Per la diocesi il pericolo Islam non esiste: “Solo provocazione che alimenta paure”

0

“Sostenere che sia in corso una “islamizzazione” di Piacenza pare proprio una provocazione volta ad alimentare paure. La realtà è molto più complessa e non può essere svilita con slogan ad effetto”.

Inizia così l’intervento della Diocesi di Piacenza e Bobbio, firmato da Claudio Ferrari, direttore Ufficio diocesano Scuola, Padre Mario Toffari, direttore Ufficio diocesano Migranti, ed Emanuele Vendramini, direttore Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, nel dibattito innescato da un’inchiesta de il Giornale sulle presunte lezioni di Islam in alcuni istituti piacentini, durante le ore di scuola.

Le polemiche che ne sono seguite sono state poi rilanciate dalla consigliera comunale Sara Soresi e dal consigliere regionale Giancarlo Tagliaferri di Fratelli d’Italia.

Di seguito il prosieguo integrale dell’intervento integrale diffuso dalla Diocesi di Piacenza e Bobbio

“Le considerazioni si riferiscono alla  presenza della religione islamica sul territorio piacentino e sulle iniziative di conoscenza del Corano attuate nell’ambito del percorso didattico in alcuni istituti scolastici piacentini. La vicenda era stata sollevata nei giorni scorsi a livello nazionale con iniziative parlamentari di esponenti non piacentini della Lega, che avevano manifestato in maniera polemica la propria contrarietà agli incontri dedicati al Corano nella scuola. Di seguito riportiamo integralmente l’intervento diffuso dalla Diocesi di Piacenza e Bobbio:

Storicamente si sono sviluppate nella nostra realtà settori produttivi che hanno attratto persone, lavoratori che svolgessero mansioni non più “gradite” dai piacentini. Queste persone che contribuiscono al PIL e allo sviluppo economico della nostra provincia hanno evidentemente una storia, una cultura, una lingua, una religione (così come i nostri nonni o parenti che sono andati a lavorare in Belgio, Argentina, Svizzera o Francia), portavano le loro tradizioni e la loro cultura. Se poi l’indagine (o presunta tale) è finalizzata ad individuare il pericolo da cui guardarsi, molto probabilmente non è la presunta islamizzazione la causa dei veri problemi che ci assillano come della qualità dell’aria, dell’emergenza abitativa, della precarietà sempre più diffusa che genera problematiche sociali in un clima di crescente incertezza per il domani. Diciamo che c’è una precarizzazione di Piacenza, questo è il vero tema. Ma se nell’intenzione degli autori c’è una preoccupazione religiosa, che vede nell’Islam (ammesso che ne esista uno solo) un pericolo per i nostri valori cristiani, non da adesso il pericolo è l’abbandono di tanti battezzati dalla fede cristiana e dalla sua visione della vita. Se la tradizione cristiano-cattolica deve essere trasmessa nel suo valore anche socio-politico più che preoccuparsi di eventuali pericoli esterni, ci si deve interrogare su quelli interni. Non è una consolazione se il fenomeno non interessa solo la nostra città e provincia.

Esula dalla nostra conoscenza ogni valutazione di schieramento politico di questa comunità ma quello che registriamo piuttosto sono i segni di questa comunità di voler essere parte del nostro tessuto (partecipazione ai tavoli promossi da varie istituzioni cittadine e disponibilità al dialogo ed all’ascolto). L’annuncio del Vangelo, oggi, ha una sola via: il dialogo, che non è assolutamente concessione a qualsivoglia iniziativa contro le leggi nostro Paese, ma volontà di ricerca di una convivenza pacifica.  Sorprende poi che ci si sorprenda di fronte ad iniziative in ambito scolastico di conoscenza dei loro ambienti e della loro fede. C’è solo un modo per abbattere i pregiudizi ed è quello di una conoscenza cordiale e rispettosa. Le nuove generazioni vivono giornalmente negli ambienti di vita la compresenza di persone di altra cultura e religione. Una situazione che è data e che deve essere vissuta per le opportunità presenti in essa.

Va colto inoltre come un segnale importante che l’iter di riconoscimento dello statuto di Moschea al Centro di via Caorsana si sia concluso con una amministrazione di centro destra: c’è quindi un cammino in atto che, vincendo pregiudizi e paure, costruisce una convivenza all’insegna del rispetto e del dialogo. In questo modo si può sperare di dare vita ad una comunità multietnica, culturale e religiosa. Non significa che non ci siano questioni aperte, problemi normativi e processi di appartenenza da completare. Ma l’intelligente pragmatismo che contraddistingue questa città e questo territorio saprà trovare le strade per far crescere questa città nel confronto, sapendo che gli uni sono necessari agli altri”.

Claudio Ferrari, direttore Ufficio diocesano Scuola

Padre Mario Toffari, direttore Ufficio diocesano Migranti

Emanuele Vendramini, direttore Ufficio diocesano

per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.