“Mentre ci si concentra sull’Ice Bucket Challenge anti Sla, la doccia fredda per i piacentini viene dai numeri sui reati commessi: speriamo almeno che Dosi si rinfreschi le idee”. Così Massimo Polledri, già parlamentare per la Lega Nord, punge il sindaco commentando le preoccupanti cifre che hanno conferito a Piacenza il primato alla rovescia nella sicurezza rispetto a tutte le città vicine, da Cremona a Lodi a Pavia fino a Reggio Emilia. Complessivamente c’è un aumento di 209 reati rispetto al 2013, con 400 furti in più e una crescita del 100% degli scippi e di quasi il 300% delle violenze sessuali. “Ciliegina” sulla poco edificante torta, gli otto omicidi (il più clamoroso, l’agghiacciante caso-Manesco per cui sono accusati due piacentini) tra città e provincia negli ultimi cinque anni.
“Quello che stupisce – è il punto di vista di Polledri – sono le risposte: l’analisi del questore, per esempio, è banale ai limiti della negligenza. Tutte le città paragonabili alla nostra hanno dovuto affrontare problemi legati alla carenza di personale e/o di mezzi per le forze dell’ordine o hanno dovuto fare i conti con gli effetti della crisi, ma come mai il peggioramento dei dati è così grave proprio a Piacenza?”.
Secondo Polledri, “per arginare l’aggravamento che personalmente evidenzio da anni, e rispetto al quale ho proposto – anche di recente – diversi emendamenti al bilancio comunale puntualmente ignorati” occorre intervenire su più fronti: “Serve innanzitutto un comandante della Polizia Municipale che abbia una formazione non solo amministrativa, ma occorre anche maggior collaborazione tra le forze dell’ordine. E poi bisogna anche fare scelte differenti: le unità motorizzate della Municipale, per esempio, invece di fare multe alle auto in centro potrebbero dedicarsi a servizi più urgenti”.
“Prevenzione dei furti nelle case, pattugliamenti, maggior utilizzo della strumentazione per la raccolta di impronte digitali anche da parte della Municipale: sono solo alcune delle cose da fare – incalza Polledri – per cominciare a dare il segno di un evidente giro di vite che parta dai controlli su stati di ebbrezza e comportamenti incivili di vario genere. Tolleranza zero, insomma: certo, se il segnale è come si è gestita la vicenda del Ferrhotel c’è poco da sperare…”




