Pontedera Piacenza 1-0 – Non è regola per la fortuna aiutare chi osa

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Carrara, campo neutro, ambiente neutro. Non c’è un bar aperto nel raggio di chilometri. La vigilessa cui chiedo informazioni, spiega che anche il bar dello stadio è chiuso. Invita a lasciare l’auto sul marciapiede e entrare. Tanto qui non c’è nessuno, aggiunge. Davanti all’ingresso tribuna, c’è una strana coppia. Lui in maglietta, cappello texano e sciarpa biancorossa, lei in giaccone trapuntato. L’autista del pullman Piacenza media con gli addetti Pontedera e riesce a farli entrare. Diventano gli unici sugli spalti senza una divisa o un cartoncino identificativo al collo. Sempre che il cappello texano non sia equiparabile al cartoncino identificativo. Piacenza si presenta ai convenevoli di centro campo con muta da trasferta: maglia bianca, braghe rosse, e con il nuovo arrivo, Jury Gonzi, dal primo minuto.

Rispetto all’uscita della settimana scorsa, ci sono altre modifiche nell’undici che comincia. Da subito paiono redditizie. Il gioco largo prende consistenza, la mediana copre meglio, l’impostazione se ne giova. Il buon primo tempo col Grosseto è clonato. Anzi: se l’arbitro non fermasse un nostro lanciato a rete, stravolgendo il regolamento che prevede il vantaggio, potrebbe pure essere migliore.

Il secondo tempo offre emozioni. Tutte a tinte biancorosse. Al perfetto inserimento di Corbari, manca la perfetta incornata e la palla esce. All’elegante ribattuta a rete di Babbi, manca la forza di oltrepassare la linea e la palla si ferma lì. Al colpo biliardo di Maio manca la sorte benevola e il palo trema. Manca qualcosa? Si, che si metta a piovere, che Pontedera trovi un tiro senza pretese, che l’umido renda scivolosi i guanti di Vettorel, che il pallone mal domato termini sui piedi del centravanti granata e che questi trovi il punto del vantaggio. Ricordare che siamo nei minuti di recupero, è cercare la perfezione di una giornata girata male. Alla squadra manca qualcosa? Certo: tre punti in classifica. Uno se siete pessimisti di natura.

Protagonisti:

Vettorel: si immola con un’uscita al limite, si annoia per novanta minuti, si dispera per l’immeritata gattata.

Visconti: la manovra lo trova più presente. In fase difensiva non sbaglia niente.

Battistini: nella mischia è un gigante, una garanzia.

Bruzzone: questo è il mio capitano. Si prende responsabilità di gioco, sale per colpire, annulla il suo avversario.

Simonetti: l’asse con Pedone è forse la nota più incisiva di giornata. Purtroppo è forse coinvolto sul goal.

Palma: bel giocatore, smaterializza il pallone quando è il caso, lo lancia quando deve, lo offre quando serve.

Galazzi: ha tutto per essere un calciatore importante.

Corbari: gran prova nel campo dei marmi. Offre centimetri e tacchetti nello scontro, offre tocco e presenza intelligente.

Pedone: Stavolta non ha avuto l’occasione, ma è sempre rimasto nel vivo dell’azione, spesso indirizzandola.

Babbi: lui l’occasione l’ha avuta. Occupa un ruolo legato a doppio filo con lo zero delle reti. l’impegno c’è, arriverà anche altro.

Gonzi: maglia numero 26, coda bionda, velocità, cognizione e due conclusioni in porta in poco più di quarantacinque minuti. Spara Juri spara.

Sono entrati:

Lamesta: ingresso da veterano. Ha appena visto da Gonzi cosa bisogna fare, lo ripete.

Maio: ridisegna l’attacco. Meno pressing alto, più pericolosità. Il palo colpito, tecnicamente parlando, è un gesto da buono. Peccato valga solo per mangiare nervoso.

Nel finale sono entrati: Miceli col 4 sulla maglia e Flores Heatley con due cognomi sulla maglia

Mister Manzo: è scaramantico. Se perde cambia la mise da panchina. Ieri tuta e piumotto smanicato in tinta. Mister Manzo ha perso, ma ha motivo di soddisfazione per il lavoro sin qui svolto.

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