
La suggestione di assistere all’arco in cielo multicolore, rimane. Quando appare dieci minuti dopo che hai preso goal, il collegamento con: “andrà tutto bene” è immediato. Vedi i pistoiesi sbagliare a porta vuota, colpire pali, sprecare contropiedi. Vedi i tuoi incapaci di trovare quel genuino furore che li ha contraddistinti. Ma quando alzi gli occhi, l’arcobaleno è sempre lì. E li alzi spesso, perché guardare quel che succede in campo non invita a pensieri positivi. Riavvolgiamo. Giornata calda a Pistoia. Il parco vicino allo stadio è pieno di bambini e palloni scalciati. C’è anche un furgone panini che frigge a pieno regime. Con lo stomaco vuoto il richiamo è potente. Lo stadio è aperto al pubblico, per quel poco consentito. Ai tornelli molti esibiscono il cellulare anziché biglietti stampati. Gli addetti alle verifiche spiegano, malvolentieri, che non è la stessa cosa. Le squadre entrano. Mette buonumore la soluzione per sistemare i non titolari a bordo campo. Alla canonica panchina coperta ne hanno aggiunta una, identica a quelle del parco vicino. Non bastando, hanno implementato con quattro seggiole da giardino. Il magazziniere è uno pratico nell’arrangiarsi. Comunque il buonumore dura poco. Lancio senza pretese dall’area arancione all’area biancorossa, una spizzata di testa, un tiro di controbalzo e siamo sotto. Come abbiam fatto a prendere goal a squadra piazzata, è inspiegabile. Il primo tempo si chiude in svantaggio, in difficoltà, ma con l’arcobaleno. Nel secondo le difficoltà rimangono, il goal di svantaggio anche. Perciò spostiamo il baricentro avanti. Aumenta il tasso di pericoli corsi, quello dei recati rimane un titolo in perdita. Improvviso l’arbitro vede quel che deve e ci assegna il rigore. Miceli trasforma con la sicurezza di chi sa che andrà tutto bene. Manca poco, l’arcobaleno è sempre lì. Manca pochissimo, Pistoia batte una punizione proprio sotto dove sono seduto. Gruppo di ventun giocatori in area, ne esce una deviazione, la palla è dentro. Proprio sotto dove sono seduto c’è la festa grande di Pistoia. Nel secondo rientro a casa, dopo altrettante sconfitte all’ultimo minuto, l’arcobaleno si è mosso e ci accompagna fino all’imbocco della Variante di Valico. Andrà tutto bene.

Protagonisti:
Vettorel: a fine partita è rimasto in ginocchio, abbracciato al palo di sinistra. Ha accusato il colpo, ma non mi è sembrato colpevole.
Visconti: Dopo gli elogi di Carrara, gli toccherà qualche critica.
Battistini: Nel secondo tempo qualcosa gli leva il goal. Per me era dentro già quando l’ho visto staccare. In effetti in rete è andata, ma dopo che quel qualcosa ha respinto. L’arbitro non ha ravvisato gli estremi per convalidare.
Bruzzone: il capitano stavolta qualche macchiolina ce l’ha.
Simonetti: nei primi 10 minuti l’asse con Ballarini funziona, dopo l’ammonizione tira il freno a mano. Si rilancia nel disperato finale, quando trova la mano pistoiese.
Palma: Ha toccato meno palloni del solito, con meno qualità del solito.
Corradi: la sua prima da titolare. Non è stata da applausi, ma fa piacere saperlo recuperato.
Corbari: il più fisico di centrocampo, soffre il fisico del centrocampo avversario.
Gonzi: un po’ in ombra. Poi rivedo quante volte si è liberato per proporre traversoni e soprattutto quel tiro a volo che purtroppo abbatte un toscano: impressionante.
Babbi: Da solo in area con gente che gli soffia sul collo soffre. Però è caparbio, non molla niente e gli viene anche qualche giocata di interesse collettivo.
Ballarini: dicevano fosse uomo di mediana, me lo ritrovo ala destra. Nei primi minuti ho apprezzato la personalità con cui si è proposto. Ne gioca quarantacinque.
Sono entrati:
Ghisleni: ripenso a quando lo avevo già visto, ripenso a cosa mi ha mostrato. Maglia numero 24.
Villanova: al muro del pianto, dopo la partita col Teramo, si diceva: oggi è mancato Villanova. Risolti i problemi fisici ha potuto esordire. Maglia numero 27.
Galazzi: cambio naturale di Corbari.
Miceli: quando l’ho visto prendere la responsabilità del rigore, ho abbandonato gli spalti. Non era sfiducia, solo scaramanzia.
Lamesta: entra che è finita. Giusto il tempo per capire che finali già scritti possono essere riscritti.
Mister Manzo: In panca c’era il vice Lunardon, ma rimane il suo Piacenza. Una squadra corale, cui ieri è mancato il cuore. Di buono c’è che il mister è diretto, se qualcosa non funziona evita poetiche giustificazioni.




