Piace: peccato per la rimonta subita, ma è stato un bel vedere

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Devono smettere di farci giocare il sabato sera. Finisce che mangi tardi, ti si pianta tutto sullo stomaco, la notte è un calvario. Ieri ho sognato di essere di fronte a un incappucciato che proponeva: “Sarai un grande centravanti, ma in testa avrai tre neuroni: uno per segnare, uno per esultare, uno per le funzioni fisiologiche.” Accettavo. E diventavo Max Pesenti. Devono smettere di farci giocare il sabato sera. Anche se, dati alla mano, giochiamo meglio. La partita contro Padova ha confermato questa tendenza. Franzini ridisegna la squadra partendo dal centrocampo dell’anno scorso. Il resto lo sistema scegliendo tra gente sana disponibile. Salta fuori una mezzora da fiaba. Mettiamo sotto la fisica capolista proprio sul fisico. Li pressiamo ovunque, li trafiggiamo con Imperiale, li schiacciamo con metodo. Allentare il ritmo della favola, porta i veneti ad alzare il baricentro. Pericoli non creano, quindi andiamo al riposo con certezze importanti. Al rientro l’arbitro vede uno di quei rigori che si danno solo alle capolista in svantaggio. Del Favero neutralizza. Uno che para tutto, non poteva avere quella lacuna. Comunque complimenti al numero sette avversario. Dopo aver fallito la massima punizione, diventa la massima minaccia alla retroguardia piacentina. Dribblomane per grazia divina, guadagna punizioni su punizioni. Da una di queste esce il flipper che porta al pareggio. Qui serve un ragionamento sul direttore di gara. Il calciatore che pareggia, va a provocare la tribuna e prende il giallo. Passa un minuto, lo stesso giocatore colpisce da criminale un nostro. L’arbitro glissa, salvo poi ammonire un nostro per lo stesso crimine. Difformità di peso che, nell’economia di una partita, pesano. Il pari ci sta. Le contendenti alzano gli standard di sicurezza e non succede più nulla. Peccato per la rimonta subita, ma è stato un bel vedere.


Protagonisti
Franzini: gli chiedono perché stiamo facendo male. Il mister è senza voce. La squadra risponde per lui, dando spettacolo. Devono essere soddisfazioni.
Del Favero: niente, sei un campione.
Pergreffi: il capitano sprona i suoi con una prestazione vigorosa. Quel colpo di testa in attacco però sembrava facile.
Milesi: bene in marcatura, meno in impostazione. La bile inghiottita sul pari lo fortifica. Non conoscendo il pregresso, assiste basito alla pagliacciata dell’esultanza.
Borri: la variante nel trittico difensivo ha il numero sei sulla schiena. Mette a frutto l’occasione di stare tra i titolari, convincendo per qualità e attenzione.
Imperiale: era un po’ che girava attorno all’area di rigore avversaria, il goal è il giusto premio. Adesso è il terzino cui concedo più fiducia.
Zappella. Una grande prova, quella che aspettavo. Ho gerarchie fluide, già dalla prossima può riconquistarsi il posto di preferito.
Della Latta: è la chiave tattica della gara. Il Mister lo riporta al centro del campo, lui documenta quanto gli piaccia quella zona.
Nicco: liberato da compiti di pura interdizione, libera i desideri propositivi. Le tre conclusioni meritavano qualcosa in più di quelle “u” lunghe che accompagnano le traiettorie destinate a lato. Si cambia con Bolis che si collega al clima, offrendo dinamismo istantaneo.
Marotta: La garanzia di questo primo scorcio di stagione. E siamo già a un terzo di stagione.
Sestu: il mistico, forse aviatore, inventò la commozione e mise d’accordo tutti. Anche Alessio ci riesce: migliore in campo, unanime plebiscito.
Sylla: per lui sarà sempre dura mettere d’accordo tutti. Ieri sera, contro la miglior difesa del girone, si è sobbarcato il lavoro sporco. Andrebbe tenuto di conto. Si cambia con Paponi, che fa sapere di esserci.


Bobbio è il più bel borgo d’Italia, ma l’icona della bellezza di Piacenza è Pesenti. Se ti mandano via, covi rancori eterni.

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