Parma, Pizzarotti sospeso da Grillo
“Non ho violato le regole. Aspetto scuse”

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Federico Pizzarotti
Federico Pizzarotti

Pizzarotti nel mirino: raggiunto da un avviso di garanzia per abuso d’ufficio e subito sospeso dal Movimento 5 Stelle. Non bastavano le polemiche di fuoco per la sua firma alla legalizzazione della cannabis o per le multe di divieto di sosta annullate agli assessori. Ora, il sindaco di Parma deve affrontare una grana ben maggiore: l’avviso di garanzia sulle nomine per il Teatro Regio e il conseguente rischio di espulsione dal movimento. Federico Pizzarotti e l’assessora alla Cultura Laura Ferraris sono indagati, infatti, per abuso d’ufficio per la  nomina di Anna Maria Meo a direttore generale del Regio di Barbara Minghetti consulente per lo sviluppo e i progetti speciali. Altri tre membri del consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro Regio all’epoca della nomina, nel gennaio 2015, Giuseppe Albenzio, Silvio Grimaldeschi e Marco Alberto Valenti sono stati iscritti nel registro degli indagati per lo stesso reato. Già all’epoca delle nomine vi furono immediate contestazioni seguite, poi, lo scorso autunno, dall’apertura di una inchiesta su quegli incarichi, coordinata dal pm Giuseppe Amara. Ed ora, alla notizia dell’iscrizione sul registro degli indagati del sindaco di Parma, la decisione della sospensione da parte  dal Movimento 5 Stelle, pubblicata direttamente dal blog di Beppe Grillo, a causa di “totale mancanza di trasparenza”. “La trasparenza è il primo dovere degli amministratori e dei portavoce del Movimento 5 Stelle” si legge sul blog. Grillo, riferendosi all’indagine sul Teatro Regio, contesta al sindaco di Parma di aver taciuto l’apertura di un procedimento penale a suo carico, di cui – scrive – “era a conoscenza da mesi” e di essersi rifiutato di inviare copia dell’avviso di garanzia: “Comportamenti in grave contrasto con il dovere di tutti gli eletti sotto il simbolo del M5S di improntare il proprio comportamento ad una leale cooperazione con le iniziative essenziali promosse”. Pizzarotti, dopo un botta e risposta di fuoco via facebook in cui Pizzarotti ribadisce più volte di aver provato a contattare il direttorio, senza successo, pubblicando le foto dei messaggi scambiati con Luigi Di Maio e Roberto Fico,  in una affollata conferenza stampa convocata in Municipio, chiarisce che sulla vicenda relativa alle nomine del Teatro Regio risponderà direttamente al magistrato, con il quale ha già un appuntamento per fornire le risposte di merito: “La giustizia deve fare il suo corso – ha detto – le spettacolarizzazioni  portano solo danno”.
Il primo cittadino ha anche affermato che si sente a buon diritto di rappresentare appieno lo spirito del Movimento, mentre, purtroppo, “c’è chi lo sta danneggiando”. “Io tutti i giorni ci metto la faccia – ha aggiunto Pizzarotti – consapevole che chi governa può anche sbagliare  e che per un’accusa ci vogliono 5 minuti per scrivere un esposto, mentre per la difesa servono mesi, a volte anni. Spero che ci sia un ripensamento e che arrivino delle scuse. Per quello che  mi riguarda resto a disposizione della Magistratura sulla vicenda del Regio e continuo a lavorare nella massima chiarezza e trasparenza per il bene della città, con lo stesso spirito con cui ho cominciato insieme al M5S la mia avventura amministrativa quattro anni fa”.
Fin dalla sua elezione a Parma nel maggio del 2012, per Federico Pizzarotti il tempio della lirica cittadina è stato un nodo cruciale della sua attività amministrativa, un ente da valorizzare ma, prima di tutto, da salvare dai debiti in cui lo avevano lasciato le precedenti amministrazioni di centrodestra. Uno dei primi gesti simbolici del sindaco neoeletto fu, infatti, quello di togliere i biglietti gratuiti agli spettacoli per gli amministratori e i consiglieri, seguito da un piano di risanamento e rilancio per salvarne i conti. La direzione affidata all’inizio a Carlo Fontana e Paolo Arcà, si conclude con le loro dimissioni nell’estate del 2014 che portano poi alle tanto contestate nomine di Anna Maria Meo e Barbara Minghetti e all’indagine per abuso d’ufficio. A settembre 2014 si apre, infatti, il “bando per la ricognizione esplorativa” per l’incarico di direttore generale che si chiude il 4 ottobre con 30 domande arrivate
Una commissione di esperti seleziona una rosa di sette nomi da sottoporre al consiglio di amministrazione: Carmelo Di Gennaro, Angela Spocci, Giuseppe Morassi, Emanuele Masi, Marco Tutino, Alessandro Borchini e Angelo Curtolo. Il 19 gennaio, però, la Fondazione Teatro Regio, seguendo le deliberazioni del cda, fa sapere ai candidati che la “ricognizione esplorativa” si è chiusa senza esito. E una settimana dopo, il cda nomina Anna Maria Meo, fino a quel momento direttrice organizzativa e amministrativa del Teatro Del Carretto di Lucca, e allo stesso tempo dà l’incarico di consulente a Barbara Minghetti, alla guida del Teatro Sociale di Como e presidente dell’Associazione lirica concertistica italiana. Sarà il senatore Pd Giorgio Pagliari a denunciare il caso e a recarsi in procura. La domanda al centro dell’inchiesta è perchè la rosa dei sette venga totalmente scartata dal cda e la scelta ricada sulla Meo, che non figurava tra i candidati. Idem per l’incarico contestuale alla Minghetti. Pizzarotti – che, a caldo, commenta l’avviso di garanzia con un “Sono tranquillo perché è un atto dovuto, che rispetto pienamente. Sarà utile per chiarire la vicenda, con la procura consueto atteggiamento collaborativo” – già lo scorso dicembre precisò che non si trattasse di una un bando di selezione ma solamente di “una manifestazione d’interesse”.

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