PARLIAMONE – Democrazia o tecnocrazia? Segnali ambigui da internet ai tempi di Covid-19

0

di MICAELA GHISONI

Ormai da tempo è tramontato il mito di un Internet libero e condiviso, strumento ideale per realizzare la pace nel mondo; sembra lontano, come scrive Niall Ferguson, il momento in cui“La Silicon Valley aveva promesso che la sua rivoluzione digitale avrebbe rovesciato i dittatori”.

Quasi tutti oggi siamo in grado di percepire l’azione incisiva che la la Rete può esercitare in termini di controllo e repressione delle masse: basti pensare al governo autoritario russo di Vladimir Putin, o, peggio, a quello cinese di Xi Jimping, che con Hong Kong si è giocato la partita non solo sul terreno della repressione fisica del dissenso democratico, ma soprattutto attraverso l’oscuramento dei social-media sovversivi. La stessa Cina che, oscurando i profili dei medici che volevano rendere pubblico il genoma del virus, ha deciso di tenere nascosto il Covid all’inizio del 2019.

Eppure, gli abitanti delle democrazie occidentali, che non hanno a che fare con forme così pesanti e palesi di internet- vigilanza, sul piano delle concrete ripercussioni sociali appaiono scarsamente consapevoli dei subdoli meccanismi di distorsione e controllo- informativo e psico-emotivo-, che si nascondono nella Rete stessa, facendo ombra tra la sua luce. Dinamiche rispetto a cui questa pandemia sembra una buona cartina di tornasole.

Proprio a causa di Covid-19 infatti, Internet e social media hanno assunto un ruolo di assoluto protagonismo nella vita dei cittadini, con unesplosione inedita delle loro applicazioni e della loro diffusione. Didattica, lavoro, affetti, attività ricreative, acquisto di generi alimentari, domande per aiuti economici, donazioni, agenda politica.

E non si può negare la loro preziosa utilità a fronte dell’impossibilità di presenza fisica per il rischio del contagio. Piaccia o no, grazie alla Rete molti sono riusciti a lavorare da casa, anziani e famigliari hanno potuto sentirsi un po’ meno soli, e la scuola, pur con tutte le carenze e le impreparazioni per una didattica da remoto pienamente inclusiva, è riuscita faticosamente a procedere, Niente a che vedere con la ricchezza della didattica in presenza, ma sempre meglio dell’assenza totale.

Occorre però non dimenticare le circostanze particolari in cui si è profilato questo cambio di scena, che ha visto assurgere Internet a gigante invisibile delle nostre viste: un panorama emergenziale ancora pienamente in atto, che ha costretto a un mutamento repentino di prospettiva, comportando un salto tecnologico forzoso per milioni di persone; parte del quale rimarrà in eredità a fine pandemia.

Proprio per evitare che l’eccezionalità del contesto trasformi troppo frettolosamente e superficialmente un cambiamento straordinario in circostanza ordinaria senza averne valutato adeguatamente i pro e i contro, è necessario non sottovalutare alcuni rischi rilevanti che Internet e social media portano con sé, e la pandemia con le sue dinamiche ha evidenziato più marcatamente.

La fluidità comunicativa tipica della Rete, che sembra alimentare agevolmente idee, relazioni, opinioni immediatamente accessibili e attraenti, è solo apparentemente democratica. In realtà corrisponde troppo spesso ad una parcellizzazione cognitiva ed emotiva dell’informazione che è l’esatto contrario del confronto democratico di pensiero. La comunicazione sincopata e ipnotica di post, blog e didascalie produce infatti distorsioni che esasperano posizioni, frammentano e polarizzano le visioni, nutrono scontri amici di potere ed esclusione.

D’altra parte la natura essenzialmente commerciale dei social media non è compatibile con una gestione veramente libera e trasparente dell’informazione. Gli algoritmi e le regole di profilazione degli utenti tipica di internet e social media, determinano fortemente il flusso informativo nel quale ognuno si trova ad agire, limitando considerevolmente l’apertura a pensieri e comportamenti diversi dal proprio; cosi che l’individuo è manipolato, seppur schiamazza, isolato seppur connesso.

Da questi elementi derivano altri pericoli, per cui la pandemia costituisce terreno fertile e abbondante: incertezza e paura del periodo unite all’ utilizzo consistente dei social e alla ricerca ossessiva di notizie, hanno portato ad una proliferazione delle fake news; con effetti a cascata per cui consenso e informazioni si creano non sui fatti, ma per affiliazione e riconoscimento reciproco dei diffusori. Non è un caso che siano aumentati a dismisura teorie del complotto e no- wax; come probabilmente non è aleatorio se la campagna elettorale americana di Trump, sia stata accompagnata da bufale e sensazionalismi su Covid 19.

Preso atto dell’importanza della Rete nella vita di tutti, è urgente trovare una regolamentazione possibile, a tutela della democrazia stressa. Forse dovremmo ascoltare Cass R. Sunstein, professore di Harvard, giurista, per tre anni nello staff del presidente Barack Obama; con il suo :“#Republic.com, la democrazia all’epoca dei social media” ( Il Mulino 2017). Sulla necessità che gli Stati obblighino i colossi del web a regole giuridiche e pratiche per l’incontro di posizioni diverse , con la creazione di spazi web non dominati da algoritmi e chiamati“deliberative domains”, dove gli utenti possano confrontarsi trasformando differenze e antagonismi in crescita costruttiva. Non senza altri luoghi indipendenti in Rete di informazione neutra e qualificata a cui attingere.

Operazioni non facili sul piano politico e tecnologico: ma se non impareremo a gestire la piazza virtuale in modo simile a quella reale, attribuendo un valore gerarchico e etico alle informazioni del web, la democrazia sarà sempre più impoverita e correrà il serio rischio di implodere.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.