
«Il commercio sta attraversando un periodo di grandi mutamenti e difficoltà, non solo a livello locale e nazionale ma ovunque nel mondo. Negli ultimi dieci anni, accelerato anche dalla pandemia, c’è stato un impatto enorme dell’e-commerce».
Raffaele Chiappa, presidente provinciale di Confcommercio non ha dubbi: la sua è una disamina che trova conferma nei dati che raccontano l’evoluzione del commercio negli ultimi anni.
«Le vendite online non sono “il male assoluto” anzi possono essere una grande opportunità per tutti. Quello però che abbiamo vissuto non è stata l’apertura di un “marketplace” con pari opportunità bensì il prevalere di colossi internazionali che hanno monopolizzato – o quasi – il mercato senza che l’Europa e l’Italia ponessero dei veri paletti. Una concorrenza, non sempre leale, difficile da arginare. I negozi di vicinato, ancora, riescono a reggere grazie ad alcune loro caratteristiche. Mi riferisco alla qualità dei prodotti che vengono venduti e soprattutto al servizio che i commercianti piacentini offrono ai loro clienti e che difficilmente si trova negli acquisti via computer. Il rapporto umano, la consulenza personalizzata, il poter toccare con mano sono un valore aggiunto che la clientela apprezza. Occorrono però interventi a difesa del commercio tradizionale se non si vuole che accada quello che è già avvenuto con la grande distribuzione».
A cosa si riferisce?
«Ad un dato che, come Confcommercio, abbiamo definito agghiacciante, il fatto cioè che per ogni cento posti di lavoro della grande distribuzione organizzata, il commercio di vicinato ne perde il doppio. Non vorremmo accadesse qualcosa di analogo anche con i colossi dell’e-commerce. Ogni scelta ha impatti sociali considerevoli: favorire il player internazionali e la logistica a bassa qualificazione, sfavorendo i negozi di vicinato, non ci sembra una scelta così azzeccata e serve solo ad aggravare la desertificazione dei centri storici con tutte le ricadute sul territorio che ne conseguono».
Ritiene sia un processo irreversibile?
«Vent’anni fa ci fu una corsa alla costruzione di grandi centri commerciali, molti dei quali ad opera di gruppi esteri. Noi come categoria avvertimmo del pericolo che si correva e dell’impatto negativo che tale scelta avrebbe avuto sui piccoli negozi. Tante botteghe hanno chiuso e la cosa paradossale è che ora, spesso, ad essere in crisi sono quegli stessi centri commerciali. Sempre due decenni fa chi voleva vendere e comprare online lo faceva sull’unico portale allora esistente, Ebay, che ai giorni nostri non è scomparso ma ha perso parecchia importanza. Quindi chissà, fra altri vent’anni, il modello dei giganti del commercio elettronico che spadroneggia in questo 2024 potrebbe venire superato da qualcosa d’altro. L’importante è che in ogni passaggio, in ogni mutamento ad andarci di mezzo non siano sempre e solo i piccoli negozianti. Mi piace pensare che come gli agricoltori sono custodi del territorio rurale i commercianti lo siano del territorio urbano. Per questo vanno sostenuti e tutelati».
In che modo ci si può riuscire?
«Con azioni differenti a livello nazionale e locale. E’ da anni che chiediamo ad esempio l’introduzione della cedolare secca anche per gli immobili commerciali che porterebbe ad un immediato abbassamento dei canoni di locazione ed eviterebbe di vedere tante vetrine vuote nelle città. Poi bisogna rendere più semplice e vantaggioso l’ingresso dei giovani nel settore, con sgravi fiscali e contributivi che permettano di avviare nuove attività senza essere soffocati sul nascere da tasse dalla burocrazia asfissiante di questa nostra Italia. Ci vuole una semplificazione normativa che permetta ad ogni imprenditore del commercio di concentrarsi sul suo mestiere senza perdere tempo in adempimenti assurdi imposti dall’Europa e da Roma. A livello locale le amministrazioni devono decidere cosa vogliono fare. Se ci tengono a rivitalizzare davvero i centri devono dare una mano ai negozianti e agli esercenti intervenendo sulle tasse e tariffe di loro competenza dall’Imu alla Tari, dalla Tosap all’imposta sulla pubblicità. Faccio un esempio concreto. Io commerciante non posso “diventare matto” fra domande, progetti, permessi, costi, per mettere un vaso esterno con i fiori, che oltretutto contribuirebbe ad abbellire la città. Stabiliamo che tipo di vaso si può mettere, offrendo poche opzioni uguali per tutti, esentiamo l’esercente dal pagamento di qualunque tassa ed istituiamo una procedura autorizzativa minima (basterebbe una foto via mail). Otterremmo una città molto più bella, a costo zero per l’amministrazione».
A Palazzo Mercanti vi ascoltano?
Con il Comune di Piacenza e con l’assessore al commercio Simone Fornasari abbiamo un dialogo continuo e proficuo. Anche con l’assessore alla cultura e turismo Christian Fiazza abbiamo lavorato e stiamo lavorando a tanti progetti promettenti, a partire dagli eventi in vista della prossima tappa del Tour de France. Su alcuni temi abbiamo visioni comuni, su altri meno, come è normale che sia.
Su quali questioni non vi trovate d’accordo?
«Ad esempio sulla ZTL, ma non solo con questa amministrazione anche con molte precedenti. Secondo noi la zona a traffico limitato, così come è, ha contribuito a desertificare il centro. Siamo d’accordo sulla pedonalizzazione di alcune strade strategiche, in pieno centro, a patto però che queste siano accompagnate da parcheggi costruiti a ridosso dele stesse, come avviene in tante città vicine, da Brescia a Bergamo. Noi a Piacenza abbiamo una cronica mancanza di parcheggi ed una zona a traffico limitato abbastanza estesa. Una combinazione che tiene lontani tanti acquirenti dal centro. Se potessero parcheggiare vicino al cuore della città e poi girare a piedi, verrebbero. Così invece rischiano di “invecchiare” alla caccia di un buco dove posteggiare e quindi vanno altrove o acquistano online».
Quindi lei vede di buon occhio il parcheggio di piazza Cittadella?
«Per come si è evoluta la cosa sinceramente credo che non serva a molto. Fatti i conti fra i posti in superficie che verranno tolti, i parcheggi che verranno venduti ai privati, credo che il saldo di posteggi aggiuntivi rispetto ad oggi sia di poche decine. Quindi così come è il progetto non ritengo sia di grande utilità.




