“Progetto Eparina” di Castel San Giovanni: l’Aifa ha autorizzato uno studio

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© AFP – Analisi di laboratorio sul coronavirus

Nasce dall’intuizione del primario di Chirurgia plastica, Marco Stabile, l’idea di utilizzare l’eparina per contrastare gli effetti del coronavirus. E oggi, dopo aver registrato una netta riduzione della mortalità dopo settimane di somministrazione a 347 dei pazienti ricoverati, la documentazione è in mano al Comitato etico dell’Istituto Spallanzani per una verifica.

Questo passaggio accende grandi speranze per la cura del covid, infatti la terapia sfrutta da un lato il potere antinfiammatorio dell’eparina e, dall’altro, la capacità anticoagulante della stessa che previene una delle maggiori complicanze osservate nei pazienti covid positivi: la trombosi diffusa. Inoltre, l’anticoagulante attrae il virus che si attacca alla molecola del farmaco: il virus viene così “ingannato” e, anziché aggredire le cellule sane, aggredisce l’eparina. 

Il comitato etico dello Spallanzani ha intanto suggerito all’equipe di Castel San Giovanni la via dell’Associazione Italiana del Farmaco che ha infatti dato l’autorizzazione per uno studio sull’utilizzo dell’eparina coinvolgendo 14 centri ospedalieri (tra cui anche Brescia) e 300 pazienti che riceveranno enoxaparina biosimilare per via sottocutanea in mono-somministrazione giornaliera: un gruppo di 200 pazienti con dose di profilassi e un gruppo di 100 con dosi terapeutiche intermedie, in base alla massa corporea. Lo studio sarà coordinato da Pierluigi Viale, ordinario di Malattie Infettive dell’Università di Bologna e direttore dell’Unità Operativa Malattie Infettive del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna.

“Un altro importante tassello del nostro armamentario terapeutico verso Covid-19 entra nella fase di sperimentazione clinica, quanto mai necessaria per capirne al meglio il ruolo e l’applicabilità”, dichiara Viale. 

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