hoc nella Capitale per potenziarne l’attrattività”.

Allo stesso tempo, per evitare che siano sempre gli ‘attrattori’ particolarmente noti a livello internazionale a catalizzare i flussi turistici, il Pnrr prevede interventi a sostegno di turismo e cultura non focalizzati solo sulle grandi città. Il piano prevede investimenti pari a 2,42 miliardi per l’attrazione delle piccole città storiche. Sono i famosi borghi italiani, su cui il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha puntato per contrastare il sovraffollamento turistico. Nella bozza si legge infatti che “tanti piccoli centri storici italiani (Borghi) offrono enorme potenziale per un turismo sostenibile alternativo, grazie al patrimonio culturale, la storia, le arti e le tradizioni che li caratterizzano. Gli interventi in questo ambito si coaguleranno nel ‘Piano Nazionale Borghi‘, un programma di sostegno allo sviluppo economico/sociale delle zone svantaggiate basato sul rilancio turistico e culturale dei piccoli centri”. Tra le azioni previste, rafforzare l’offerta di alloggi e servizi attraverso il recupero del patrimonio storico, riqualificazione degli spazi pubblici aperti, promozione di nuovi itinerari e sostegni finanziari volti a rilanciare le economie locali.

AGRICOLTURA, 46 CONTRATTI FILIERA E DISTRETTO AL 2026

Per quel che riguarda il settore agricolo in arrivo un intervento per “rafforzare i contratti di filiera e di distretto” attraverso “programmi di investimento integrati su tutto il territorio nazionale finalizzati alla transizione ecologica e circolare delle aziende, alla creazione di opportunità di lavoro e all’innovazione del sistema produttivo”.

Lo sviluppo di contratti di filiera e di distretto, “46 al 2026”, permetterà di raggiungere “riduzione dell’uso di pesticidi per il settore agroalimentare, di emissioni di gas effetto serra e di sprechi alimentari; miglioramento dell’efficienza energetica e potenziamento di utilizzo di energie rinnovabili; rafforzamento di relazioni inter-settoriali lungo la catena del valore; promozione della sostenibilità ecologica del prodotto attraverso incentivi nel settore della pesca e dell’acquacultura; promozione dell’uso efficiente delle risorse forestali, valorizzando l’aggregazione e le associazioni di imprese, gli accordi commerciali e le reti; sostituzione di serre obsolete e inefficienti dal punto di vista energetico; promozione di aggregazione tra operatori, contribuendo a contrastare lo spopolamento delle zone rurali”.

AGRICOLTURA, FOTOVOLTAICO AL POSTO DI AMIANTO SU EDIFICI

Ammodernamento e utilizzo di tetti di edifici ad uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale per la produzione di energia rinnovabile, aumentando così la sostenibilità, la resilienza, la transizione verde e l’efficienza energetica del settore e contribuire al benessere degli animali”.

In particolare, “il progetto si pone l’obiettivo di rimuovere l’eternit/amianto sui tetti delle strutture produttive e incentivare di conseguenza l’installazione di pannelli di energia solare sfruttando le superfici riqualificate, consentendo di arrivare a coprire 2.4 milioni di metri quadri con una potenza installata di circa 0,24 GigaWattora”.

AGRICOLTURA, CONTRIBUTI PER AMMODERNARE MEZZI E MACCHINARI

“Sostenere attraverso contributi in conto capitale l’ammodernamento dei macchinari agricoli che permettano nuove tecniche di agricoltura di precisione (come riduzione di utilizzo pesticidi del 25-40% a seconda dei casi applicativi) e l’utilizzo di tecnologie di agricoltura 4.0, nonché l’ammodernamento del parco automezzi al fine di ridurre le emissioni (-95% passando da Euro 1, circa 80% del parco attuale, a Euro 5)”.

Inoltre, “in ottica di economia circolare, l’investimento include l’ammodernamento della lavorazione, stoccaggio e confezionamento di prodotti alimentari, con l’obiettivo di migliorare la sostenibilità del processo produttivo, ridurre/eliminare la generazione di rifiuti, favorire il riutilizzo a fini energetici”, si legge ancora.

RETE FOGNARIA E ACQUE REFLUE, INVESTIMENTO DI 600 MILIONI

600 milioni di investimenti nella rete fognaria e nel trattamento delle acque reflue per “rendere più efficace la depurazione delle acque reflue scaricate nelle acque marine e interne, anche attraverso l’innovazione tecnologica, al fine di azzerare il numero di abitanti (ad oggi più di 3,5 milioni) in zone non conformi. Dove possibile, gli impianti di depurazione saranno trasformati in ‘fabbriche verdi’, per consentire il recupero di energia e fanghi, e il riutilizzo delle acque reflue depurate per scopi irrigui e industriali”. Lo stanziamento previsto è di 750 milioni.

ENERGIA 20% COSTI AGRICOLTURA, INSTALLARE 2 GW ‘AGROVOLTAICI’

Installare a regime una capacità produttiva da impianti agro-voltaici di 2 GigaWatt, che produrrebbe circa 2.500 GigaWattora annui, con riduzione delle emissioni di gas serra stimabile in circa 1,5 milioni di tonnellate di CO2″.

L’investimento si pone il fine di “rendere più competitivo il settore agricolo, riducendo i costi di approvvigionamento energetico (ad oggi stimati pari a oltre il 20% dei costi variabili delle aziende e con punte ancora piu’ elevate per alcuni settori erbivori e granivori), e migliorando al contempo le prestazioni climatiche-ambientali”.

L’intervento prevede “l’implementazione di sistemi ibridi agricoltura-produzione di energia che non compromettano l’utilizzo dei terreni dedicati all’agricoltura, ma contribuiscano alla sostenibilità ambientale ed economica delle aziende coinvolte; il monitoraggio delle realizzazioni e della loro efficacia, con la raccolta dei dati sia sugli impianti fotovoltaici sia su produzione e attività agricola sottostante, al fine di valutare il microclima, il risparmio idrico, il recupero della fertilità del suolo, la resilienza ai cambiamenti climatici e la produttività agricola per i diversi tipi di colture”.

INTERVENTI PER CREARE 19 PICCOLE ISOLE 100% GREEN

Nelle piccole isole la mancanza di connessione con la terra ferma, e la necessità di una maggiore efficienza energetica, oltre allo scarso approvvigionamento idrico e al complesso processo di gestione dei rifiuti “sono solo alcune delle sfide” che si trovano ad affrontare “e che suggeriscono la necessità di un mix specifico di azioni per avvicinarsi a un modello di sviluppo sostenibile”. Quindi “gli investimenti saranno concentrati su 19 piccole isole, che faranno da ‘laboratorio’ per lo sviluppo di modelli ‘100% green’ e autosufficienti“.

Gli interventi, “specifici per ciascuna isola, interesseranno la rete elettrica e le relative infrastrutture per garantire la continuità e la sicurezza delle forniture e facilitare l’integrazione di fonti rinnovabili, ma procederanno secondo una logica integrata di gestione efficiente delle risorse“, precisa il testo.

Esempi di interventi sono “l’ottimizzare della raccolta differenziata dei rifiuti, impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, dispositivi di accumulo, smart grids, sistemi innovativi di gestione e monitoraggio dei consumi, integrazione del sistema elettrico con il sistema idrico dell’isola, sistemi di desalinizzazione, costruzione o adeguamento di piste ciclabili e servizi/infrastrutture di mobilità sostenibile”.

FIUME PO, 360 MILIONI PER LA RINATURAZIONE DELL’AREA

Il testo del PNRR che sarà esaminato in Consiglio dei ministri domani prevede per la “rinaturazione dell’area del Po” un investimento da 360 milioni. Scopo dell’intervento è il “recupero del corridoio ecologico rappresentato dall’alveo del fiume e dalle sue fasce riparie, costituito da una notevole diversità di ambienti (come sponde, isole, banchi di sabbia eccetera) che devono essere protetti e ripristinati (riqualificazione di più di 1.500 ettari e riattivazione e riapertura di 51 milioni di metri cubi di lanche e rami abbandonati)”. Il Po è una delle 6 aree vaste prioritarie per la connessione ecologica e l’adattamento ai cambiamenti climatici “dove avviare un’azione diffusa di ripristino ambientale in Italia – si legge nel testo – e rappresenta un primo stralcio per la più vasta e importante azione di restoration ecology e adattamento nel nostro Paese”. L’eccessiva “canalizzazione” dell’alveo, l’inquinamento delle acque, il consumo di suolo, le escavazioni nel letto del fiume fino agli anni 70 “hanno compromesso parte delle sue caratteristiche e aumentato il rischio idrogeologico e la frammentazione degli habitat naturali”. È quindi “indispensabile avviare una diffusa azione di rinaturalizzazione lungo tutta l’area per riattivare i processi naturali e favorire il recupero della biodiversità”.

DA GIUSTIZIA A SEMPLIFICAZIONI, ECCO TUTTE LE RIFORME

Dalla pubblica amministrazione alla giustizia civile e penale fino al fisco e alle semplificazioni. Sono le riforme annunciate nel Recovery plan secondo quanto emerge dalla bozza.

Per la pubblica amministrazione, gli assi principali di intervento sono: Accesso, per snellire e rendere più efficaci e mirate le procedure di selezione e favorire il ricambio generazionale. Buona amministrazione, per semplificare norme e procedure. Competenze, per allineare conoscenze e capacità organizzative alle nuove esigenze del mondo del lavoro e di una amministrazione moderna. Digitalizzazione, quale strumento trasversale per meglio realizzare queste riforme.

Per quanto riguarda la giustizia penale, il governo punta a: semplificare e razionalizzare il sistema degli atti processuali e delle notificazioni. Elaborare interventi sulla disciplina della fase delle indagini e dell’udienza preliminare finalizzati ad assicurare scansioni temporali più certe e stringenti, con riferimento in particolare alla raccolta degli elementi di prova e alle conseguenti determinazioni concernenti l’azione penale. Ampliare la possibilità di ricorso ai riti alternativi e l’incentivazione dei benefici ad essi connessi con interventi che riguardano il patteggiamento, il giudizio abbreviato, il giudizio immediato e il decreto penale di condanna. Predisporre regimi volti a garantire maggiore selettività nell’esercizio dell’azione penale e nell’accesso al dibattimento, tanto in primo grado quanto in fase di gravame. Garantire al dibattimento di primo grado maggiore scorrevolezza. Assicurare che al giudizio di appello, individuato dalle analisi sul campo come una fase particolarmente critica in specie per la prescrizione del reato, si giunga mediante un accesso ragionevolmente selettivo. Definire i termini di durata dei processi, con previsione degli opportuni meccanismi di adattamento alle eventuali specificita’ dei singoli uffici giudiziari.

Nella riforma fiscale “si inserisce la possibile revisione dell’Irpef, con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo e di ridurre gradualmente il carico fiscale, preservando la progressività. Sarebbe in tal modo incentivata la tax compliance e potrebbe essere sotenuta la partecipazione al lavoro delle donne e dei giovani. Inoltre, è necessario che le nuove regole dell’Irpef abbiano una certa stabilità nel tempo, per evitare che gli operatori del settore (ivi compresa l’Amministrazione finanziaria) debbano continuamente adattarsi a mutate cornici normative. Funzionale al perseguimento di questi ambiziosi obiettivi sarà anche il proseguimento dell’azione di contrasto all’evasione fiscale. Nell’ambito delle politiche per la razionalizzazione e l’equità del sistema fiscale e per la promozione della partecipazione al lavoro delle donne e dei giovani, si colloca l’introduzione dell’assegno unico universale per le famiglie con figli, in attuazione della legge delega approvata in via definitiva dal Parlamento”.

L’esecutivo vuole poi costituire una struttura presso la presidenza del Consiglio per la semplificazione normativa. È necessario, si legge, “dedicare attenzione continuativa all’obiettivo di semplificazione e costituire una struttura apposita presso la Presidenza del Consiglio che se ne occupi, in raccordo con il Dipartimento Affari Giuridici e coordinata dal Ministro della pubblica amministrazione”.

AGENZIA DIRE – www.dire.it

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