
I cancelli sono chiusi. Allo stadio entra solo lo stretto necessario. Sui balconi di via Gorra c’è qualche testolina. Era dalla serie A che non le vedevo. Per la prima volta entro dall’ingresso degli autobus. Del resto è anche la mia prima partita a porte chiuse. Col silenzio degli spalti, ti accorgi di quanto casino fanno i calciatori. Le urla ricalcano le partite amatoriali: “uomo”, “guardami”, “cambia” e poco altro. Solo che gridano tutti insieme e ovviamente non all’unisono.
Teramo gioca con una muta nera, numerazione classica da 1 a 11, senza nomi. Piacenza può sfoggiare la divisa tipo, con la numerazione campionato e i nomi sopra il numero. Mi sforzo di fissare le fisionomie biancorosse: D’Iglio, Babbi, Palma, Visconti, e Vettorel sono le più semplici. Mentre cerco di capire chi è il nostro capitano, il capitano e un suo subalterno la fanno grossa. Teramo ringrazia e segna. Non buttare mai il pallone è bello. Per giocarlo nella propria area, bisogna essere sicuri di non sbagliare. Molto sicuri. Piacenza riprende come se nulla fosse. Le trame ci sono, manca un po’ la precisione di tocco e anche la corsa è inferiore all’immaginata. Normale alla prima uscita. Passa poco, ricaviamo un corner furbo. Sulla parabola curata poteva essere goal col colpo di testa, ma la respinta del portiere è messa dentro di forza da Bruzzone.
Il tempo di inviare un paio di messaggi con la parola pari, che Teramo ripassa. I due a sinistra si fanno lasciare sul posto. Sul radente basso è semplice depositare in rete. Riproviamoci. Lo scivolare del primo tempo verso la pausa, dice che gli avversari sono una buona squadra. Si vede da come spengono ogni nostra possibile replica. Il loro 5 è un portento difensivo. I tre più avanti son della razza che usa il “tu” con la palla. Noi siamo al “voi” al momento. Rispettosi.
Durante l’intervallo recupero la distinta e scambio due parole con Sylla. Due di numero, il telefono lo assorbe. Nella seconda frazione succede poco. Ricordo una bella azione avversaria col tiro a lato, e un nostro bello schema su punizione. Per dirla tutta c’era anche il rigore per noi, ma l’arbitro lo ha sorvolato. A un quarto d’ora dalla fine nel Teramo è entrato Mungo. La prima volta che andai al Siboni, era per vedere Mungo. Aveva 17 anni e faceva il fuoriclasse nel Pro. Le prime volte rompono il ghiaccio, poi è tutta discesa.
Vettorel: cognome da portiere, molto bello con la maglia bianca e i calzoncini rossi. Meno bello quando esce di testa. Maglia n.1 portiere.
Bruzzone: oltre al goal si batte e usa bene entrambi i piedi. Maglia n.5 centrale.
D’Iglio: sembra Sestu da lontano, ma gioca in altro ruolo. Maglia n.6 incontrista basso.
Palma: tocca moltissimi palloni, penso anche quello del primo goal teramano. Maglia n.10, regista basso.
Corbari: il capitano. Maglia n.14, la mia preferita, centrale.
Lamesta: Bravo Davide, esordio senza timori. Maglia n.20 ala.
Babbi: se vede con uno alto come lui, ma quello di spalle è il doppio. Maglia n.21 centravanti.
Siani: il bomber del precampionato non riesce a ripetersi. Maglia n. 23 attaccante.
Galazzi: non lo avevo mai visto, spero di non tirargliela, ma secondo ne gioca altre. Maglia n.25 centrocampista.
Visconti: vorrei cancellasse la sindrome dei piacentini nel Piacenza. Maglia n.30 terzino.
Simonetti: l’ho visto per un tempo, ma ne ha giocati due. L’ho visto andare bene, e anche male. Maglia n.31 terzino.
Sono entrati:
Flores Heatley: maglia n.11 attaccante, bel controllo.
Pedone: maglia n.7, di ruolo pensavo ala, ma ha fatto altro.
Maio: maglia n.9 attaccante, c’era il rigore su di lui.
Battistini: maglia n.13 centrale, elegantissimo in maglia rossa e calzoncini bianchi.




