Proseguono le polemiche sollevate dall’introduzione della plastic tax immaginata dal Governo nella legge di bilancio, “una tassa che va a colpire in modo particolare il territorio emiliano-romagnolo”, come dichiarato dal presidente di Confindustria Emilia Valter Caiumi. Emilia, dunque, come culla della packaging valley, con il maggior numero (nel comparto) di aziende: 230 con oltre 17mila occupati e un fatturato annuo di cinque miliardi di euro, pari al 63% nazionale del giro di affari.
Un tema spinoso, nevralgico al punto da suscitare forti preoccupazioni anche nel candidato di “sinistra” Stefano Bonaccini, presidente uscente ricandidato alla presidenza regionale. Un dibattito al calor bianco, nel quale – com’era ovvio aspettarsi – si inserisce Confidustria Piacenza. Che lo fa con le parole del suo direttore Cesare Betti che – in un’intervista rilasciata a Libertà – evidenzia l’importanza del settore nel territorio provinciale: mezzo miliardo di fatturato e un migliaio di addetti.

“La prima delle buone pratiche quando si parla di plastica – secondo Betti – è l’educazione ambientale”. Questa “parte da ciascuno di noi attraverso un corretto smaltimento dei rifiuti, che è solo l’inizio di un processo che arriva fino agli impianti di trattamento e preparazione per il riciclo, di cui abbiamo bisogno e che spesso per tutta una serie di ragioni non sono immediatamente disponibili”.
E la seconda? “La seconda è certamente l’impegno delle aziende produttrici alla ricerca di una sostenibilità dei loro prodotti. Parole chiave: ricerca e innovazione”.
A questo proposito il direttore di Confindustria cita l’esempio di Gualapack che a settembre ha presentato il suo primo report per la sostenibilità mettendo in luce l’utilizzo, in alcune applicazioni dell’azienda, di materie prime da fonti rinnovabili e compostabili. “L’azienda – spiega Betti – da tempo è impegnata nella formulazione e nella prova di diverse soluzioni di laminati e buste in plastica monomateriale, meccanicamente adatte al processo di riciclo. Nessuno – prosegue il numero due di Confindustria – nega che esista il tema dello smaltimento e della gestione del rifiuto in plastica ma a Piacenza abbiamo numerosi e virtuosi esempi di aziende che stanno investendo ed innovando proprio per affrontare questa transizione. Ora, introdurre una tassa sugli imballaggi in plastica quando già è previsto il contributo ambientale Conai o ancora, come si appresta a fare la Regione Emilia Romagna, con un provvedimento che anticipa il recepimento nazionale della apposita Direttiva europea, non mi sembra una soluzione. Sia per le conseguenze negative incombenti su un settore fondamentale della nostra economia, sia per l’effettiva possibilità di attingere soluzioni alternative realmente migliorative. Il nostro paese – conclude Betti – è tra i più virtuosi in tema di riciclaggio ma, se non cambieranno le cattive abitudini di tanti altri paesi, nei mari del nostro pianeta continuerà ad essere ‘smaltita’ tantissima plastica. Stiamo attenti, dunque, a non infliggerci masochisticamente un ulteriore colpo, potenzialmente esiziale alla competitività delle nostre imprese e, per estensione, della nostra economia”.




