
di Elena Caminati – “Lo sviluppo della città è basato sulla cultura, così come quello dell’economia e dell’industria”. Parola di Paolo Rizzi, docente di Economia dell’Università Cattolica di Piacenza e direttore del Lel, il Laboratorio di Economia Locale dell’ateneo piacentino. Siamo partiti dall’analizzare l’impatto che la cultura può avere sul tessuto economico di un territorio, se questa è sapientamente studiata e proposta al pubblico. “Piacenza non è mai stata attrattiva – ha spiegato Rizzi nella lunga intervista a Di Profilo il format prodotto da Zero523 – ma è sempre stata una città d’arte importante con 500/600 mila presenze di turisti all’anno. Finalmente si è capito che l’orientamento deve essere quello di investire su ciò che Piacenza possiede, sul patrimonio culturale esistente; la sua arte, i suoi affreschi, i suoi castelli. Altri territori lo fanno già da anni”. La politica in questo riveste un ruolo importante che, fino ad oggi, ci sembra un poco carente.
Altro esempio è quello di Expo 2015: dopo i sei mesi dell’evento il sistema Piacenza sembra essersi arenato, lo ha confermato anche il direttore di ATS Silvio Ferrari. “Expo è stato per Piacenza un evento unico – ha spiegato il professor Rizzi – i cui risultati immediati non sono stati eclatanti, ma questo vale per tutte le città italiane; i primi dati relativi al turismo in lieve aumento si sono registrati nel 2016. Se Piacenza possiede eccellenze come l’hospice, strutture di accoglienza anziani – bambini, il Musp è frutto di una strategia che si è protratta negli anni e ha dato i suoi frutti. L’errore più clamoroso è abbandonare i cosiddetti piani strategici che volutamente sono fatti a lunga scadenza. Nel nostro caso era Piacenza 2020: i piani vanno aggiornati sviluppandoli in base alla contemporaneità e portati avanti”.
Un altro tema affrontato dal professor Rizzi è la logistica, per cui da mesi si parla di ampliamento. “Sono perplesso – ammette – anche se riconosco che grazie alla logistica oggi lavorano 10 mila persone su Piacenza e provincia, 5 mila solo nel capoluogo. Certo l’impatto ambientale è evidente. E’ il tipico caso di trade off: da una parte lavoro e occupazione, dall’altro occupazione di suolo. Occorre che la politica dia condizioni precise: insediamenti che siano belli, il lavoro e le regole che vengano rispettate e le mansioni che non siano solo di magazzinaggio ma anche intermodalità”.
A pochi mesi dalle elezioni comunali di cosa Piacenza non può più fare a meno? “Certamente di strategie ambientali più sostenibili, in questo manca fortemente; del mantenimento sociale dove il mondo della cooperazione e del volontariato dovranno svolgere un ruolo fondamentale e infine dell’innovazione necessaria per attrarre e mantenere gli investimenti sul nostro territorio”.
L’intervista completa sulla pagina Facebook DiProfiloweb e su www.zerocinque23.com




