
di Elena Caminati – Che fine hanno fatto i 7 milioni di euro di tesoretto che l’ex presidente della provincia Trespidi aveva destinato all’ente piacentino? Si trattava certamente di un bel gruzzoletto, in parte destinato al trasporto pubblico, in parte ai collegamenti stradali sulle principali arterie provinciali. Niente di tutto questo. Sono serviti all’attuale amministrazione a non soccombere pesamentemente ai colpi della Legge di Stabilità del Governo centrale. La legge tanto odiata dagli amministratori locali che ha costretto, soprattutto le province in vista del loro ridimensionamento, a decurtare i bilanci. A Piacenza è toccato un taglio da 15 milioni di euro. Quei 7 milioni milioni euro, cautamente accanontonati, sono andati nelle casse dello Stato. E quale sorte toccherà alla nuova provincia di Piacenza, una delle più virtuose d’Italia dal punto di vista del bilancio? A rimetterci sono quei settori che richiedono più spese vive come edilizia scolastica e viabilità, dove cioè, se c’è da mettere in sicurezza il tetto di una scuola o una strada, occorre spendere denaro. Con 1100 chimometri di trade provinciali di gestire, la situazione non è facile, anzi diventa complicatissimo anche mettere una pezza sulle buche dei principali assi viabilistici.
“Stiamo raschiando il fondo del barile – ha detto la vicepresidente della Provincia, con delega alla viabilità, Patrizia Calza – stiamo facendo qualsiasi cosa per eliminare gli sprechi. Anche noi amministatori siamo prima di tutto cittadini e sindaci, quindi capiamo benissimo quello che la gente sta passando, risentiamo dei disagi che tutti stanno vivendo. Siamo preoccupati perchè, dal Governo, non arrivano quelle risposte che ci aspettavamo. Critichiamo la riforma delle province non astrattamente o a priori, ma perche ci si dimentica che ci sono settori che richiedono risorse per gestirli e che ora non abbiamo. Va bene riformare, va bene razionalizzare – prosegue Calza – ma con criterio.”
Una riforma che fa acqua da tutte le parti, e a dirlo non siamo noi, ma gli amministratori per giunta proprio della stessa apartenenza politica di chi quella legge l’ha promossa. I nodi ora vengono al pettine: confusione istituzionale, perdite di competenze, professionalità e servizi. Patrizia Calza è stata una delle poche che fin dall’inizio aveva criticato questa trasformazione. “ I fatti dimostrano che le critiche erano fondate – ci dice – si stanno creando forti incongruenze.
Lo Stato va riorganizzato, bisogna evitare doppie competenze, ma occorreva una riforma complessiva che stabilisse chi fa cosa e individuasse le risorse necessarie.
Invece si è voluto intervenire su un primo livello dell’organizzazione statale, e questo è il risultato, il caos totale.”




