di Elena Caminati – Quello che troviamo nel piatto, ovvero ciò di cui ci nutriamo, per molti, anzi per troppi, è diventata nevrosi. Nel senso che il rapporto con il cibo, soprattutto nell’ultimo periodo, si è alterato, arrivando a considerare alcuni alimenti come un pericolo da cui fuggire. C’è da fidarsi se a dirlo è uno dei tecnologi alimentari con maggiore esperienza sul territorio nazionale e non solo come Corrado Giannone, della UL-Conal l’organizzazione globale indipendente leader in materia di scienza della sicurezza e la qualità dei prodotti, anche da un punto di vista alimentare. Il suo volto è comparso anche in alcune inchieste della Iene, l’ultima, in ordine di tempo, quella sui finti ristoranti giapponesi con la formula all you can it.
“Esiste una sorta di nevrosi generale legata al discorso alimentare – conferma Giannone – il numero delle persone allergiche è molto aumentato, naturalmente non si tratta di soggetti celiaci, ma solamente di intolleranti, anche lievi. C’è anche chi esclude totalmente il pane dalla propria dieta, ad esempio. Sono nevrosi alimentari che molto spesso incidono sulla psiche delle persone in un rapporto alterato con il cibo che in realtà è una cosa molto seria e importante e non può diventare una fissazione”.
La cartina di tornasole di quanto sta affermando Giannone si ha nella scuole dove si è passati dalle richieste di diete speciali per i bambini che negli anni ‘90 era del 2%, al 10% di oggi.
“Siamo arrivati ad avere una richiesta di diete con esclusioni di alcuni alimenti, nelle scuole, intorno al 10%, quando negli ospedali è del 18/20%. Ciò significa che il dato della scuola si avvicina a quello ospedalierio. C’è qualcosa che non va”.
Una questione di moda? “Sì, ma non solo – risponde Giannone – il rapporto alterato con il cibo comporta questi strani comportamenti. Non si può guardare al cibo come a qualcosa di pericoloso, che possa danneggiare, non è corretto”.
Conal ha il compito di vigilare sulla conformità dei contratti per la gestione delle mense scolastiche ed ospedaliere del comune di Piacenza, colei cioè che giudica il livello di conformità in base alla qualità di ciò che mangiano ogni giorno i bambini piacentini e dei pazienti ricoverati. “Il livello è altissimo, tra i servizi di ristorazione più eccellenti che abbiamo in Italia considerando anche la dimensione, si producono 7 mila pasti al giorno ospedali compresi. Elevati sono anche gli standard di qualità e di appetibilità”. Nonostante questo, gli incidenti di percorso possono capitare, come quello avvenuto qualche settimana fa alla scuola Giordani dove è stato trovato un insetto negli spinaci. “Certo che può accadere. Preciso che si è trattato di coleotteri e non di patogeni. Durante la fase di lavorazione può capitare che si trovino corpi estranei, non è piacevole ma può accadere, per quanto si presti attenzione nel controllo”.
Conal, insieme al comune di Piacenza ed Asl, si è fortemente speso per l’introduzione nelle mense e negli ospedali dei prodotti locali a chilometri zero. Questo per una doppia valenza: qualitativa ed economica per le aziande del territorio. “Di fatto questo ha abbassato i costi di servizio a favore di un delta economico che ha consentito la sperimentazione dell’acquisto di prodotti locali, di ottima qualità, per il confezionamento dei pasti, con una ricaduta positiva sulle piccole aziende del territorio che in caso contrario avrebbero chiuso i battenti”.
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