Quel Piacenza che non c’è più
Quattro anni fa l’inchiesta sul calcioscommesse

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tifosi-piacenzaIl Piacenza e il grande imbroglio. Sono passati ormai quattro anni da quella terribile primavera del 2011 quando la città e la sua squadra si scoprirono, loro malgrado, improvvisamente al centro dell’inchiesta che sconquassò l’intero mondo del calcio. E’ proprio nelle giornate in cui il “nuovo” Piacenza calcio vive, confinato nell’inferno dilettantistico, l’ennesima domenica cupa di contestazione in cui i pochi irriducibili tifosi superstiti chiedono la testa del direttore sportivo di turno (il terzo in due anni) dell’allenatore (il quinto in tre anni) e si amplifica il distacco con la proprietà, che ritornano sulle cronache giudiziarie in nomi dei “geni della truffa” che hanno contribuito a spedire i colori biancorossi nel castigo del calcio minore. Carlo Gervasoni, Mario Cassano, Kewullay Conteh, Edoardo Catinali e Cesare Rickler sono i nomi della vergogna che hanno infangato Piacenza cancellando quasi vent’anni vissuti come esempio del calcio pulito e di provincia: da Cagni a DeVitis, da Mutti a Luiso, da Guerini a Rastelli, da Materazzi a Simone Inzaghi, da Iachini a Cacia; sono bastati pochi mesi e poche partite per cancellare nella memoria collettiva quel Piacenza che riempiva il Garilli e portava in piazza migliaia di tifosi festanti. Albinoleffe, Atalanta, Padova e Pescara sono le tappe certificate e riconosciute in cui la “cupola biancorossa” ha deriso e tradito la fede  e la passione dei tifosi biancorosso. Perché sono proprio loro ad aver subito e patito il peggio del calcio scommesse: in diciotto mesi il Piacenza e’ passato dalla lotta dei play-off per la serie A (Atalanta-Piacenza 3-0, la madre di tutti gli imbrogli) ad esordire in Eccellenza (Salsomaggiore-Piacenza), una caduta verticale, diretta conseguente di calciopoli, che non ha eguali in Europa passata attraverso penalizzazioni, fallimenti, e perdita di titoli sportivi;  più di ogni altra squadra ha subito sulla propria pelle le conseguenze dei misfatti dei propri tesserati, non c’è stato infatti lodo Petrucci, ripescaggio per meriti sportivi, condono o patteggiamento che tenga; il Piacenza è finito dritto nei dilettanti azzerando la sua storia, la sua tradizione, il suo nome. Il tutto grazie ad una banda di manigoldi che ha potuto arricchirsi ed abusare di una società assente ed incredibilmente cieca di fronte a cosi tanti match truccati, indifferente dinanzi alla presenza di personaggi lugubri nei ritiri (gli “zingari” avvistati più volte nei pre-partita, come riporta la Procura di Cremona) e sorda e quasi complice di fronte alle voci che già mesi prima parlavano di risultati sospetti e comportamenti dubbi di alcuni sui giocatori  (i rumors su Catinali e Gervasoni giravano in città da alcuni mesi). La speranza è ora che il processo per frode sportiva ed associazione a delinquere  per tutti questi personaggi, faccia pienamente il suo corso ed arrivi a pene esemplari per chi ha deriso il pubblico e fatto soldi illecitamente sulle spalle della passione vera. Ma purtroppo per i tifosi genuini, quelli che hanno assistito a tutto l’epopea Garilliana, che hanno palpitato e sognato in sfide impossibili con Milan, Juventus e Milan e che ora con lo stesso spirito e orgoglio sobbalzano per un gol al Mezzolara o alla Fidentina, non potranno gioire per una condanna giuridica, a loro nessuna pena, multa o inibizione potrà restituire loro quello che è stato ingiustamente ed arbitrariamente tolto: quel Piacenza Calcio non c’è più, è stato affossato e venduto, rimangono solo i ricordi, le foto, i video su facebook, gli aneddoti e gli occhi lucidi. Quelli nessuno li potrà vendere… c’è da scommeterci…

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